La fragile architettura del cinema di Christopher Nolan

Siamo in trepidante attesa dell’Odissea di Christopher Nolan il minimo che si può fare è provare a inoltrarsi nel mondo del regista visionario per avvicinarsi anche solo di un millimetro alla sua idea di perfezione

Il regista questa volta ha messo mano su un argomento molto pericoloso, solo i più grandi possono pensare di avvicinarsi ad un’opera di tale prestigio e rimanere immuni a critiche e considerazioni pericolose.

Christopher Nolan in smoking
La fragile architettura del cinema di Christopher Nolan (foto Ansa) – Cinema.it

Il primo pensiero che ho avuto quando ho letto di questo nuovo progetto è stato per lo scrittore James Joyce, sia lui che Nolan non si sono limitati a raccontare una storia: hanno ridisegnato i confini del linguaggio della loro arte (il romanzo per Joyce, il cinema per Nolan) usando il mito per parlare della modernità.

Joyce nell’ Ulisse ricalca la struttura del poema di Omero per raccontare una banale giornata di Leopold Bloom a Dublino, Nolan usa la grandiosità della fantascienza o del thriller per raccontare odissee interiori. Joyce riguardo al suo romanzo diceva che voleva “tenere occupati i critici per i prossimi trecento anni” con gli enigmi del suo libro. E in effetti c’è riuscito. Nolan fa lo stesso: costruisce film che richiedono visioni multiple, mappe temporali e discussioni infinite.

Da dove arriva tanto ingegno? Cosa è accaduto a Christopher Nolan per indurlo ad essere così machiavellico nei confronti del pubblico, una sfida continua, come una partita di scacchi, solenne come Bergman, mefistofelico come Hitchcock, preciso come Kubrick.

Christopher Nolan tra genio e fragilità: la nascita come regista, la moglie, l’ossessione

Presentare Christopher Nolan significa descrivere un uomo che ha trasformato il cinema in una branca dell’architettura e della fisica, ma che nasconde, dietro la sua precisione millimetrica, una fragilità profondamente umana: il terrore della perdita e dell’oblio. Il genio di Nolan non risiede solo nella sua capacità tecnica, ma nel fatto di aver riportato il “senso della meraviglia” fisico in un’epoca di pixel e schermi verdi.

Per il regista, il tempo non è una linea retta, ma una materia modellabile. Il suo genio sta nel fidarsi dell’intelligenza del pubblico: lo sfida con strutture a incastro che non sono semplici puzzle, ma labirinti costruiti per farci provare lo stesso disorientamento dei protagonisti.

Christopher Nolan mezzo busto con giacca e camicia fissa davanti a sé
Christopher Nolan tra genio e fragilità: la nascita come regista, la moglie, l’ossessione (foto Ansa)) – Cinema.it

Come nelle migliori tradizioni, Christopher Nolan ha iniziato la sua carriera da vero outsider. Non ha frequentato una scuola di cinema, ma ha studiato Letteratura Inglese all’University College di Londra (UCL) solo perché l’università aveva un prestigioso cineclub con attrezzature a disposizione.

Il suo primo film ‘Following’ del 1998 è stato girato nell’arco di un anno, non per questioni di precisione o scrupolo ma semplicemente perché potevano girare solo di sabato, i suoi amici coinvolti, che erano gli attori del film, durante la settimana lavoravano e potevano girare solo un giorno alla settimana.

Pagava gli attori con lo stipendio del suo lavoro d’ufficio. Per non sprecare soldi, provavano ogni scena per mesi; sul set facevano al massimo uno o due ciak. È qui che ha imparato la disciplina ferrea che mantiene ancora oggi, con l’arte del risparmio ha avuto origine una delle caratteristiche più importanti del regista che ancora oggi manifesta in tutta la sua rigidità. Poi è arrivato ‘Memento’, un film che nel 2000 lasciò tutti senza parole. Lo ricordo come fosse ieri, lo stupore, la meraviglia e il desiderio di averne ancora.

L’effetto ‘Memento’ c’è rimasto dentro e penso sia lui la causa che ci ha fatto diventare dei fan di Nolan, anzi, dei suoi proseliti. Il film nasce grazie ad un viaggio in auto. Christopher era in auto con il fratello Jonathan, fu lui a raccontargli l’idea di questo uomo con un’amnesia a breve termine.

Quando presentarono il progetto ai produttori, molti lo rifiutarono perché “troppo complicato”. Nolan, per convincerli, non si limitò a spiegare la storia, ma usò degli schemi visivi per mostrare come le sequenze a colori (che vanno a ritroso) e quelle in bianco e nero (che vanno in avanti) si sarebbero incontrate.

Christopher Nolan, l’asso nella manica e la sua ossessione

Come si suol dire: “Dietro ad ogni grande uomo c’è una grande donna”, mai citazione (banale) fu più vera. Non si può capire la genesi di Nolan senza la moglie Emma Thomas. Si sono conosciuti all’università e lei ha prodotto ogni singolo film della sua carriera. Formano una delle “coppie di potere” più solide del cinema. Mentre Nolan è l’architetto visionario, Emma è la mente logistica che permette a quelle visioni di realizzarsi restando (quasi) sempre nel budget.

Christopher Nolan che parla
Christopher Nolan e l’asso nella manica e l’ossessione la realtà (foto screen YouTube) – CInema.it

Restare nel budget con Nolan non è semplice, perché come tutti ben sappiamo lui vuole che ogni evento dei suoi film sia il più realistico possibile, la CGI non è da prendere in considerazione per il regista britannico, e poi in fin dei conti a volte potrebbe essere anche più costosa, secondo lui.

In ‘Batman Begins’ ha fatto costruire una vera Batmobile marciante (il Tumbler), in ‘Inception’ ha costruito un corridoio rotante a grandezza naturale, in ‘Interstellar’ ha piantato 500 acri di mais per poi bruciarli davvero, e in ‘Tenet’ ha fatto schiantare un vero Boeing 747 contro un hangar perché “costava meno che farlo al computer”.

Christopher Nolan le regole eccentriche sul set

Uno dei segreti di Nolan è senza dubbio la mania del controllo che spinge ogni sua opera a sfiorare o raggiungere la perfezione. Per poter raggiungere questi risultati, sul set ha delle regole ben precise. Sono un po’ eccentriche ma evidentemente efficaci. Si tratta di regole diventate leggendarie quasi quanto i suoi film. Se da un lato riflettono il suo genio metodico, dall’altro svelano quella fragilità di cui parlavamo: il bisogno di un controllo assoluto per proteggere la “bolla creativa” dal caos del mondo esterno.

Christopher Nolan parla
Christopher Nolan le regole eccentriche sul set (foto screen YouTube) – Cinema.it

Nolan proibisce tassativamente l’uso dei cellulari sul set, non solo per evitare fughe di notizie (spoiler), ma per una questione di presenza mentale. Ritiene che se un attore o un tecnico sta guardando uno schermo, non è più “dentro” il film. Vuole che tutti siano sintonizzati sulla stessa frequenza emotiva. Perfino le star più pagate devono lasciare il telefono nel proprio camerino o in appositi contenitori. Questo crea un senso di comunità forzata che ricorda molto il modo di lavorare dei registi della “vecchia guardia”.

Questa è la regola più controversa, spesso fraintesa. Nolan non vieta fisicamente di sedersi, ma elimina le sedie dal “Video Village” (l’area dove solitamente il regista e i produttori siedono davanti ai monitor). Nolan non siede mai davanti a un monitor in una tenda lontana; sta sempre accanto alla macchina da presa. Ritiene che se ci sono sedie, le persone tendono a rilassarsi e a perdere lo slancio. Se tutti stanno in piedi, il ritmo del lavoro rimane alto. Questo trasforma il set in un cantiere frenetico ma ordinato, dove il regista è il primo operaio.

Il Boing che si schianta in Tenet
Christopher Nolan e l’asso nella manica e l’ossessione la realtà (foto screen YouTube) – Cinema.it

Il regista inoltre non permette che si mangi o si fumi nell’area delle riprese. Tutto deve essere pulito e pronto all’azione. Esistono aree specifiche per le pause, ma l’idea è che il set sia un luogo “sacro” dedicato esclusivamente alla creazione dell’immagine. L’unica cosa concessa (e onnipresente) è la sua tazza di tè Earl Grey, che porta con sé ovunque, spesso infilata nella tasca della giacca.

Christopher Nolan non ha un indirizzo email e non usa uno smartphone. Se deve comunicare con la troupe o gli attori fuori dal set, lo fa tramite telefonate o consegnando i copioni a mano. Come Joyce usava la penna per lottare contro la velocità del pensiero, Nolan usa l’analogico per lottare contro la frammentazione dell’attenzione moderna. Questo isolamento digitale gli permette di mantenere quella visione unitaria e profonda che caratterizza i suoi lavori. Non ci resta che attendere il suo prossimo ambizioso progetto: ‘The Odyssey’.

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