Non facciamoci deviare dal Method Marketing, ultimamente è diventato praticamente la consuetudine e spesso non si riesce a distinguere la realtà dalla finzione
Di cosa si tratta in primis. Succede quando sta per uscire un film e per promuoverlo gli attori non solo mantengono il loro ruolo anche fuori dal set, con il loro modo di fare e di vestire, i comportamenti, ma a volte instaurano anche ‘finte relazioni’, questo in genere quando il film in questione parla di una relazione passionale nel film.

La possiamo considerare una presa in giro? In fin dei conti sono degli attori e mantengono semplicemente il ruolo. Peccato perché uno si aspetta che il personaggio sia solo sul set e che dovrebbe rimanere lì,. E no, non stiamo parlando di chi ha difficoltà ad uscire dal personaggio, anche se pure in questo caso, parlarne in modo estenuante spesso è proprio un metodo di marketing per far capire quanto è stato intenso il film. Questa condizione di marketing esteso per alcuni è diventata un po’ stancante.
Marketing prima dell’uscita di un film: quando gli attori fingono relazioni, comportamenti e modi di essere
“Method Marketing” o “Immersive Promo”. Non si tratta solo di promuovere un film, ma di trasformare il “press tour” in un’estensione del film stesso, sfumando i confini tra realtà e finzione per generare hype sui social. Tanto per capirci citiamo alcuni casi recenti, ad esempio quello di Austin Butler nel film ‘Elvis’.
Per promuovere il film, Austin Butler ha mantenuto l’accento del re del rock per quasi due anni, anche durante le interviste private e i discorsi di premiazione (come ai Golden Globe). Il pubblico era diviso tra chi lo trovava ridicolo e chi ne era affascinato. Questo ha creato una discussione costante sul film. Butler ha poi ammesso di aver dovuto assumere un “coach vocale” per smettere di parlare come Elvis dopo la fine della promozione.

Un altro caso di ‘finto accento’ fu quello di Lady Gaga per ‘House of Gucci’, la cantante / attrice non ha mai abbandonato l’accento italo-americano di Patrizia Reggiani. Gaga ha dichiarato di aver vissuto come Patrizia per nove mesi, parlando con quell’accento anche fuori dal set e durante i primi mesi di interviste, arrivando a dire di aver avuto “difficoltà psicologiche” a staccarsi dal personaggio. Il marketing ha puntato tutto su questa “ossessione” per vendere l’intensità della sua performance.
Veniamo al marketing della ‘chimica’ un caso che sta accadendo anche in queste ultime settimane.. Durante la promozione della commedia romantica Tutti tranne te, i due attori Glen Powell e Sydney Sweeney, sono stati visti scambiarsi sguardi complici, postare foto affettuose e comportarsi come se fossero davvero innamorati, nonostante lui fosse impegnato (la sua relazione finì proprio durante quel periodo). Dopo che il film ha incassato cifre record, Glen Powell ha ammesso apertamente: “Abbiamo dato al pubblico quello che voleva vedere. Fa parte del gioco della promozione”. È stato un caso da manuale di come simulare una connessione reale per vendere un film d’amore.
Una situazione che stiamo vedendo anche in queste settimane in occasione dell’uscita del film ‘Cime Tempestose’ con protagonisti Jacob Elordi e Margot Robbie. I due già da qualche tempo hanno iniziato a parlare del loro rapporto come se fossero reciprocamente ossessionati l’uno dall’altra. Indossano anelli gemelli e rilasciano interviste dove raccontano tutti i gesti che compiono.

Nei video si scambiano sguardi complici e fanno bene attenzione ad essere ripresi mentre questo avviene. Palesemente una situazione creata in modo studiato per esaltare ulteriormente il loro rapporto nel film, che è una storia passionale e tormentata, appunto.
Jared Leto è il re del method acting portato all’estremo del marketing. Durante la pre-produzione e la promozione di ‘Suicide Squad’, sono trapelate notizie di lui che inviava regali inquietanti ai colleghi (topi vivi a Margot Robbie, proiettili a Will Smith, maiali morti sul set). Creare un’aura di “pericolo” e imprevedibilità intorno al suo Joker. Sebbene molti di questi racconti siano stati poi ridimensionati o smentiti, all’epoca sono stati il motore principale della campagna pubblicitaria.

Anche se non cambia personalità, Zendaya (insieme allo stylist Law Roach) ha rivoluzionato il marketing con il Method Dressing. Per Dune, si vestiva solo con abiti che sembravano provenire dal deserto di Arrakis; per Challengers, ogni suo outfit (comprese le scarpe con la pallina da tennis nel tacco) era un riferimento diretto al mondo del tennis. Questo spinge i fan a vedere l’attore come il personaggio h24.
Dal canto suo Timothée Chalamet per ‘Marty Supreme’ ha cambiato atteggiamento e anche al di fuori del set ha rilasciato interviste in cui ha mostrato di avere un atteggiamento molto simile a quello del personaggio, spavaldo e un po’ arrogantello, come quando ha spiegato di aver sempre fatto solo “roba di prim’ordine”.
Il Method Marketing della vecchia Hollywood era ancora più estremo
Negli anni ’50, l’omosessualità era un tabù assoluto che avrebbe distrutto la carriera di qualunque divo. Per proteggere l’immagine di “sex symbol maschile”, gli studi organizzavano matrimoni combinati tra attori gay e segretarie o attrici sotto contratto. Quando la rivista scandalistica Confidential minacciò di rivelare la sua omosessualità, il suo agente Henry Willson e la MGM organizzarono in fretta e furia il matrimonio con la sua segretaria, Phyllis Gates. L’intero “corteggiamento” fu documentato con foto costruite a tavolino per i fan.
Altro caso eclatante ed estremo quello tra Judy Garland e Mickey Rooney. Lo studio voleva che il pubblico credesse che la chimica tra i due fosse reale anche fuori dal set. Erano obbligati a presentarsi insieme a tutte le anteprime e a farsi fotografare durante “appuntamenti” ai parchi divertimenti o alle gelaterie. In realtà, erano come fratello e sorella, e Judy soffriva molto perché questo marketing le impediva di uscire con le persone che amava davvero.

Joan Crawford è stata la pioniera del marketing personale. Sapeva che per restare una stella doveva essere “Joan Crawford” 24 ore su 24. Si rifiutava di essere vista in pubblico senza un trucco perfetto e abiti di alta moda, anche solo per andare a comprare il giornale. Rispondeva personalmente a migliaia di lettere dei fan ogni settimana e inviava loro cartoline con foto della sua casa, costruendo l’illusione di una vicinanza che oggi gli attori cercano di ricreare su Instagram.
Il regista Josef von Sternberg “creò” letteralmente Marlene Dietrich per promuovere film come ‘L’angelo azzurro’. L’estetica forzata: Le impose di perdere molto peso, le fece estrarre i molari per accentuare l’incavo delle guance e studiò un’illuminazione particolare che la rendesse quasi sovrannaturale. Dietrich doveva parlare poco e apparire distaccata nelle apparizioni pubbliche per alimentare l’aura di “donna del mistero”. Non era una scelta dell’attrice, ma una strategia di marketing per differenziarla dalle attrici americane più solari.

Quando Lauren Bacall debuttò in ‘Acque del Sud’ accanto a Humphrey Bogart, era terrorizzata. Per nascondere il tremore del mento dovuto al nervosismo, inclinava la testa verso il basso e guardava l’interlocutore dal basso verso l’alto. Lo studio notò che quella posa era incredibilmente sensuale e la chiamò ufficialmente “The Look”. Obbligarono la Bacall a mantenere quella postura in ogni fotografia promozionale e apparizione pubblica per anni, trasformando un tic dovuto all’ansia in un marchio di fabbrica globale.
Il caso più tragico di Method Marketing della storia del cinema
Il caso di Bela Lugosi è uno dei più affascinanti e, col senno di poi, tragici esempi di “Method Marketing” della storia del cinema. Se oggi gli attori scelgono di restare nel personaggio per qualche mese di promozione, per Lugosi il personaggio di Dracula divenne una prigione psicologica e d’immagine da cui non uscì mai più. Quando la Universal promosse il film Dracula nel 1931, decise di puntare tutto sull’origine misteriosa di Lugosi.
L’attore veniva presentato come un enigmatico aristocratico europeo che non parlava bene l’inglese (il che era in parte vero, poiché Lugosi all’inizio imparava le battute foneticamente). Lo studio alimentava voci secondo cui Lugosi dormiva davvero in una bara e che possedesse poteri ipnotici reali, simili a quelli del suo personaggio. Lugosi iniziò a presentarsi alle interviste e agli eventi pubblici avvolto nel suo mantello nero, mantenendo lo sguardo fisso e penetrante che usava sullo schermo. Per preservare l’aura di terrore e mistero, la Universal scoraggiava Lugosi dal farsi fotografare in contesti domestici o allegri.
Mentre altre star venivano mostrate mentre giocavano a tennis o cucinavano, Lugosi doveva essere visto solo in ambienti gotici, con luci soffuse e ombre lunghe. Questa “immersione totale” serviva a far credere al pubblico che fosse Dracula, non un attore che lo interpretava. Bela Lugosi morì nel 1956, povero e quasi dimenticato, dopo anni di dipendenza da morfina. Per sua volontà espressa (sostenuta dalla moglie e dal figlio), fu sepolto con il suo costume completo da Dracula, incluso l’iconico mantello nero foderato di seta rossa.
Nella vecchia Hollywood, il cambio di personalità era imposto per contratto e durava per tutta la carriera (o finché lo studio non decideva diversamente). Oggi, attori come Chalamet o Robbie lo fanno in modo più strategico e temporaneo, legato al singolo “prodotto” film, per dominare il ciclo delle notizie sui social media.





