Perché Spielberg non ha diretto Interstellar? Il regista racconta l’anno di sviluppo con Jonathan Nolan e il profetico passaggio di testimone
Il mondo della fantascienza cinematografica è spesso segnato da “sliding doors” che avrebbero potuto cambiare radicalmente l’estetica e il messaggio di opere ormai considerate cult. Immaginare un film attraverso gli occhi di un autore diverso è un esercizio che appassiona da sempre cinefili e addetti ai lavori, soprattutto quando i nomi in gioco appartengono all’Olimpo di Hollywood.

Spesso, dietro i grandi capolavori che hanno ridefinito il genere negli ultimi anni, si nascondono lunghi processi di sviluppo, passaggi di testimone e ripensamenti che rimangono chiusi nei cassetti delle case di produzione per decenni. Questi retroscena rivelano come il destino di una pellicola sia legato a un equilibrio sottilissimo tra visione artistica e tempismo produttivo.
Recentemente, uno dei registi più influenti di sempre ha deciso di fare chiarezza su uno dei “cosa sarebbe successo se” più intriganti della storia recente. Un progetto ambizioso, sospeso tra fisica teorica e dramma umano, che ha rischiato di avere un’impronta narrativa completamente diversa prima di trovare la sua forma definitiva.
Interstellar: Steven Spielberg e il passaggio di consegne ai fratelli Nolan
Prima che Interstellar diventasse il viaggio spaziale definitivo firmato da Christopher Nolan, il progetto era saldamente nelle mani di un altro titano: Steven Spielberg. Per anni si è speculato su questa versione “perduta”, ma ora è lo stesso regista di E.T. a spiegare il motivo per cui ha deciso di fare un passo indietro, lasciando che l’epopea di Cooper prendesse una direzione diversa.
Il coinvolgimento di Spielberg non è stato un semplice flirt produttivo: il regista ha lavorato attivamente allo sviluppo per circa un anno, partendo da un’idea del fisico Kip Thorne. Fu proprio Spielberg a ingaggiare Jonathan Nolan per scrivere le prime bozze della sceneggiatura, cercando di dare una forma narrativa ai complessi concetti scientifici della relatività e dei cunicoli spazio-temporali. “Non ha funzionato”, ha ammesso candidamente Spielberg, spiegando che, nonostante il potenziale, la sua visione non riusciva a concretizzarsi del tutto.

Il destino del film è stato segnato da un avvertimento quasi profetico dello stesso Jonathan Nolan. Lo sceneggiatore avvisò Spielberg che, nel caso avesse abbandonato la regia, c’era qualcuno che lo stava già “assillando” per avere il materiale tra le mani: suo fratello Chris. Spielberg, con grande umiltà, ha oggi riconosciuto che “Interstellar è stato un film molto migliore nelle mani di Chris Nolan di quanto lo sarebbe stato nelle mie”.
L’uscita di scena di Spielberg ha permesso a Christopher Nolan di fondere il lavoro del fratello con le proprie ossessioni sul tempo, dando vita nel 2014 a quel kolossal che tutti conosciamo. È il raro caso in cui un grande autore riconosce che il proprio “fallimento” nello sviluppo ha permesso la nascita di un capolavoro ancora più grande, affidato alla visione perfetta per quel tipo di storia.





