Anna Magnani: Il cuore di seta dietro la voce di Roma

Se si dice Anna Magnani si va immediatamente con il pensiero al suo sorriso contagioso, ai suoi occhi scuri e profondi, alla voce roca e decisa, a quell’animo tagliente e feroce

Come tutte le persone munite di una corazza tanto importante, scavando a fondo ci si ritrovava a conoscere il lato più umano, morbido e sensibile, una versione che Nannarella mostrava solo a pochi intimi, gli amici di sempre, che la andavano a trovare a Palazzo Altieri e gli animali, il suo vero grande amore.

Primo piano di Anna Magnani
Anna Magnani: Il cuore di seta dietro la voce di Roma (foto screen YouTube) – Cinema.it

Anna Magnani per tutta la vita ha interpretato magistralmente il ruolo della popolana. I suoi personaggi dovevano mostrare in modo viscerale quanto fossero veraci, senza filtri e mezze misure. Dei ruoli, in realtà, in netto contrasto con quello che era la Magnani nel suo intimo: una persona fragile, che soffriva di solitudine e la notte passeggiava tra le strade di Roma per sfamare i gatti di Largo Argentina.

Anna Magnani compie gli anni: il ricordo di un’anima libera

Il 7 marzo 1908 nasceva a Roma Anna Magnani, una di quelle figure artistiche che non importa da quanto ci abbia lasciato, il suo ricordo è ancora talmente forte che è come se fosse qui con noi. Pensare a lei che passeggia per le strade di Roma, accompagnata da Franco Zeffirelli nelle sue camminate, silenziosa, con in sottofondo solo il frinire dei grilli in una calda nottata romana, cozza un po’ con la Magnani sul grande schermo, così dirompente. Di lei si diceva spesso che la si amava perché quello che era sul palco e sul set era anche nella vita reale, in realtà non era proprio così. Anzi, lei stessa aveva dichiarato:“Io sono diventata un’attrice per avere una carezza in più”. Segno che dietro al suo carattere prorompente si nascondeva un’anima delicata e fragile.

La romana per eccellenza, che quando andò negli Stati Uniti nel 1955 per girare ‘La Rosa tatuata’, rimase 5 mesi lontana da Roma e al ritorno era desiderosa solo di vedere i tetti bassi e le chiese. Proprio lei di cui si era millantata una nascita ad Alessandria d’Egitto, sono memorabili le interviste in cui si indigna e replica: “Non so chi abbia messo in giro questa voce, io sono nata a Roma, so anche dove: a Porta Pia”. Quasi a sfregio qualcuno aveva cercato di sporcare il suo atto di nascita, fallendo miseramente: nessuno era più romano di lei.

Anna Magnani sdraiata con le braccia dietro la testa
Anna Magnani compie gli anni: il ricordo di un’anima libera (foto screen YouTube) – Cinema.it

Interpretava la popolana senza arte ne parte ma aveva frequentato il Liceo Musicale di Santa Cecilia a Roma prima di passare all’Accademia d’Arte Drammatica. Era una pianista eccellente e amava la musica classica. La sera, nella sua casa a Palazzo Altieri, non c’erano schiamazzi, ma il suono di Chopin o dei classici russi.

Parlava un francese perfetto e leggeva voracemente. Era innamorata degli animali, spesso interrompeva le conversazioni più importanti o i provini se vedeva un animale in difficoltà. Aveva un legame così forte con loro che sosteneva di capirli meglio degli esseri umani: “Gli animali non ti tradiscono mai”, diceva spesso.

La sua casa era un rifugio. Anna soffriva di una solitudine cronica, che lei stessa definiva “una malattia necessaria”. Si dice che uscisse di notte, avvolta in grandi scialli scuri, per andare a nutrire i gatti di Largo Argentina. Diceva che gli animali erano gli unici a non chiederle nulla in cambio, a differenza degli uomini che spesso l’avevano tradita o usata per la sua fama. In loro trovava una purezza che non vedeva più nel mondo del cinema.

Primo piano in bianco e nero di Anna Magnani
Eterna Anna Magnani (foto Ansa) – Cinema.it

Lei che passeggia di notte per le vie della Città Eterna, ricorda invevitabilmente quell’ultimo, crepuscolare frammento di ‘Roma’ (1972) con Federico Fellini che compie un gesto di pietà artistica, consegnandoci l’essenza più nuda di Anna Magnani. Mentre la cinepresa la segue fin sulla soglia di Palazzo Altieri, svanisce la “Nannarella” impetuosa delle borgate per lasciare spazio alla donna reale: una figura solitaria, avvolta dal silenzio di una notte che le somiglia. Il suo congedo, quel “Va’ a dormire, Federì”, non è una battuta di sceneggiatura, ma il fiero rifiuto di una diva che non vuole più essere un simbolo.

In quel sorriso stanco e in quegli occhi carichi di una colta malinconia, Fellini riesce a catturare l’unica immagine autentica della Magnani fuori dal mito: una regina stanca che depone la maschera, pronta a rientrare nel suo rifugio fatto di musica, gatti e quella solitudine che era la sua forma più alta di libertà.

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