Christopher Nolan ha recentemente partecipato a una sessione di domande e risposte con Timothée Chalamet, che gli ha posto alcune questioni su Interstellar, in vista della proiezione del film in IMAX 70mm.
La proiezione si è tenuta all’AMC Universal Citywalk IMAX di Los Angeles. Durante l’intervista con la star di Marty Supreme, Nolan ha offerto spunti di riflessione sull’evoluzione di ‘Interstellar’, dalla versione di Steven Spielberg al film che il pubblico riconosce oggi.
Il regista di “Inception” ha rivelato che il film è nato da una proposta del fisico Kip Thorne a Spielberg e alla Paramount. Si trattava essenzialmente di “fare un film di fantascienza che esplorasse l’universo più ampio con una vera base scientifica”, secondo Nolan. Ha aggiunto che suo fratello Jonathan aveva ottenuto l’incarico di sceneggiatore di ‘Interstellar’ mentre stavano girando ‘Il cavaliere oscuro’.
Ha continuato: “Ci ha lavorato per molti anni. Aveva idee incredibili e ha attraversato tutte queste diverse iterazioni… Ma finché Steven non è stato pronto a realizzarlo, qualunque cosa fosse, non ha mai avuto quello slancio. Steven se n’è andato per fare un altro film, quindi è diventato disponibile”.
Nolan ha rivelato che, dopo che Interstellar è diventato disponibile, ha chiesto a suo fratello se poteva combinare le sue idee con quelle già esistenti per il film e modificarle. Ha aggiunto che suo fratello ha accettato, affermando inoltre: “Ha capito che lo spirito di ciò che stavo cercando di fare era quello di raggiungere ciò che lo entusiasmava inizialmente”.
Il progetto di Interstellar è nato nel 2006 per Steven Spielberg. Il fratello di Christopher, Jonathan Nolan, fu assunto per scrivere la sceneggiatura e lavorò con il fisico Kip Thorne per anni sotto la guida di Spielberg. Quando Spielberg lasciò il progetto (per via del passaggio della sua DreamWorks dalla Paramount alla Disney), Christopher Nolan subentrò e rilesse tutto attraverso la sua ossessione per il tempo e la struttura emotiva.
Le principali differenze tra il film che avrebbe voluto fare Steven Spielberg e quello di Christopher Nolan sono: nella bozza originale per Spielberg, il personaggio di Murphy era un ragazzo. Il cambiamento di Nolan: Christopher ha deciso di trasformarlo in una femmina. Questa scelta è stata molto personale: Nolan ha una figlia e sentiva che il legame padre-figlia avrebbe dato al film una carica emotiva molto più potente e universale.
Spielberg voleva inserire un elemento romantico molto più marcato tra Cooper (McConaughey) e la dottoressa Brand (Anne Hathaway). Nolan invece ha eliminato quasi ogni accenno di romanticismo tra i due. Ha preferito focalizzarsi sull’amore come “forza gravitazionale” che lega genitori e figli, rendendo il rapporto tra Cooper e Brand puramente professionale e basato sul rispetto reciproco.
La parte centrale del film era radicalmente diversa. Nella versione di Spielberg non esisteva il personaggio del Dr. Mann (interpretato da Matt Damon). Nella bozza originale, l’equipaggio trovava una base segreta costruita da robot cinesi (che avevano battuto gli americani nella corsa allo spazio) e incontrava addirittura delle forme di vita aliene “carine” e fosforescenti, molto in stile E.T. o Incontri ravvicinati. Nolan ha eliminato gli alieni visibili e ha introdotto il Dr. Mann per esplorare la natura oscura dell’animo umano isolato.
La fine pensata per Spielberg era molto più lineare e, per certi versi, tragica. Il cambiamento di Nolan: Jonathan Nolan ha recentemente confermato che nel finale originale il wormhole sarebbe dovuto crollare mentre Cooper tentava di inviare i dati, senza permettergli di tornare. Non c’era il “Tesseract” (la stanza libreria), che è stata un’idea puramente di Christopher per visualizzare la quinta dimensione in modo cinematografico.
Possiamo quindi dire, senza timore di venir smentiti e con il dovuto rispetto verso Steven Spielberg che, grazie alla visone di Nolan, ‘Interstellar’ è passato dall’essere un film classico sugli alieni a qualcosa di più profondo e interiore, che è arrivato a scavare dentro noi stessi dispersi tra le pieghe del tempo. Nolan ha trasformato tutto in un trattato sulla solitudine, sulla relatività e sul sacrificio paterno.
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