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Attori

Dai “maccaroni” alla solitudine dorata: i segreti, le fobie e la generosità nascosta dell’Albertone nazionale

Published by
Marta Zelioli

Alberto Sordi doppiatore, attore, simbolo di Roma. Una mancanza che si sente ogni istante, la sua dipartita, il 24 febbraio del 2003, ha portato via una delle figure più carismatiche e significative del cinema italiano.

Albertone era ed è nei cuori di tutti, indimenticabile e senza eguali. Nei ruoli comici come nei drammatici, ha fatto la differenza e ha generato un esercito di attori che cercano di portare avanti la sua eredità.

Dai “maccaroni” alla solitudine dorata: i segreti, le fobie e la generosità nascosta dell’Albertone nazionale (foto screen YouTube) – Cinema.it

Alberto Sordi non è stato soltanto un attore, ma lo specchio deformante e fedele in cui l’Italia si è guardata per oltre mezzo secolo. Con quella sua risata sorniona e lo sguardo capace di passare in un istante dal cinismo alla malinconia, ha dato corpo e voce ai vizi e alle virtù di un intero popolo. Dal bullo Nando Moriconi al nobile e dissacrante Marchese del Grillo, Sordi ha saputo trasformare l’italiano medio in una maschera universale, eterna e tragicomica.

Ma oltre i riflettori e i celebri ‘maccaroni’, si nascondeva un uomo dalla disciplina ferrea, un artista che scelse la solitudine della sua villa romana per preservare un’integrità quasi d’altri tempi. Entrare nel mondo di Albertone significa percorrere la storia stessa del nostro Paese, tra set leggendari, rifiuti clamorosi a Hollywood e una generosità segreta che lo rendeva, nel profondo, molto diverso dai personaggi egoisti che amava interpretare.

Alberto Sordi: l’architetto del carattere italiano

La carriera di Alberto Sordi è un capolavoro di architettura sociale. Dopo gli esordi come doppiatore (l’iconica voce di Ollio) e alla radio, Sordi ha intuito che il cinema italiano aveva bisogno di una maschera che non fosse solo eroica o povera, ma profondamente reale: l’italiano medio, con le sue vigliaccherie, le sue piccole furbizie e le sue improvvise tenerezze.

Alberto Sordi: l’architetto del carattere italiano (foto screen YouTube) – Cinema.it

Ha strutturato il suo percorso con una coerenza feroce. Ruoli come il codardo Oreste Jacovacci ne “La Grande Guerra”, il cinico Guido Tersilli ne “Il medico della mutua” o il tragico Giovanni Vivaldi in “Un borghese piccolo piccolo” hanno segnato il passaggio dalla farsa pura all’analisi psicologica. Sordi non interpretava personaggi: li “sezionava”, portando il pubblico a ridere di se stesso, spesso con un retrogusto amaro.

Alberto Sordi, il “no” a Hollywood e la fedeltà a Roma e la rivalità con Manfredi

A differenza di molti colleghi, Sordi non subì mai il fascino della California. Rifiutò sistematicamente le offerte americane, convinto che la sua linfa vitale scorresse tra le pietre dei Fori Imperiali e i sanpietrini di Trastevere. Hollywood lo voleva come “caratterista esotico”, ma lui scelse di restare il re assoluto in patria. La sua carriera fu costruita per durare nel tempo, preferendo la longevità culturale di Roma all’effimero successo internazionale.

Alberto Sordi, il suo amore per Roma e il suo desiderio di tranquillità (foto screen YouTube) – CInema.it

Uno degli argomenti più controversi riguardanti Alberto Sordi è il rapporto con un altro grandissimo del cinema italiano: Nino Manfredi. La loro relazione è sempre stato descritta come una “rivalità cordiale”, ma con punte di critica pungente. Manfredi, più rigoroso e votato alla perfezione tecnica, spesso accusava Sordi di “fare sempre Sordi”, ovvero di sovrapporre la propria debordante personalità a ogni personaggio.

Alberto, dal canto suo, rispondeva con l’arma del successo popolare. Si rispettavano immensamente, ma rappresentavano due modi opposti di intendere il mestiere: la ricerca della perfezione contro l’istinto puro della maschera.

Se la carriera di Sordi era pubblica, la sua vita privata era un santuario invalicabile. Un altro argomento pluritrattato è il suo rifiuto di prendere moglie. La sua scelta di non ‘accasarsi’ non era cinismo, (come suggerito da molti nel corso degli anni) ma protezione del proprio equilibrio. “E che, me metto un’estranea dentro casa?” sua frase storica in merito, non era solo una battuta, ma il manifesto di un uomo che trovava la sua pace solo tra le mura familiari.

Il suo vero nucleo era composto dalle sorelle, in particolare Aurelia, che fu la sua custode e compagna di vita fino all’ultimo. In quella villa splendida di fronte alle Terme di Caracalla, Sordi viveva circondato dai suoi amati cani, che considerava membri effettivi della famiglia, trattandoli con una dolcezza che raramente mostrava in pubblico.

Alberto Sordi, il “no” a Hollywood e la fedeltà a Roma e la rivalità con Manfredi (foto redazione) – Cinema.it

Oggi quella villa è il Museo Alberto Sordi, un luogo che conserva intatto il suo studio, i suoi abiti e i suoi premi. Ma il lascito più grande è quello invisibile: le opere di bene. Sordi ha sostenuto per anni, in totale anonimato, bambini malati e anziani soli, fondando istituti che ancora oggi portano avanti la sua missione di solidarietà, lontano dal rumore dei set cinematografici.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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