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Ogro

Critica

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  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • Miglior voto n/a
  • Peggior voto n/a
Titolo (titolo originale)
n/a
Anno Paese
1979 Francia, Italia, Spagna
Uscita al cinema Genere
n/a Drammatico
Regia Sceneggiatura
Gillo Pontecorvo Gillo Pontecorvo, Giorgio Arlorio, Ugo Pirro
Cast Produzione
Ángela Molina, Nicole Garcia, Eusebio Poncela, Féodor Atkine, Gian Maria Volonté, José Sacristán, Saverio Marconi n/a
Distribuzione
n/a

«...Al contrario di quello che succedeva ne La battaglia di Algeri; là tutto era corale, qui tutto nasce all'interno di quattro ritratti singoli. » (G.Pontecorvo in Ogro) I quattro attentatori infatti vengono descritti dal regista intimamente nei loro pensieri e atteggiamenti durante gli otto mesi che precedettero l'attentato: mesi in cui rimasero nascosti a Madrid e dove, tra mille difficoltà, scavarono il lungo tunnel sotto la strada su cui sarebbe passato il successore di Francisco Franco e che, pieno di dinamite, esploderà facendo "volare" l'auto dell'ammiraglio in cima a un palazzo."Ogro", orco era il soprannome dell'ammiraglio Luis Carrero Blanco, designato come presidente del consiglio e probabile successore di Franco, ormai ottantunenne, alla dittatura. Gli indipendentisti dell'ETA avevano dapprima progettato il rapimento del gerarca franchista per ottenerne in cambio la liberazione di un centinaio di prigionieri politici baschi; quando vi fu la sua designazione a presidente del consiglio si decise di eliminarlo.
L'attentato venne affidato a quattro membri dell'ETA di cui Pontecorvo ci racconta la formazione politica e la preparazione dell'attentato attenendosi rigidamente alla verità storica. I quattro educati ai valori degli indipendentisti da preti nazionalisti si erano poi divisi sui metodi per raggiungere la libertà politica.Nel colloquio finale del film si dibatte il tema della violenza politica tra Txabi, che persegue il mito sanguinoso di una perfetta sovranità popolare e che nella Spagna post-franchista continuerà a fare il terrorista in nome della sua fede politica e il suo fraterno amico Ezarra che, pur avendo guidato l'operazione Ogro, crede che la violenza possa essere giustificata solo per opporsi alla violenza della dittatura ma che questa diventa fanatismo quando vi siano gli strumenti politici democratici per combattere, coraggiosamente e pazientemente, per la realizzazione dei propri ideali.