Logo Blogo
quinonsiparladicinema
Nome
n/a
Numero di recensioni Iscritto da
2 2 anni, 6 mesi

Recensioni

  • Up!


    Ho visto Up,
    ed era la prima volta nella mia vita che vedevo un film in 3D. Quindi non voglio essere troppo assertiva e perentoria nel mio giudizio sul film.

    Il 3D è la cosa che mi è piaciuta di più di tutto il film che di per sé non mi è piaciuto tantissimissimo. Però il 3D mi ha fatto rotolare la mandibola per terra dallo stupore. Certamente la tecnica è ancora in suscettibile di grandi miglioramenti, ma gente… spettacolare.

    La cosa più bella è che i campi lunghi sembravano il pavimento di giocattoli su cui giocano i bambini.
    E non solo: sembrava perfino di guardare con gli occhi di un bambino il proprio pavimento di giochi.
    Lo schermo era insomma la proiezione della fantasia dei bambini quando giocano, quando nei loro occhi non esiste nient’altro che il mondo della loro immaginazione.
    E io ho pensato che deve essere terribilmente struggente per un bambino di oggi vedere la propria immaginazione fuori da sé e proiettata su uno schermo cinematografico: deve essere struggente perché nessuna realtà e nessun giocattolo sarà più vivo di quello che si è visto sullo schermo.

    Cmq, tornando a noi, bisogna dire che la Pixar ha fatto un utilizzo abbastanza maturo del 3D. Invece di scegliere la spettacolarità e far volare oggetti virtuali tra le poltrone degli spettatori, la casa di animazione statunitense ha preferito utilizzare il campo tridimensionale in modo più mirato.
    In quanto mondo dell’immaginazione, per esempio, Up raramente usciva dallo schermo; chiamava piuttosto noi ad entrarci: lavorando più sulla profondità di campo che sull’abbattimento della quarta parete, ci invitava ad abbandonare il nostro essere concretamente seduti in poltrona per entrare nel mondo fantastico, dove possono succedere cose assurde come volare via con i palloncini, incontrare uno struzzo in technicolor e così via.

    C’è infatti una certa coerenza tra il pavimento di giocattoli messo in scena e la follia galoppante e quasi onirica della storia raccontata.
    E in questa coerenza devo dire che ravviso un lieve asservimento dell’oggetto al mezzo (il 3D, appunto). Ed è per questo che alla fine Up non mi è piaciuto tantissimissimo.

    Va beh.
    Comunque ho anche avuto l’impressione che qui ormai non si torna più indietro.
    Il 3D mi ha dato la sensazione di essere una di quelle innovazioni che ti entrano sottopelle e di cui non puoi più fare a meno.
    E quindi ho idea che il 3D sarà un’altra grande cesura nella storia del cinema, come è stato l’audio, il colore, il cinemascope etc.

    Chiaramente bisognerà aspettare Avatar per fare delle previsioni serie, ma secondo me il fatto che James Cameron ci si è buttato vuol dire che il risultato è garantito.

    http://www.quinonsiparladicinema.splinder.com/

    • 1
    • 2
    • 3
    • 4
    • 5
  • Bastardi senza gloria


    Credo che Inglorious Bastards sia uno di quei film destinati a diventare un caposaldo fondamentale del percorso del cinema.
    C’è dentro, infatti, un discorso teorico sul cinema, sul senso del vedere, sul rapporto tra realtà e visione e infine sul senso del nostro essere dentro alla realtà che è profondissimo.

    Innanzitutto il film è: Tarantino che si scontra con la realtà. Tarantino, regista da sempre ha come priorità assoluta il cinema e solo il cinema, qui sceglie di scontrarsi con la realtà, perché decide di fare il remake di un film storico in cui si racconta di un fatto veramente avvenuto.
    E ovviamente se Tarantino si scontra con la realtà, a vincere non può che essere Tarantino.

    Il senso iniziale del film è il tripudio della visione, perché si racconta di come la visione perturba e domina la realtà. Ovvero è il principio, non troppo originale, che una nuova visione crea un nuovo fatto. Tarantino usa una nuova visione e quindi è costretto perfino a cambiare la Storia.

    La visione nuova attraverso cui Tarantino guarda la realtà è presente in modo potente fin dall’inizio, ovvero dalla scena nella campagna francese, in cui il nazista va dal contadino a indagare se sta nascondendo degli ebrei. Una scena che più classica non si può, una scena da John Ford. Assolutamente classica, e oltretutto Tarantino la fa con una pulizia di stile pressoché sublime. Uno stupendo omaggio al classico, è quella scena.

    Però, nonostante questa classicità esagerata, in realtà c’è anche la sensazione di un qualcosa di mai visto. Quella scena è una roba che te la mangi con gli occhi, una sensibilità profondamente moderna, e che assomiglia tantissimo alla scena in cui Uma Thurman comincia a muovere le dita dei piedi in macchina, in Kill Bill Vol. 1. Qualcosa di totalmente incontaminato e albeggiante e, appunto, assolutamente nuovo.
    Con queste premesse, dunque, il film di guerra non può che finire con la morte dei nazisti incendiati in un cinema.

    Ma da qui il discorso smette anche di essere autoreferenzialmente teorico, per diventare vita e assumere un valore anche rispetto al momento storico che stiamo vivendo. Il valore consiste nel fatto che il messaggio è fortemente positivo perché fondamentalmente quello che Tarantino dice è che cambiare la realtà è possibile, se cambiamo lo sguardo.

    Per me questo è supercinema.

    http://www.quinonsiparladicinema.splinder.com/

    • 1
    • 2
    • 3
    • 4
    • 5