Ci siamo trovati molto spesso a discutere di come un attore diverso avrebbe potuto cambiare completamente le sorti di un film. Ci abituiamo a quel volto, a quel personaggio con quelle fattezze e quando emergono altri possibili interpreti per quei panni rimaniamo sconcertati.
In fin dei conti è solo questione di abitudine, come per ogni cosa. Va detto però che senza dubbio, determinati personaggi, non avrebbero potuto rendere allo stesso modo se non ci fosse stato quello specifico attore e Anthony Hopkins nei panni di Hannibal Lecter è forse l’esempio più lampante.

Nel 2016, appena un anno prima della sua scomparsa, il regista Jonathan Demme venne intervistato da Deadline per parlare della realizzazione del film e della sua eredità. Demme in quel momento ricordò la precisione impiegata in occasione del casting di Hannibal Lecter, sottolineando che, nonostante molti attori desiderassero la parte, ci è voluto un casting specifico per ottenere ciò che solo Anthony Hopkins era in grado di ottenere.
Il silenzio degli innocenti, il rifiuto di Sean Connery e la scelta di Anthony Hopkins
“Per me è stato così facile capire che Anthony sarebbe stato un dottor Lecter eccezionale, perché era stato un medico straordinariamente bravo in ‘The Elephant Man’. Era stato un medico credibile come si può immaginare, ed era bravo”, queste le parole del regista Jonathan Demme per spiegare il motivo della sua scelta definitiva e aveva anche spiegato l’opzione Connery:
“Sean Connery era l’unica altra persona che pensavo potesse essere fantastica per questo ruolo. Connery aveva quell’intelligenza feroce e anche quella fisicità degna di nota. Adoro Tony Hopkins, ma Sean Connery sarebbe potuto essere fantastico”, e ha poi spiegato che: ”Quindi, per seguire la strada più commerciale, dato che Connery all’epoca stava volando molto in alto, abbiamo inviato prima la sceneggiatura a lui”.

Il regista, in altre parole, voleva fortemente un attore che trasmettesse un’intelligenza superiore e un’autorità naturale. Tuttavia, Connery non ebbe una reazione positiva a ciò che lesse. Dopo aver letto la sceneggiatura, Connery rispose con un secco rifiuto. Definì il ruolo di Hannibal Lecter “disgustoso” (o “disturbing and revolting” in alcune cronache dell’epoca) e dichiarò che non avrebbe mai voluto interpretare un cannibale, temendo che la violenza del personaggio fosse eccessiva per la sua immagine.
Prima che Anthony Hopkins ottenesse la parte (e vincesse l’Oscar con soli 16 minuti di presenza sullo schermo), la lista dei candidati era lunga. C’era in corsa Gene Hackman, che aveva acquistato i diritti del libro e voleva dirigere e interpretare il film, ma si ritirò perché trovò il materiale troppo violento. Jack Nicholson fu considerato dalla produzione, ma il suo stile venne giudicato troppo “istrionico” rispetto alla calma glaciale richiesta. Tra i favoriti del regista anche John Hurt ma la produzione voleva qualcuno che avesse un richiamo più commerciale.
Anthony Hopkins e il lavoro enorme sul personaggio di Lecter
Così mentre Connery scappava dal ruolo disgustato, Hopkins non solo accettò ma ci sguazzò letteralmente, studiando il personaggio nel minimo dettaglio e pensando a diversi particolari per renderlo ulteriormente più inquietante. Aveva notato ad esempio che i rettili e alcuni predatori naturali fissano la preda senza battere ciglio, e voleva che il pubblico si sentisse costantemente “osservato” e a disagio. E quindi decise di non sbattere mai le palpebre.
Sempre ispirato ai rettili, Hopkins decise di stare sempre perfettamente dritto, quasi rigido, per trasmettere un senso di vigilanza costante. Voleva che Lecter sembrasse un serpente pronto a scattare, anche quando era dietro un vetro. Durante le scene in cui è in piedi, non si appoggia mai alle pareti; è un uomo che non ha mai bisogno di riposo perché è sempre a caccia.

E sempre da buon predatore nella loro prima scena, Lecter commenta il profumo di Clarice (L’Air du Temps). Hopkins chiese di poter annusare l’aria in modo molto sottile prima di parlare, per suggerire che i sensi di Lecter fossero iper-sviluppati come quelli di un predatore, rendendo l’interazione ancora più invasiva e intima.
Hopkins lavorò anche meticolosamente sul tono di voce di Lecter per renderlo insieme ipnotico e terrificante. Ha dichiarato di essersi ispirato a tre persone diverse: Truman Capote: per la precisione del linguaggio e la cadenza quasi musicale. Katharine Hepburn: per quell’aria di superiorità aristocratica e distaccata, che era stata anche sua maestra nel film ‘Il leone d’inverno’. HAL 9000 (da 2001: Odissea nello spazio): per la natura meccanica, priva di emozioni umane e “senza fiato” della sua parlata.

Nelle prime bozze, la produzione voleva che Lecter indossasse una tuta carceraria arancione o grigia. Fu un’idea di Hopkins fargli indossare una divisa completamente bianca. Pensava che il bianco avrebbe dato l’idea di un medico o di un dentista, evocando nel pubblico una “paura clinica”. Voleva che sembrasse qualcuno che ha il controllo totale sulla biologia altrui.
Uno dei momenti più inquietanti del film è il suono che Lecter emette dopo aver parlato di “fegato, fave e un buon Chianti”. Quel suono non era affatto presente nella sceneggiatura. Hopkins lo improvvisò durante le prime letture del copione per spaventare Jodie Foster. Il regista lo trovò così disturbante che decise di tenerlo nel montaggio finale.
Sarebbe quindi stato lo stesso senza Anthony Hopkins? A questo punto e con assoluta certezza siamo pronti a dire di no.





