Recensioni del pubblico
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di temistokles
Una delle più grandi differenze tra l’industria cinematografica italiana e quella americana è soprattutto il modo con cui vengono trattate le vite di uomini e donne che hanno fatto la nostra storia. Infatti, mentre in Italia non si fa altro che produrre nel giro di poche settimane decine di fiction, in cui le vite di grandissimi personaggi sono descritte in modo didascalico e monotono, negli Stati Uniti si producono film con la effe maiuscola, capaci di concorrere a premi prestigiosi e a portare decine di spettatori al cinema. Senza volere iniziare una lunga e inconcludente filippica contro i produttori italiani, parliamo dell’ultima opera di Gus Van Sant:Milk. Il film vuole raccontare la vita, l’ascesa politica e la prematura fine di Harvey Milk, primo politico omosessuale dichiarato ad essere eletto ad una carica pubblica. Da un regista attento e impegnato per i diritti dei gay ci si aspetterebbe un’agiografia, un santino squallido in cui è mostrato un eroe senza macchia, alieno ad ogni difetto. E invece, anche grazie ad una bella sceneggiatura, questo non avviene mai. Milk è rappresentato per come era. Un politico furbo, che non disdegna di parlare di voti di scambio, o creare situazioni che gli possano portare vantaggio. Non si vergogna di ipotizzare l’organizzazione di un’enorme rivolta quando il voto (lo storico referendum contro i diritti dei gay) lo stava dando per sconfitto. Milk inoltre è un uomo che ha sacrificato per ben due volte ( anche con conseguenze gravi) l’amore per la carriera politica. Eppure, nonostante questi difetti siano apertamente descritti, la forza positiva di questo personaggio non viene minimante intaccata. Non si può non patteggiare per lui, per la sua battaglia estenuante contro i bigotti e i conservatori. Si rimane affascinati per i suoi discorsi, per la sua voglia di regalare la speranza di essere accettati a milioni di omosessuali, costretti a vivere nell’ombra.
Un film giusto, potente, la cui forza è attribuibile soprattutto ad una regia illuminata e ad attori straordinari. Il regista, Gus Van Sant, gira alcune scene veramente emozionanti ( tutta la prima parte del film è bellissima) ed ha la felice idea di unire fiction e documentario, per non far dimenticare mai allo spettatore che quello che sta raccontando è successo veramente. Ma un capitolo a sé merita la scelta del cast. Se è molto facile elogiare un grandissimo Sean Penn, delicato e deciso allo stesso tempo, è altrettanto lodevole parlare dei suoi comprimari che non si ritrovano mai nella sua ombra. Bravi, dunque, Emile Hirsch come attivista gay, Diego Luna come amante disturbato e Josh Brolin come politico ambiguo e solitario. Su tutti però spicca James Franco, l’amore della vita di Milk, che lentamente sta uscendo dall’armatura del goblin dell’uomo ragno e sta dimostrando di essere un grande interprete.
Un bel film, quindi. Orgogliosamente omosessuale. Dedicato a coloro che, anche nel terzo millenio, credono che dall’essere gay ci si può guarire, come dal raffreddore.
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di Grumvalski
Ascesa e tragica fine di Harvey Milk, storico leader del movimento gay nella San Francisco degli anni settanta.
Gus Van Sant lascia in secondo piano il mondo adolescenziale che aveva contraddistinto tutte le sue precedenti opere (Elephant, Paranoid Park) per concentrarsi su un uomo che, non senza ostracismi, in pochi anni diventò il primo candidato dichiaratamente omosessuale a ricoprire una carica pubblica negli Stati Uniti.
A cambiare non è solo l’oggetto delle attenzioni del regista ma anche lo stile con cui è raccontata la storia. Abbandonati i tempi dilatati, i rallenty, il montaggio di diverse tecniche di ripresa e i lunghi silenzi utilizzati per descrivere il caleidoscopio sentimentale e il mondo apparentemente incomprensibile dei teen ager, Van Sant passa a uno stile lineare, a tratti didascalico.
Visivamente ne esce un film meno innovativo ma forse più idoneo per raccontare le numerose vicissitudini che portarono un uomo e un’intera comunità al riscatto. Immenso Sean Penn (meritatissimo l’oscar) nel ruolo di Milk. Il “duro” di Hollywood conferisce al personaggio tutto il “colore” del mondo gay, senza mai scivolare nella macchietta, ma restituendo tutta l’umanità, il coraggio ed il carisma che gli furono propri.
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di SIMONE
Interessante ... con Penn da Oscar!
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di gigifaggian
direi che si trat di un bel film con una grande interpretazione di Penn. Da solo regge tutta la storia.
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di andy777
molto molto bello, consigliato
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Penn mai sopra le righe...
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di nexusdue