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Film

Un rifugio dal cinismo: perché ‘L’appartamento’ di Billy Wilder è ancora casa nostra

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Marta Zelioli

Quando penso ad un film perfetto il primo che mi viene in mente è ‘L’appartamento’, del regista Billy Wilder. Una pellicola del 1960 con Jack Lemmon e Shirley MacLaine.

Il film ricevette dieci candidature agli Oscar vincendone cinque: miglior film, miglior regista, miglior sceneggiatura originale, miglior montaggio e miglior scenografia. I due protagonisti vinsero entrambi il Golden Globe e il Premio BAFTA.

Un rifugio dal cinismo: perché ‘L’appartamento’ di Billy Wilder è ancora casa nostra (foto screen YouTube trailer) – Cinema.it

L’appartamento (1960) è uno dei rari casi di film perfetto: una miscela sublime di cinismo, malinconia e romanticismo. Billy Wilder ebbe l’ispirazione guardando ‘Breve incontro’ (1945) di David Lean. Nel film di Lean, un uomo presta il suo appartamento a un amico per una relazione extraconiugale. Wilder si chiese: “Che vita fa quel povero diavolo che deve tornare a casa mentre il letto è ancora caldo dall’amante del suo capo?”. Dovette aspettare anni prima che la censura (il Codice Hays) si allentasse per poter trattare il tema dell’adulterio così apertamente.

‘L’appartamento’, dietro alla commedia una critica al capitalismo americano

C.C. Baxter (Jack Lemmon) è un modesto e solitario impiegato di una gigantesca compagnia di assicurazioni a New York. Per scalare rapidamente i vertici dell’azienda, Baxter ha trovato un sistema tanto efficace quanto umiliante: presta la chiave del suo appartamento ai suoi superiori, che lo usano come alcova per i loro incontri extraconiugali.

In cambio, Ciccibello (il soprannome di Baxter) ottiene eccellenti rapporti informativi e promesse di promozione, restando spesso fuori casa fino a tardi, al freddo, in attesa che i capi finiscano i loro “affari”. La situazione si complica quando Baxter si innamora di Fran Kubelik (Shirley MacLaine), la graziosa quanto triste addetta all’ascensore del grattacielo. Baxter scopre con orrore che Fran è l’amante proprio del grande capo, il cinico Mr. Sheldrake (Fred MacMurray), al quale ha appena consegnato le chiavi per il pomeriggio di Natale.

‘L’appartamento’, dietro alla commedia una critica al capitalismo americano (foto screen YouTube) – Cinema.it

Ovviamente il film non è una semplice commedia romantica, che non ci sarebbe nulla di male, ma è molto di più: è una critica feroce al capitalismo americano e all’oggettivazione delle persone. Baxter non affitta solo una stanza, affitta la sua dignità. Il passaggio da “impiegato modello” a “Mensch” (un essere umano integro, come gli suggerisce il suo vicino di casa, il Dr. Dreyfuss) è il vero cuore della storia.

Baxter ha una vita monotona, incentrata sul lavoro, senza coinvolgimenti importanti. Non presta più nemmeno attenzione all’umiliazione questa fa parte del suo stratagemma per fare carriera. Gli scivolano addosso le considerazioni della padrona di casa e dei vicini in merito al suo presunto comportamento abbietto, nulla ha importanza fino a quando nella sua vita non compare Fran, bisognosa di essere amata ma a sua volta disillusa e senza grandi aspettative di felicità.

Curiosità tecniche su ‘L’appartamento’

Sembra un film semplice e di poche pretese: un ufficio, una strada, un frammento di Central Park e un locale. In realtà ogni dettaglio è stato curato con la giusta dose di maniacalità. Ad esempio il famoso ufficio che sembra enorme e sconfinato, è stato possibile renderlo infinito grazie alla prospettiva forzata usata dallo scenografo Alexandre Trauner.

In fondo alla sala, man mano che le scrivanie diventano più piccole, non c’erano attori adulti, ma bambini e nani vestiti da impiegati che battevano su macchine da scrivere in miniatura. Questo dava l’illusione di una profondità chilometrica. Questo non serve solo a stupire, ma a rendere visibile il concetto di alienazione. Baxter è un numero tra i numeri, una rotella di un ingranaggio che non dorme mai.

Fred MacMurray il personaggio odioso de L’appartamento (foto screen YouTube trailer) – Cinema.it

L’ufficio è luminoso, ordinato e freddo; l’appartamento di Baxter è buio, disordinato e “invaso” dal caos morale dei suoi superiori. Il fatto che Baxter debba chiedere il permesso per entrare in casa propria è il simbolo massimo della perdita di identità individuale nel sistema corporativo.

Un altro momento iconico del film con cui si sono poi fatti gadget di ogni tipo, locandine e magliette, è quella in cui C.C. scola la pasta e lo fa con una racchetta da tennis. Durante quella celebre scena girata in pieno inverno, Lemmon aveva la febbre alta e un forte raffreddore, il che rese la sua aria stanca e congestionata assolutamente autentica per il personaggio del povero impiegato solo e malaticcio, che si era raffreddato rimanendo fuori al gelo in attesa che liberassero il suo appartamento.

L’appartamento e la scena iconica degli spaghetti scolati con la racchetta da tennis (foto screen YouTube Trailer) – Cinema.it

Il segno di quanto fossero diversi i tempi e di come venissero recepiti i film, lo visse in prima persona, sulla propria pelle, il povero Fred MacMurray che interpretava il capo viscido e traditore che trattava malissimo le donne e tradiva la moglie. MacMurray era noto per i suoi ruoli “buoni” nei film Disney. Dopo l’uscita de ‘L’appartamento’, raccontò che una donna lo avvicinò per strada e lo picchiò con la borsa perché era “disgustata” dal modo in cui aveva trattato Shirley MacLaine nel film. Giurò che non avrebbe mai più interpretato un personaggio così odioso.

Fran Kubelik uno dei personaggi femminili più tragici e moderni dell’epoca

Fran non è la classica “femme fatale” né l’ingenua da salvare. È una donna consapevole del suo errore ma si sente intrappolata. Il suo tentativo di suicidio trasforma la commedia in un dramma esistenziale. Rappresenta la vulnerabilità di chi cerca amore in un mondo che scambia i sentimenti con il potere. La scena dello specchio rotto è uno dei momento più semplici e intensi della pellicola, quando Fran lo usa per truccarsi e questo riflette la sua immagine frammentata e la sua autostima distrutta. Baxter a quel punto le dice che lo specchio è rotto, lei risponde: “Lo so, mi piace così. Mi fa apparire come mi sento”.

Fran Kubelik uno dei personaggi femminili più tragici e moderni dell’epoca (foto screen YouTube trailer) – Cinena.it

Inizialmente ‘L’appartamento’ è un luogo di disagio e di vergogna, dove avvengono fatti amorali e vergognosi, per l’epoca qualcosa di veramente inqualificabile e disgustoso. Una tematica che sconvolse il pubblico degli anni ’60 che non era solito veder trattare chiaramente l’adulterio.

Per questo si percepì poi con ancor più potenza la risalita verso la luce, l’abbandono della sciagura e della vergogna quando Cicci Bello si innamora, si redime e decide che quel luogo, il suo appartamento, la sua vita, diventa il suo rifugio e lo vuole tutelare e proteggere. È il segno che un uomo ha la forza di recuperare dignità e stima in sé stesso a costo di perdere benefici e denaro, pur di avere amore e stabilità.

Billy Wilder e Jack Lemmon, un rapporto molto particolare

Wilder dichiarò che Lemmon era il suo “Everyman” (l’uomo qualunque). Diceva che Jack aveva un dono raro: riusciva a rendere simpatico un nevrotico e dignitoso un perdente. Wilder affermò testualmente: “Jack Lemmon è un genio. È lo spirito guida che rende possibile la mia satira perché la rende umana”. Wilder era spesso accusato di essere troppo cinico. Lemmon era il “filtro” che ammorbidiva quel cinismo con il calore della sua recitazione, rendendo i film digeribili per il pubblico.

Billy Wilder scelse Lemmon per ‘A qualcuno piace caldo’ dopo averlo visto in una commedia minore. Lo studio voleva una star più grande (come Frank Sinatra), ma Wilder insistette: “Voglio quel ragazzo, perché ha un’onestà che buca lo schermo”. Da quel momento, Lemmon divenne l’alter ego di Wilder sullo schermo.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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