‘Hamnet’ la potenza della figura femminile al centro del film

‘Hamnet’ di Chloé Zhao è uscito nelle sale cinematografiche da alcuni giorni e il suo punto di vista è essenzialmente un omaggio alla forza della donna e a quello che doveva e deve vivere e affrontare nel corso della sua esistenza.

Agnes e William sono due giovani qualunque nell’Inghilterra del 1600, si conoscono mentre si trovano in campagna, l’uno ad insegnare l’altra a vivere con la sua famiglia. Lei è una figlia della natura, dorme tra le radici di un albero e ha come amico un nobile falco.

Jessy Buckley è Agnes in 'Hamnet' ed è arrotolata nelle radici di un albero
‘Hamnet’ la potenza della figura femminile al centro del film (foto screen YouTube trailer) – Cinema.it

Agnes ha uno sguardo intenso, figlio di quella natura che ama e che rispetta, in sintonia con le erbe, con gli animali e con ogni sfumatura e mutazione climatica. È in piena simbiosi con quel mondo e non cerca turbamenti ma incontra William ed è l’uragano della sua vita, l’uomo che viene a turbare ogni sua certezza.

‘Hamnet’ è la forza della donna a fare la differenza

Agnes e William si sposano e, come nelle migliori tradizioni, mettono su famiglia. Se non fossimo consapevoli dal titolo che si tratta di un aneddoto legato a William Shakespeare ce ne accorgeremmo a stento che il film riguarda in qualche modo il Bardo. Il focus del film è l’energia femminile sprigionata in ogni sfumatura.

Agnes è figlia di una donna perita per parto, adottata da un’altra che non la ama, con un padre debole e troppo fragile per crescerla, sostituisce la madre e come da tradizione non la rimpiazza con una figura tenera e amorevole. Quando entra nella vita di Will (come lo chiama lei) il rapporto con la suocera non è dei più affettuosi, anche se poi a unirle è la forza che ogni donna deve trovare dentro di sé per affrontare i momenti duri e le tragedie.

Jessie Buckley e Paul Mescal nei panni di Agnes e William in 'Hamnet'. Si guardano negli occhi mentre lui tocca il viso a lei.
‘Hamnet’ è la forza della donna a fare la differenza (foto screen YouTube trailer) – Cinema.it

Agnes ha dei caposaldi solidi e irremovibili: le sue erbe, l’Artemisia, il ricordo della madre, l’amore per i suoi figli, il suo orecchio sulla natura e sulle variazioni che determinano ogni decisione che prende e soprattutto il fatto che questa li avrebbe protetti dal male che giace nelle grandi città. Eppure viene tradita, non sente chiaramente quello che sta per accadere, accecata dal desiderio di tutelare la figlia Judith, nata fragile e quasi morta. L’amore e la devozione nei confronti della piccola non le fanno vedere il pericolo che incombe sul figlio maschio.

Il mondo tutto femminile che William Shakespeare comprende a stento

È un mondo femminile quello di ‘Hamnet’, dalla madre di Agnes, alla matrigna, passando per lei, poi per la suocera, quindi per la figlia Judith, per la natura, considerata la madre per eccellenza e infine la nera signora, la morte. Dominano per tutto il film mostrando al tempo stesso amore, insegnamento e intransigenza. Un mondo che William Shakespeare cerca di capire e in cui tenta di inserirsi ma senza grande successo, un mondo che essendo uomo gli è in parte negato, malgrado gli sforzi ci sono messaggi che lui non può proprio sentire, è sordo a determinate sfumature, udibili solo a chi è allenato, come Agnes.

Jessie Buckley nei panni di Agnes in una scena del film 'Hamnet' con in braccio un neonato
‘Hamnet’ la potenza della figura femminile al centro del film (foto screen YouTube trailer) – Cinema.it

La tragedia che devasta la famiglia spezza in due Agnes, distrugge le sue certezze, lei che sentiva, percepiva e vedeva arrivare tutto, non si accorge della cosa più grave in assoluto e tutto si sbriciola di fronte a lei. È a quel punto che finalmente il marito Will riesce a elaborare in modo sufficientemente intenso quella condizione e a mettere in mostra, a modo suo, la sofferenza che lo affligge per far convergere il suo mondo con quello della moglie.

Nella scena finale si ricongiunge con lui allungando la mano verso il palco, verso Hamlet e con lei come i rami di un albero, tutto il pubblico presente sofferente e coinvolto, si unisce al dolore della famiglia Shakespeare, il dolore del mondo, lenito dall’unione di una comunità.

Hamnet’ di Chloé Zhao non è una tragedia sulla perdita, ma un’ode alla resistenza della linfa. Se Shakespeare è il poeta della parola, Agnes (la protagonista) è la poetessa della terra: una figura che non comunica tramite il palcoscenico, ma attraverso le erbe, il tocco delle mani e la comprensione dei cicli naturali. La forza del film risiede nel mostrare come la donna sia l’unico ponte possibile tra la vita e la morte.

Mentre il mondo maschile cerca di razionalizzare il lutto, le donne della storia — madri, figlie, matrigne — lo attraversano con la stessa pazienza con cui si attende il cambio di una stagione. La regia della Zhao, celebre per il suo sguardo naturalistico e quasi sacro verso il paesaggio, trasforma la natura in un personaggio attivo: una Madre Suprema che genera, nutre e infine riaccoglie nel grembo.

In questo film, la morte non è la fine, ma l’ultimo atto di un rito femminile millenario, dove il dolore si trasforma in cura e la memoria diventa un’erba medicinale capace di lenire persino le ferite della Storia. È una visione che ribalta il mito: non è il genio di un uomo a creare l’immortalità, ma la forza silenziosa delle donne a permettergli di sopravvivere al proprio dolore.

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