Robert Downey Jr. è uno dei massimi esempi di genio e sregolatezza di Hollywood. Difficile non amarlo, nel periodo buio abbiamo fatti tutti il tifo per lui e vederlo risorgere dalla cenere è qualcosa che ci ha dato moltissima soddisfazione. Per recuperare le sue perle dell’epoca, c’è questa pellicola poco nota e un po’ dimenticata
Nel 1992, quando ricevette la sua prima nomination all’Oscar per la straordinaria interpretazione in ‘Chaplin’, il mondo del cinema era convinto di aver trovato l’erede definitivo della grande recitazione americana. Robert Downey Jr., figlio d’arte dal talento esplosivo, sembrava proiettato verso una carriera sfolgorante.

Tuttavia, la realtà era ben più complessa e oscura. Quello che seguì fu un decennio turbolento, segnato da un disturbo bipolare non diagnosticato e da una spirale di autodistruzione che lo portò più volte sulle prime pagine della cronaca giudiziaria anziché su quelle dei rotocalchi cinematografici.
Nonostante le vicissitudini personali – inclusa quella bizzarra volta in cui fu trovato addormentato nel letto di un vicino dopo un’intrusione domiciliare – Downey Jr. non smise mai di lavorare. Hollywood, pur consapevole del pericolo, non poteva fare a meno della sua magnetica presenza scenica. In quel periodo “selvaggio”, ogni sua apparizione portava con sé un senso di urgenza e di vulnerabilità quasi insostenibile, lasciando il pubblico diviso tra l’ammirazione per il suo genio e la preoccupazione per la sua salute mentale.
L’incontro esplosivo tra Robert Altman e Robert Downey Jr.: un noir sporco che merita una riscoperta
Oggi, dopo il trionfo agli Oscar per Oppenheimer che ha sancito la sua definitiva rinascita, è più facile tornare a esplorare i diamanti grezzi di quel periodo difficile. Tra questi, brilla una pellicola insolita, nata dalla penna del re dei legal thriller John Grisham e passata attraverso la lente deformante di un maestro come Robert Altman.
Uscito nelle sale nel 1998 con il titolo italiano ‘Conflitto di interessi’ (originale The Gingerbread Man), il film rappresenta un esperimento unico nel suo genere. John Grisham aveva inizialmente concepito il soggetto come un romanzo, ma la storia trovò la sua forma ideale sul grande schermo. La trama segue le dinamiche corali tipiche dell’autore (basti pensare a L’uomo della pioggia), ma con un tono decisamente più eccentrico, quasi al limite dell’autoparodia.

Al centro della vicenda troviamo Kenneth Branagh nei panni di Rick Magruder, un rampante avvocato della Georgia che finisce intrappolato in un torbido dramma familiare dopo l’incontro con la misteriosa Mallory Doss (Embeth Davidtz). Quando Magruder fa internare il padre della donna, il minaccioso Dixon Doss (interpretato da un monumentale Robert Duvall), scatena una rappresaglia psicologica e violenta che lo trasforma da predatore in preda.
In questo scenario dominato da una polizia che lo detesta, l’unico asso nella manica dell’avvocato è Clyde Pell, l’investigatore privato interpretato da Robert Downey Jr. Il suo Clyde è un uomo costantemente sospeso tra l’ebbrezza dell’alcol e una lucidità disincantata, che svolge il proprio lavoro con una nonchalance quasi irritante. Downey Jr. si integra perfettamente nell’estetica “sporca” e improvvisata di Altman: non cerca di rubare la scena, ma la eleva, offrendo una performance solida proprio mentre la sua vita privata sembrava andare in pezzi.
È un vero peccato che Downey Jr. e Altman abbiano collaborato solo in due occasioni (in questo film e nel corale America oggi), poiché la libertà creativa del regista si sposava magnificamente con lo stile imprevedibile dell’attore. Conflitto di interessi è attualmente un titolo sottovalutato, ma fondamentale per chiunque voglia comprendere l‘evoluzione artistica di Robert Downey Jr. prima che diventasse l’icona globale della Marvel.
Un neo-noir malinconico, visivamente affascinante e fuori dagli schemi, che dimostra come anche un thriller legale di stampo commerciale potesse trasformarsi, nelle mani giuste, in un’opera d’autore torbida e avvincente. Per recuperarlo potete trovarlo su Chili.





