Critica
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Giocato ovviamente sul doppio senso "Carbonara" come piatto di spaghetti e società segreta massonica, il film mostra subito un’avvenente e apparentemente fredda nobildonna romana (Lucrezia Lante della Rovere, algida e appassionata al contempo, che si esprime in un tagliente romanesco) caduta in disgrazia, occuparsi delle sorti di un carbonaro e preoccuparsi della sua fuga con la complicità di un bandito dal cuore d’oro (Claudio Amendola). La donna gestisce anche una trattoria rinomata per il piatto forte della casa. La carbonara, appunto. In quest’attività si ritrova dopo aver venduto ogni suo bene per riscattare il marito, rapito a scopo di estorsione e mai più tornato. Un giorno lo ritrova nelle vesti di un frate, proprio mentre quest’ultimo tenta di salvare la vita ad un amante della donna. Si scopre che entrambi sono (o sono stati) carbonari, ...
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di Beatrice Manetti - CinemaIt
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