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Critica

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Una suora che gestisce una scuola cattolica nel Bronx si insospettisce per un presunto caso di pedofilia quando uno dei preti del corpo insegnante inizia a rivolgere particolare attenzione alla vita di uno studente afro-americano. In realtà l'insegnante ha un approccio con gli studenti innovativo ...

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  • Sarebbe facile considerare questo film, tratto da una piacè teatrale dello stesso regista, John Patrick Shanley, come l’ennesima opera di denuncia contro i preti pedofili. Sarebbe sin troppo semplice. E sarebbe sbagliato. Quest’opera non è tanto un film quanto una riflessione decisa sul confine tenue che divide la certezza dal dubbio.

    La trama è quindi solo una scusa per sviluppare questo tema. In una scuola cattolica nel Bronx, quartiere dove è cresciuto l’autore, c’è un prete poco ortodosso, padre Flynn, che si scontra con la madre superiora, sorella Aloysius, donna conservatrice a cui non piacciono le biro, le canzoni di Natale e i cambiamenti. La miccia che accende il confronto tra i due sono i sospetti di una novizia che crede che il prete abbia sedotto un povero bambino afro-americano, bistrattato dagli altri compagni. Qui si fermano le certezze dello spettatore e parte un lunghissimo duello tra i due religiosi con lo scopo di far prevalere la propria verità a scapito di quella dell’altro. Ma chi ha ragione? La suora che si ostina a colpire più convinta da sensazioni personali che da prove tangibili o il prete aperto che, appena colpito, si rifugia nella gerarchia ecclesiastica e richiama l’accusatrice all’obbedienza. Come da titolo non c’è spazio per certezze, nemmeno nel finale. L’autore infatti guida sino all’ultimo lo spettatore a credere sia all’uno che all’altro senza mai mostrare la “vera verità”, se davvero ne esiste una. Alla fine l’unica cosa che rimane, ai protagonisti come agli spettatori, sono tante domande e l’atroce dubbio del titolo. Finale coraggioso per un film, specie dovendosi confrontare con un pubblico sempre più abituato a tutte le spiegazioni e soluzioni possibili. Ma questo è senza dubbio un merito, attribuibile ad una regia semplice , a sprazzi poetica ( la scena delle piume al vento è una bellissima metafora del pettegolezzo), mai esagerata. La fortuna maggiore de “ Il dubbio” sono però gli attori bravissimi che vi recitano. Meryl Streep interpreta con maestria un personaggio deciso e, allo stesso tempo, incredibilmente fragile. Una religiosa disposta a tutto, anche ad allontanarsi dalla chiesa e da ciò che crede, pur di vincere la propria guerra. Si fa fatica credere che sia la stessa attrice che ha ballato e cantato al ritmo degli ABBA questa estate. Anche Philip Seymur Hoffman ci regala un prete all’inizio forte e simpatico che lentamente si evolve in una figura ambigua e ipocrita. Degne di note sono anche la giovane novizia Amy Adams, anche lei come lo spettatore, confusa tra queste due realtà e Viola Adams, la mamma del bambino nero, che, pur in 10 minuti di pellicola, commuove. E’ entusiasmante vedere che tutti e quattro siano stati candidati all’oscar. Peccato che, quasi sicuramente, non li vinceranno. L’unico difetto di quest’opera è forse l’impostazione troppo teatrale che,alle volte, risulta forzata per una pellicola. A questo punto allora sarebbe interessante rivederlo proprio su un palcoscenico, sicuramente l’ambiente dove questo testo ha reso di più.

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    di temistokles

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