Regia: John Patrick Shanley.
Con Amy Adams, Philip Seymour Hoffman, Meryl Streep, Viola Davis, Paulie Litt
Critica
Una suora che gestisce una scuola cattolica nel Bronx si insospettisce per un presunto caso di pedofilia quando uno dei preti del corpo insegnante inizia a rivolgere particolare attenzione alla vita di uno studente afro-americano. In realtà l'insegnante ha un approccio con gli studenti innovativo ...
Recensioni del pubblico
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Sarebbe facile considerare questo film, tratto da una piacè teatrale dello stesso regista, John Patrick Shanley, come l’ennesima opera di denuncia contro i preti pedofili. Sarebbe sin troppo semplice. E sarebbe sbagliato. Quest’opera non è tanto un film quanto una riflessione decisa sul confine tenue che divide la certezza dal dubbio.
La trama è quindi solo una scusa per sviluppare questo tema. In una scuola cattolica nel Bronx, quartiere dove è cresciuto l’autore, c’è un prete poco ortodosso, padre Flynn, che si scontra con la madre superiora, sorella Aloysius, donna conservatrice a cui non piacciono le biro, le canzoni di Natale e i cambiamenti. La miccia che accende il confronto tra i due sono i sospetti di una novizia che crede che il prete abbia sedotto un povero bambino afro-americano, bistrattato dagli altri compagni. Qui si fermano le certezze dello spettatore e parte un lunghissimo duello tra i due religiosi con lo scopo di far prevalere la propria verità a scapito di quella dell’altro. Ma chi ha ragione? La suora che si ostina a colpire più convinta da sensazioni personali che da prove tangibili o il prete aperto che, appena colpito, si rifugia nella gerarchia ecclesiastica e richiama l’accusatrice all’obbedienza. Come da titolo non c’è spazio per certezze, nemmeno nel finale. L’autore infatti guida sino all’ultimo lo spettatore a credere sia all’uno che all’altro senza mai mostrare la “vera verità”, se davvero ne esiste una. Alla fine l’unica cosa che rimane, ai protagonisti come agli spettatori, sono tante domande e l’atroce dubbio del titolo. Finale coraggioso per un film, specie dovendosi confrontare con un pubblico sempre più abituato a tutte le spiegazioni e soluzioni possibili. Ma questo è senza dubbio un merito, attribuibile ad una regia semplice , a sprazzi poetica ( la scena delle piume al vento è una bellissima metafora del pettegolezzo), mai esagerata. La fortuna maggiore de “ Il dubbio” sono però gli attori bravissimi che vi recitano. Meryl Streep interpreta con maestria un personaggio deciso e, allo stesso tempo, incredibilmente fragile. Una religiosa disposta a tutto, anche ad allontanarsi dalla chiesa e da ciò che crede, pur di vincere la propria guerra. Si fa fatica credere che sia la stessa attrice che ha ballato e cantato al ritmo degli ABBA questa estate. Anche Philip Seymur Hoffman ci regala un prete all’inizio forte e simpatico che lentamente si evolve in una figura ambigua e ipocrita. Degne di note sono anche la giovane novizia Amy Adams, anche lei come lo spettatore, confusa tra queste due realtà e Viola Adams, la mamma del bambino nero, che, pur in 10 minuti di pellicola, commuove. E’ entusiasmante vedere che tutti e quattro siano stati candidati all’oscar. Peccato che, quasi sicuramente, non li vinceranno. L’unico difetto di quest’opera è forse l’impostazione troppo teatrale che,alle volte, risulta forzata per una pellicola. A questo punto allora sarebbe interessante rivederlo proprio su un palcoscenico, sicuramente l’ambiente dove questo testo ha reso di più.
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di temistokles