Dall’arresto per omicidio colposo alla richiesta di semilibertà: ecco cosa fa oggi Francesco Schettino dopo il disastro raccontato su Netflix.
Il debutto sulla piattaforma streaming del docufilm Naufragio: Incubo in mare ha riacceso i riflettori non solo sulle drammatiche dinamiche della notte del 13 gennaio 2012, ma anche sul destino dell’uomo che della tragedia è diventato il simbolo negativo universale.

Il comandante Francesco Schettino, che scalò i ranghi della Costa Crociere a partire dal 2002 fino a ottenere la qualifica di capitano nel 2006, si trova oggi ad affrontare le conseguenze legali e storiche di una condotta definita sconsiderata dalle sentenze dello Stato italiano e commentata aspramente dai vertici della stessa compagnia dell’epoca, i quali presero immediatamente le distanze da una deviazione di rotta mai autorizzata.
La ricostruzione offerta dal documentario mette in luce come l’impatto contro le rocce delle Scole, causato dalla volontà di effettuare un saluto di passaggio ravvicinato per omaggiare la famiglia di un membro del personale di bordo, sia stato solo l’inizio del collasso operativo.
Le testimonianze dei membri dell’equipaggio confermano il disperato tentativo della plancia di comando di nascondere la reale entità dei danni sia ai passeggeri, costretti a subire comunicazioni ingannevoli su un semplice guasto elettrico, sia alla Guardia Costiera di Livorno, ritardando di oltre settanta minuti un ordine di evacuazione che avrebbe potuto salvare decine di vite.
Francesco Schettino: la reclusione a Rebibbia e le tappe del percorso carcerario
La domanda che molti spettatori si pongono dopo la visione del docufilm trova risposta all’interno del penitenziario di Rebibbia, a Roma, dove Francesco Schettino si trova recluso dal maggio del 2017. L’ex comandante si consegnò spontaneamente alle autorità carcerarie subito dopo che la Corte di Cassazione ebbe confermato in via definitiva la sentenza emessa al termine di un articolato processo durato diciannove mesi.
La condanna complessiva a 16 anni di reclusione è stata suddivisa dai magistrati in dieci anni per omicidio colposo plurimo, cinque anni per aver causato il naufragio della nave e un anno per il reato di abbandono di incapaci e della scialuppa.

Il percorso detentivo dell’ex ufficiale ha registrato un passaggio significativo nei primi mesi del 2025. La difesa di Schettino aveva infatti presentato un’istanza formale per l’accesso al regime di semilibertà, una misura che avrebbe permesso al detenuto di uscire dalla struttura durante le ore diurne per svolgere attività lavorative, valutando una collaborazione legata alla digitalizzazione del patrimonio culturale all’interno di un protocollo d’intesa con la Fabbrica di San Pietro in Vaticano.
Tuttavia, nel mese di aprile del 2025, la richiesta è stata ufficialmente ritirata dallo stesso ufficiale a causa di alcune difficoltà insorte con la specifica proposta lavorativa che era stata sottoposta al Tribunale di Sorveglianza di Roma. Il procedimento si è concluso con un provvedimento di non luogo a provvedere, rimandando ogni eventuale nuova istanza a quando si presenteranno nuovamente i presupposti ideali.
Nonostante questo stop sulla semilibertà, la condotta esemplare mantenuta dall’ex comandante durante la detenzione gli consente già da tempo di usufruire regolarmente di permessi premio per uscire temporaneamente dal carcere.
La fine della nave e la rivoluzione delle norme di sicurezza in mare
Se l’ex comandante sconta la propria pena all’interno del sistema carcerario, il gigante da 114.000 tonnellate che governava non esiste più da tempo. La Costa Concordia è stata interamente smantellata e demolita a Genova nel corso di una complessa e storica operazione di ingegneria e rottamazione iniziata nel 2014, lasciando il posto nella flotta aziendale alla successiva ammiraglia Costa Diadema.
Ciò che resta della Concordia è invece impresso nel codice marittimo internazionale, poiché il sacrificio di passeggeri e membri dell’equipaggio eroi, come il cameriere indiano Russel Rebello e il violinista ungherese Sandor Feher, ha costretto le autorità globali a riscrivere completamente i protocolli di emergenza a bordo delle navi da crociera.

Le normative internazionali introdotte dopo il 2012 impongono oggi l’obbligo tassativo di effettuare le esercitazioni di salvataggio per tutti i passeggeri prima ancora che la nave lasci il porto di partenza. È stato inoltre vietato l’accesso al ponte di comando a personale non autorizzato e si è stabilito il posizionamento di giubbotti di salvataggio supplementari direttamente presso le stazioni di adunata esterne, impedendo che le persone debbano tornare nelle cabine durante un’emergenza.





