Chuck Norris e il retroscena su Bruce Lee: ecco perché la leggenda dell’action disse no all’ultimo film completo del Re del Kung Fu
Il 26 luglio 1973 il cinema di arti marziali cambiava per sempre con l’uscita a Hong Kong de I 3 dell’Operazione Drago (Enter the Dragon). Un debutto amaro, avvenuto appena sei giorni dopo la prematura e scioccante scomparsa del suo protagonista, Bruce Lee, a soli 32 anni.
Quella pellicola non fu solo un successo commerciale travolgente, ma l’atto finale che trasformò un attore già ammirato in una leggenda immortale, influenzando generazioni di registi e persino il mondo dei videogiochi. Sebbene la filmografia postuma di Lee includa frammenti e progetti incompiuti come ‘L’ultimo combattimento di Chen’ (Game of Death), ‘I 3 dell’Operazione Drago’ resta cronologicamente l’ultima opera completa e rifinita del maestro.
La trama, ormai impressa nel DNA del cinema action, vede Lee infiltrarsi in un torneo su un’isola privata per smantellare l’impero criminale del malvagio Han. Un cast iconico che, tuttavia, secondo i piani originali, avrebbe dovuto includere un altro nome destinato a fare la storia: Chuck Norris.
La notizia della recente scomparsa di Norris, avvenuta il 20 marzo 2026 all’età di 86 anni, ha riportato a galla i dettagli di quel mancato sodalizio. Nonostante il profondo rispetto reciproco, il futuro “Walker Texas Ranger” decise di fare un passo indietro proprio nel momento in cui la stella di Bruce Lee brillava più forte, compiendo una scelta che avrebbe cambiato radicalmente il corso della sua carriera hollywoodiana.
Dietro la mancata partecipazione di Chuck Norris a quello che sarebbe diventato il film di arti marziali più celebre di sempre, non c’erano conflitti personali, ma una precisa strategia d’immagine. Secondo quanto riportato nella biografia Bruce Lee: A Life di Matthew Polly, Lee avrebbe voluto fortemente Norris per il ruolo di O’Hara, la spietata guardia del corpo di Han responsabile della morte della sorella del protagonista. Norris, tuttavia, rispose con un cortese ma fermo rifiuto.
La ragione era duplice e strettamente legata al precedente incontro tra i due sul set de ‘L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente’ (1972). In quella pellicola, Norris interpretava Colt e fu protagonista di uno scontro epocale di dieci minuti all’interno del Colosseo, considerato ancora oggi uno dei combattimenti più belli della storia del cinema. In quella scena, però, il suo personaggio veniva sconfitto e ucciso da Lee dopo un duello estenuante.
Il focus del rifiuto risiedeva nella volontà di Norris di non essere visto perdere per la seconda volta consecutiva contro Bruce Lee. In quella fase della sua vita, l’atleta americano stava cercando di compiere il salto di qualità: non voleva più essere percepito come uno “scagnozzo di lusso” o un cattivo di supporto, ma come un eroe protagonista. Norris intuì correttamente che, se avesse accettato di partecipare a un altro film di Lee, il copione lo avrebbe inesorabilmente condannato a una nuova sconfitta davanti al maestro, consolidando un’immagine subordinata che voleva disperatamente superare.
Da quel momento, la strada di Chuck Norris prese una direzione solitaria ma vincente. Nonostante un ultimo ruolo da villain nel 1974 con Massacro a San Francisco, dal 1977 con Vittorie perdute (Breaker! Breaker!) iniziò a interpretare ruoli da duro tutto d’un pezzo, diventando negli anni ’80 il volto di cult come Rombo di Tuono e Delta Force. Il suo “no” a Bruce Lee fu, in ultima analisi, il primo vero calcio rotante alla sua vecchia carriera da caratterista, aprendo la via al mito del cowboy moderno che lo avrebbe reso immortale.
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