Critica
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In una Palermo periferica, degradata, poetica, grottesca e disperata, fotografata rigorosamente in bianco e nero, si aggira una umanità surreale e viene messa in scena un'anomala "passione di Cristo". Siamo entrati nel singolare mondo dei due filmmaker siciliani Ciprì e Maresco. "Totò che visse due volte", il secondo dei loro lungometraggi, definito scandaloso e provocatorio, osteggiato e censurato, è una delle loro opere più riuscite. Punto di riferimento è senza dubbio Pasolini, quello "fisico" e proletario di "Accattone", ma anche il Pasolini più spirituale e lirico de "Il Vangelo secondo Matteo".
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di Maurizio G. De Bonis - CinemaIt
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Nei suoi primi tre giorni di programmazione, in diciannove piccoli cinema nelle diverse città italiane, Totò che visse due volte di Daniele Ciprì e Franco Maresco ha avuto appena 6422 ...