Logo Blogo

Critica

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5

Dalla magia di Walt Disney Pictures e dalla fantasia del visionario regista Tim Burton nasce l'avventura epica in 3D ALICE IN WONDERLAND (Alice nel paese delle Meraviglie), una delle storie più amate di tutti i tempi riproposta in una chiave nuova, magica e fantasiosa. JOHNNY ...

Recensioni del pubblico

Aggiungi la tua recensione
  • di Valentino Cuzzeri
    http://www.fourzine.it/Public/Contents.aspx?ContId=887&Theme=ThemeCinema
    a cura di 4FOUR- www.fourzine.it

    "Per ottenere l'impossibile bisogna credere che sia possibile"
    Tim Burton (come James Cameron) ha fatto di questa affermazione, il prorpio motto.
    Se"tutte le persone migliori sono matte" allora Tim Burton è matto da legare.

    Il “matto” di Burbank rielabora il materiale classico, declinandolo come al solito secondo la sua personale raffinatissima visione estetica Tenta anche di inoculare sottopelle germi della propria poetica, ma si intuisce che il margine di manovra autoriale è molto limitato in questa megaproduzione, concepita soprattutto per strizzare l'occhio al pubblico adolescenziale appassionato di saghe fantasy. Il peccato più grave di Alice in Wonderland è la sceneggiatura dal percorso semplice e lineare (assolutamente non burtoniana), che finisce per normalizzare del tutto la vena irrazionale, eversiva e nonsense alla base delle opere di Carrol, vero e proprio elogio puro e incondizionato della follia.
    Da Alice in Wonderland era legittimo aspettarsi qualcosa di più, o di diverso, il nuovo lavoro di Burton appare timido come un’opera coscientemente compromissoria di un regista in grado di affermare il proprio essere autore nei dettagli e nelle pieghe di un racconto che fa il suo nel rispetto delle esigenze di una committenza.
    Da sempre infatti il talento visionario del regista di Burbank era ritenuto tra i più adatti per una nuova traduzione in immagini delle storie di Carroll, e la sua sensibilità dark e gotica, ma al tempo stesso ironica e vitale, come l’accordatura ideale per cogliere tutti i toni dei romanzi.

    Colleen Atwood, due volte premio Oscar, ricrea l'estetica del mondo di Carroll in maniera esemplare, realistica e al contempo eclettica e geniale, ricca di guizzi stilistici e richiami alla psicologia dei personaggi, con tocchi di classe quasi invisibili eppure tangibili nel risultato finale.
    Danny Elfman firma una colonna sonora il cui marchio personale è inconfondibile, e seppur non ricca di pezzi di particolar spicco, accompagna con precisione i vari momenti e aspetti della pellicola. Ma è come il tutto si intona con la visione burtoniana della storia che ha, in sé, del meraviglioso: assolutamente niente è fuori posto, se non nei limiti della stramberia insita nel Sottomondo.

    Che dire poi di Depp, che dovunque mette mano riesce bene...eIl sodalizio con Burton è più forte che mai, e forte della sua innata bravura, Depp pennella un personaggio a tratti triste e malinconico, perso, o ...matto come un cappellaio, a tratti esuberante, attivo, trascinante.


    La vicenda in sé è un classico “viaggio dell'eroe”, eppure combinando la freschezza visiva dell'operato di Burton con le fascinazioni e le incantevoli tematiche di Carroll non si ha mai l'impressione del “già visto” grazie ad un eccellente comparto tecnico
    .
    L’Alice di Burton torna nel paese dove era stata bambina per sancire il passaggio ad una maturità che è fisica oltre che psicologica e morale: e non a caso, al suo passaggio, scatena pulsioni più o meno evidenti, accompagnata a distanza dallo sguardo di un Brucaliffo evolverà con lei.
    Il suo mondo immaginario si è modellato in maniera da risultare più consono ai turbamenti oscuri dell'età adolescenziale. Il Wonderland della spensieratezza infantile si è tramutato, infatti, nel minaccioso Underland, il Sottomondo dove impazza lo scontro tra la splendidamente folle Regina rossa (Helena Bonham Carter) e la sua virginale sorella Regina bianca (Anne Hathaway).
    E, altrettanto non a caso, Alice termina il suo viaggio in quei luoghi e nella vita vera con un ennesimo e definitivo cambio d’abito che è chiara affermazione di un superamento di convenzioni di genere e, quindi, di comportamento, sociali e relazionali.

    Ecco perchè dopo un inzio fantastico, che entra di diritto tra le cose migliori che Tim Burton abbia mai girato, il resto del film è una continua delusione. La parte nel paese delle meraviglie è un percorso verso il conformismo di un personaggio ritenuto matto che, come in un film fantasy, subisce una profezia ha una spada, nemici mitologici e tutti gli ingredienti Tolkiani di genere.

    Sarà stata l’attesa, o il vociare di tutti questi anni, ma Alice in Wonderland, risulta un “quasi affatto” tentativo Burtoniano di cimentarsi realmente con l’opera di Carroll. Visivamente forte, stilisticamente freek, contenutisticamente banale e prevedibile, due aggettivi che poche volte troviamo nella filmografia del genio di Burbank.

    • 1
    • 2
    • 3
    • 4
    • 5
    di 4fourzine

Aggiungi la tua recensione

Devi eseguire la login per fare questa operazione