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Critica

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Quarant'anni fa Harriet Vanger è scomparsa da una riunione di famiglia sull'isola abitata dal potente clan dei Vanger, che ne sono anche i proprietari. Benché il corpo della donna non sia mai stato ritrovato, lo zio è convinto che sia stata assassinata e che l'autore ...

Recensioni del pubblico

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  • Dal punto di vista del lato umano tocca molto l'argomento sulla discriminazione femminile......e in particolarela corruzione sessuale per quanto riguarda l'ambito lavorativo..alcune scene spinte portano alla critica dell'oggettività.....a mio parere film da 6 +..non d più

    V.Gardi

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    di Valeboxe
  • Quando ti siedi pensi se il film sarà all'altezza del romanzo meglio partorito della saga incompiuta di Stieg Larsson. Man mano che va avanti trovi somiglianze e differenze, per essere un "film svedese" comunque la sufficienza se la prende.

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    di chiarula
  • Un giallo di regia danese (Arden Oplev), suggestiva ambientazione baltica, tratto da un romanzo svedese di successo internazionale (Stieg Larsson). Interessante l’incipit di questo film che, partendo dalle vite di due personaggi che non hanno nulla a che vedere tra loro (uno un giornalista condannato per diffamazione ai danni di un importante uomo della finanza svedese, l’altra una hacker con problemi mentali derivanti da un’infanzia di violenze subite da parte del padre), snoda un plot imperniato sulla scomparsa negli anni 60’ di una ragazza appartenente a una potentissima famiglia di imprenditori svedesi; ragazza che ora, Enrik Vanger, lo zio oltre che elemento di maggiore spicco della famiglia, vuole trovare con l’aiuto del giornalista allontanato dal Millennium, il giornale per cui lavorava. Se non avete letto il romanzo da cui è tratto il film troverete che la narrazione si dipana per tre quarti del film in modo piuttosto efficiente, i personaggi offrono diversi spunti di interesse, seppur talvolta cadono nello stereotipo; il segreto che scoprono mettendosi sulle tracce della ragazza scomparsa, ovvero l’esistenza di un omicida seriale nella famiglia Vanger, risulta oltretutto non stucchevole, dal momento che l’armamentario da serial killer, regolarmente presente anche in questo film (foto di mutilazioni, referti della polizia, stanze di tortura ecc..), viene palesato solo molto avanti, senza inficiare l’intera pellicola dei soliti clichè del genere. Nel suo ultimo quarto (e non è poco in quanto la durata è di oltre due ore e mezza) invece, il regista comincia a perdere la compattezza del racconto e sente l’esigenza di spiegare troppo con sovrabbondanti flashback, oltre che concludere la storia, che fino ad allora aveva mantenuto un suo baricentro stabile, spezzettandola in piccole isole alla deriva, con i due personaggi principali che, scoperto il male che si celava dietro la scomparsa della nipote di Vanger, riprendono il filo delle loro vite temporaneamente interrotto con cenni di quello che potrebbe essere il loro futuro… magari il sequel….? Non risulta entusiasmante nemmeno l’associazione fin troppo ovvia tra aderenze nazionalsocialiste della famiglia Vanger, e le pratiche di violenza sadica di alcuni suoi membri, mentre è più indovinato invece il personaggio di Lisbeth Salander interpretato da Noomi Rapace, la hacker investigatrice, asociale, introversa, fumatrice incallita, bisessuale e estremamente reattiva che, violentata e abusata sia da piccola che da adulta, trova sempre il modo di farsi giustizia dei suoi carnefici. La fotografia di Eric Cress e Marcos Engman si mantiene su livelli decorosi come anche il commento sonoro che con punteggiature neoclassiche assolve la sua parte, ma il film non esce da una sensazione di mediocrità che, nata nella seconda parte, invade nel ricordo anche il resto del film da cui sembrava nelle premesse di potersi attendere molto di più.

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    di rapezzel71

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