Siamo abituati a immaginare Audrey Hepburn in ruoli leggeri, come ‘Vacanze Romane’ o ‘Colazione da Tiffany’, per questo il thriller di cui vi stiamo per parlare fece notizia all’epoca e rimane ancora oggi un capolavoro di tensione
Si tratta di un film di suspense sapientemente costruito, che stringe abilmente i fili fino al suo terrificante climax. Avrebbe meritato diversi riconoscimenti, in compenso Audrey Hebpurn per questa performance ricevette la nomination come miglior attrice protagonista.
La pellicola in questione, lo avrete capito tutti, è ‘Gli occhi della notte’, del 1967, diretto da Terence Young, tratto dal grande successo teatrale di Frederick Knott.
Audrey Hepburn ha un ruolo molto difficile in questo film, è una donna non vedente e viene terrorizzata nel suo appartamento da tre criminali alla ricerca di una bambola imbottita di sostanza stupefacente. Sola e manipolata, Susy (il personaggio di Audrey) sfrutta l’oscurità a suo vantaggio per difendersi dal pericoloso Roat. Una della circostanze più complesse per un attore è proprio quella di dover recitare una condizione particolare come questa. La Hepburn non voleva limitarsi a fingere, per prepararsi alla parte frequentò la Lighthouse for the Blind di New York, dove imparò a leggere il Braille e a muoversi usando solo i sensi.
Durante le riprese indossò delle lenti a contatto speciali che le rendevano la vista molto sfocata, per aiutarla a mantenere quello sguardo fisso e non reattivo tipico di chi ha perso la vista da poco. La stessa Audrey ammise che fu il ruolo più difficile della sua carriera, sia psicologicamente che fisicamente, a causa dello stato di costante terrore che doveva mantenere sul set.
Oltretutto la Hepburn dovette affrontare un momento personale molto difficile, la fine del suo matrimonio con Mel Ferrer. Sebbene i due lavorassero insieme, il clima sul set era tesissimo. Il matrimonio era ormai al capolinea e le riprese furono segnate dai loro litigi. Si separarono poco dopo la fine del film. Audrey dichiarò in seguito che quel set fu uno dei periodi più tristi della sua vita personale, nonostante il successo professionale.
Non fu complicato solo per Audrey ma anche per Alan Arkin che interpretava lo spietato e sadico Roat. Nella realtà l’attore venerava letteralmente la Hepburn e faceva molta fatica a girare le scene in cui doveva minacciarla o trattarla male. Dopo ogni ciak andava da lei a scusarsi. Nonostante la sua gentilezza, la sua interpretazione fu così inquietante che Roat è ancora oggi inserito in molte classifiche dei cattivi più spaventosi della storia del cinema.
Senza fare troppi spoiler (ma il film è del ’67!), la scena del balzo finale di Roat è considerata uno dei primi e più efficaci “jump scare” della storia del cinema. Durante le prime proiezioni, si dice che gli spettatori saltassero letteralmente sulla sedia, urlando per lo spavento. Anche il celebre scrittore Stephen King ha citato questa scena come una delle più terrificanti che abbia mai visto.
Il regista Terence Young e la produzione fecero una richiesta senza precedenti ai proprietari dei cinema. Durante l’ultimo quarto d’ora del film, per aumentare la tensione, le luci nelle sale dovevano essere completamente spente, comprese quelle di emergenza (laddove possibile) e quelle dei corridoi.
Questo serviva a far immedesimare il pubblico con la protagonista Susy, che da cieca cerca di combattere il suo aggressore spegnendo tutte le luci della casa per metterlo in svantaggio. Il buio in sala rendeva l’esperienza quasi interattiva.
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