Stanley Kubrick come ogni appassionato di cinema, aveva il suo elenco di film che amava particolarmente. Sul film di Francis Ford Coppola, ‘Il Padrino’ in particolare, aveva invece espresso una considerazione
Definire il genio di Stanley Kubrick significa addentrarsi in un labirinto di perfezionismo tecnico e profondità filosofica che ha pochi eguali nella storia delle arti.

Regista “totale”, Kubrick non si è limitato a girare film, ma ha ridefinito i confini di ogni genere toccato — dal noir al kolossal storico, dalla fantascienza all’horror — piegando la tecnologia cinematografica (dalle lenti NASA di Barry Lyndon alla Steadicam di Shining) a una visione estetica millimetrica. Eppure, dietro la maschera del demiurgo ossessivo e dell’eremita di Hatfield, si celava uno spettatore onnivoro e attentissimo.
Comprendere quali fossero i film amati da un uomo che cercava la perfezione in ogni fotogramma non è solo un esercizio di curiosità, ma una chiave d’accesso privilegiata per decifrare il codice sorgente di un autore che ha insegnato al mondo a guardare il cinema non più come semplice intrattenimento, ma come una sublime, inquietante e definitiva forma d’arte.
I 10 film preferiti del regista Stanley Kubrick
Se si ama il cinema e se si apprezza, ammira e idolatra il lavoro di Stanley Kubrick, è fondamentale comprendere quali fossero i suoi gusti perché in qualche modo si tratta di ramificazioni del suo lavoro. I suoi gusti fanno certamente comprendere da cosa abbia preso ispirazione per dare vita ai suoi film.
La fonte “ufficiale” di questa top 10 è la Rivista Sight & Sound (1963) dove è riportata l’unica vera “Top 10” che Kubrick abbia mai scritto di suo pugno. La rivista del British Film Institute chiede ogni dieci anni ai più grandi registi del mondo di inviare la loro lista dei film preferiti. Quella di Kubrick del 1963 è agli atti ed è la base di ogni studio accademico sulla sua figura.
La lista del regista comprende: ‘I vitelloni’ (Federico Fellini, 1953), Kubrick amava il modo in cui Fellini esplorava l’apatia e la psicologia dei giovani di provincia. ‘Il posto delle fragole’ (Ingmar Bergman, 1957), considerava Bergman uno dei pochi registi capaci di trattare i temi dell’anima e della morte con profondità filosofica. ‘Quarto Potere’ (Orson Welles, 1941), per l’uso rivoluzionario della profondità di campo e della struttura narrativa. ‘Il tesoro della Sierra Madre’ (John Huston, 1948), adorava la sceneggiatura cinica e la parabola sulla brama di potere e ricchezza. ‘Luci della città’ (Charlie Chaplin, 1931), nonostante Kubrick non amasse lo stile visivo di Chaplin (che riteneva piatto), considerava la struttura drammatica di questo film perfetta.

‘Enrico V’ (Laurence Olivier, 1944), era affascinato dall’uso del colore e dalla trasposizione monumentale del testo shakespeariano. ‘La notte’ (Michelangelo Antonioni, 1961), sebbene in seguito criticò Antonioni per una certa “lentezza”, all’epoca fu colpito dal modo in cui il regista filmava l’alienazione urbana. ‘Un maledetto imbroglio’ (Pietro Germi, 1959), un’altra scelta italiana, Kubrick apprezzava il realismo sporco e l’ironia amara di Germi.
‘Il piacere’ (Max Ophüls, 1952), Ophüls era il “maestro dei movimenti di macchina”, Kubrick imparò da lui l’uso dei carrelli fluidi che poi portò all’estremo con la Steadicam in Shining. ‘Gli angeli dell’inferno’ (Howard Hughes, 1930), una scelta tecnica, Kubrick era ossessionato dalle sequenze di combattimento aereo, che riteneva insuperate per l’epoca.

Si potrebbero aggiungere alla lista, basandosi sulle interviste rilasciate dal regista negli anni ’70 e ’80: ‘Eraserhead – La mente che cancella’ (David Lynch), lo guardava a ripetizione. ‘Il Padrino’ (Francis Ford Coppola): per questo film ci sono delle specifiche da fare. ‘Qualcuno volò sul nido del cuculo’ (Milos Forman), lo ammirava per l’equilibrio tra dramma e commedia. ‘Abigail’s Party’ (Mike Leigh), un film per la TV britannica che Kubrick considerava un capolavoro di recitazione naturalistica.
Michael Herr era uno dei pochissimi amici intimi di Kubrick (oltre che co-sceneggiatore di Full Metal Jacket). Nel suo libro di memorie, Herr racconta le ore passate a guardare film con Stanley e cita esplicitamente la sua ammirazione per ‘Il Padrino’ e la sua ossessione per ‘Eraserhead’ di Lynch.
Stanley Kubrick e ‘Il Padrino’: il regista pensava avesse il cast perfetto
Stanley Kubrick disse che ‘Il Padrino’ era il film con il miglior casting della storia. Il regista rimase folgorato dalla recitazione di Marlon Brando, Al Pacino e James Caan. Disse che il film aveva una capacità rara di rendere credibile ogni singolo personaggio, dal protagonista alla comparsa.

Fu Sydney Pollack a raccontare un aneddoto interessante. Quando uscì Il Padrino, Kubrick lo chiamò al telefono e gli disse: “Penso che sia il miglior film mai realizzato e certamente quello con il cast migliore”.





