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Attori

Il coraggio della verità: Brendan Fraser e la rinascita di un’icona dimenticata

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Marta Zelioli

Le vicissitudini affrontate dall’attore Brendan Fraser sono state molte e travagliate. Si tratta di una delle parabole umane più toccanti di Hollywood: un uomo gentile spezzato da un sistema crudele, che ha trovato la forza di tornare e di primeggiare nonostante le avversità

Negli anni ’90, Brendan Fraser era l’incarnazione vivente del cinema d’avventura. Con il sorriso sornione di Rick O’Connell ne ‘La Mummia’ e il fisico statuario di ‘George re della foresta…?’, Fraser rappresentava un tipo di mascolinità rara: prestante ma vulnerabile, eroico ma capace di non prendersi sul serio.

Il coraggio della verità: Brendan Fraser e la rinascita di un’icona dimenticata (foto screen YouTube) – Cinema.it

Era la “gallina dalle uova d’oro” di Hollywood, un volto che garantiva incassi milionari e un’energia che sembrava inesauribile. Eppure, dietro quel vigore fisico che lo portava a eseguire stunt pericolosissimi, si stava accumulando un logorio che non era solo muscolare, ma spirituale.

La caduta non fu un crollo improvviso, ma un lento scivolare nell’ombra. Al centro del baratro, un episodio traumatico: nel 2003, Fraser accusò Philip Berk, allora presidente della HFPA (l’associazione che assegna i Golden Globes) di molestie sessuali. Quando Brendan ebbe il coraggio di denunciare l’accaduto, la risposta dell’industria non fu il sostegno, ma l’ostracismo.

Brendan Fraser: anatomia di una caduta e trionfo di una risurrezione

Brandan Fraser piano piano scomparve, fu peggio che dileguarsi di botto, perché sembro quasi qualcosa di fisiologico, un ritiro naturale, invece per l’attore era solo l’inizio di un incubo. Anni di ruoli d’azione avevano ridotto il corpo dell’attore ad un colabrodo, tra interventi chirurgici vari, alle ginocchia, alla schiena e perfino alle corde vocali. Psicologicamente e fisicamente devastato dal periodo, arrivò a piegarlo ulteriormente anche il divorzio dall’allora moglie Afton Smith, le pesanti spese per il mantenimento lo portarono ad un passo dal disastro economico.

Mentre il telefono smetteva di squillare, Fraser si ritirava, convinto di aver perso il suo posto nel mondo. Il pubblico si chiedeva: “Che fine ha fatto Brendan Fraser?”, ignorando che la risposta era sepolta sotto strati di dolore e depressione. La rinascita di Brendan Fraser, la “Brenaissance” arriva nel 2022 con il ruolo nel film ‘The Whale’ del regista Darren Aronofsky. Nel film Fraser interpreta Charlie, un uomo di trecento chili che cerca disperatamente di riconnettersi con la figlia.

Brendan Fraser: anatomia di una caduta e trionfo di una risurrezione (foto screen YouTube) – Cinema.it

La tua non fu solo un’interpretazione magistrale ma una vera e propria catarsi. In Charlie, il pubblico ha rivisto Brendan: un uomo che abita un corpo che non riconosce più, che ha subito i colpi della vita, ma che conserva un’umanità luminosa e una capacità di amare incrollabile. Le lacrime di Fraser durante la standing ovation a Venezia sono diventate il simbolo di chi, dopo aver toccato il fondo, scopre che c’è ancora aria per respirare.

La vicenda di Brendan Fraser ci insegna che Hollywood può toglierti tutto — la fama, la salute, la ricchezza — ma non può distruggere l’essenza di un uomo che sceglie la verità. Ci mostra soprattutto quanto sia un ambiente complesso, oscuro e pieno di insidie, malgrado tutti vorrebbero scavarsi una nicchia per potersi collocare al suo interno, in realtà nasconde delle ombre pesanti e prepotenti in grado di distruggerti con poco.

Oggi Brendan non è più l’eroe d’azione che corre tra le piramidi; è qualcosa di molto più potente: un sopravvissuto. La sua vittoria agli Oscar non è stata il premio a un film, ma il risarcimento morale a un essere umano che ha avuto il torto di parlare in un mondo che voleva che stesse zitto. Il gigante è tornato, e questa volta non ha bisogno di muscoli per dominare la scena: gli basta la sua straordinaria, dolente e bellissima umanità.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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