Critica
- Miglior voto 5/5
- Peggior voto 4/5
Walt Kowalski (Clint Eastwood) è un reduce della guerra di Corea, di carattere burbero e spavaldo, prova una grande passione per la propria Ford Torino, modello classico del 1972, custodita in garage. Walt non mostra pudore nel manifestare il proprio sentimento anticoreano, nato durante la sua campagna in Corea, quando vide morire suoi amici per mano dei nemici. A peggiorare la situazione, il quartiere da lui abitato negli ultimi anni è diventato il principale centro suburbano della comunità coreana, e le bande giovanili danno molto fastidio a Walt. Anche se frustrati e maltrattati da Kowalski, i coreani aiuteranno l'uomo a risolvere i problemi personali che tiene con la famiglia, per diventare amici e aiutarlo a ripudiare il razzismo.
Ultime recensioni
mostra tutte-
- Il Sole 24 Ore
In Gran Torino (dal nome di un'auto) Eastwood affronta i temi di vita e morte raccontando la storia di Walt, ex operaio misantropo, segnato dalla guerra in Corea.
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- Corriere della Sera Magazine
In piedi, nella chiesa, accanto alla bara ancora aperta della cara moglie, il vecchio Kowalski guarda i figli e i nipoti poco amati e sente il peso della solitudine. Da ...
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- Il Manifesto
Stranamente dimenticato, la notte degli Oscar, questo potente, commuovente, divertente, ma anche «insostenibile» e (forse troppo duro) film che racconta un'amicizia nei quartieri periferici di Detroit. Quella improbabile e poetica ...
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- La Stampa
Gran Torino, riflessione sui pregiudizi e la redenzione, sulla religione e le minoranze etniche, è raccontato con una classicità perfetta, con una calma e una libertà inaudite e con l'autoironia ...
Recensioni del pubblico
mostra tutte-
di anoni
Un grandissimo film, una storia meravigliosa, scritta benissimo.
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di mathias
Grande Clint. Il concentrato di una straordinaria carriera.
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di chiarula
Un film intenso e veloce, che quando finisce crea quella magia per cui nessuno si alza dalla poltroncina ma sta lì ad ascoltare le note di una bellissima canzone composta ...
Cast
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Quel che ha di geniale questa sinfonietta morale un po’ legnosa, diretta e interpretata da un Eastwood che ricorda un Callaghan in pensione, è di ribaltare la visuale sull’America tribale ...