Critica
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A centinaia di anni dalla battaglia di Dannoura, i clan dei Genji e degli Heike si fronteggiano di nuovo in una povera città di montagna in cui aleggia la leggenda di un tesoro sepolto. Yoshitsune comanda i suoi Genji vestiti di bianco, mentre Kiyomori capeggia gli Heike, in abiti rossi. Un bandito solitario, oppresso da un carico di ferite emotive e dotato di un incredibile talento, giunge per caso in città. Le aspettative entrano in contrasto quando i personaggi principali si chiedono a quale gruppo si unirà il bandito. Trucchi sleali, tradimenti, desideri e, infine, l’amore, si susseguono caoticamente finché la situazione non esplode in un chiarimento conclusivo.
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di Gian Luigi Rondi - Il Tempo
In concorso un film giapponese, Sukiyaki Western Django di un regista fecondissimo, Takashi Miike, incontrato spesso nei festival, anche qui a Venezia, e conosciuto in qualche occasione nelle nostre sale ...
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- The Los Angeles Times
Cult director Takashi Miike's English-language "Sukiyaki Western Django" has style to burn but self-destructs like a wildfire as it attempts to spoof spaghetti westerns -- a passé endeavor -- and ...
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- The New York Times
“Sukiyaki Western Django,” the latest offering from the protean and prolific Japanese director Takashi Miike, is a feast for genre fetishists, a loving and lurid pastiche of the spaghetti westerns ...
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- La Stampa
Quentin Tarantino, tutto vestito da cowboy con un brutto poncho nocciola, apre la testa d'un serpente, ne estrae il cervello che è un uovo rosso: si chiama Piringo, ha il ...
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Sukiyaki Western Django di Miike Takashi è debole in sé: una simile parodia della parodia (un film giapponese che scimmiotta Sergio Corbucci) poteva essere un evento speciale della retrospettiva sui ...