Il Sundance Film Festival rappresenta il cuore pulsante del cinema indipendente mondiale. Non è solo un festival, ma un vero e proprio “ecosistema” che ha cambiato per sempre le regole del gioco a Hollywood, dimostrando che un’idea potente conta più di un budget milionario.
Fu qui che nel 1992 un giovane Quentin Tarantino sconvolse tutti con Le Iene. Senza il Sundance, probabilmente non avremmo avuto il cinema di Christopher Nolan (Memento esordì qui), Wes Anderson, Darren Aronofsky o Steven Soderbergh.
Rappresenta la porta d’ingresso per chi non ha agganci nelle grandi major, ma possiede una visione unica. Il festival è indissolubilmente legato alla figura di Robert Redford, che lo fondò (riprendendo il nome del suo personaggio in Butch Cassidy). L’attore voleva creare un luogo lontano da Los Angeles (scelse le montagne dello Utah) dove gli artisti potessero rischiare senza la pressione commerciale degli studios. Si tratta in buona sostanza della resistenza creativa contro il sistema dei blockbuster.
Oggi il Sundance non è più solo per “appassionati”: è il primo passo verso la statuetta d’oro. Uno degli esempi più recenti ed eclatanti è stato quello del 2022, con il film “CODA – I segni del cuore” è diventato il primo film presentato al Sundance a vincere l’Oscar come Miglior Film, segnando il trionfo definitivo del cinema indipendente (e dello streaming) sui palcoscenici più prestigiosi.
Il primo film di cui vi parliamo è ‘Time and Water’. In questo prodotto cinematografico la narrazione è affidata allo scrittore islandese Andri Snær Magnason, a cui è stato commissionato un elogio funebre per il primo ghiacciaio a “morire” a causa del cambiamento climatico. Il film è presentato come una capsula del tempo, ma anche come una lettera d’amore alla famiglia di Magnason – in particolare ai suoi nonni, che si incontrarono e si innamorarono durante le loro avventure e i loro studi sul ghiaccio – e un monito per le generazioni future sui pericoli dell’inazione.
Il secondo film è “Buddy” un film con una premessa apparentemente semplice: cosa succederebbe se qualcosa come Barney il Dinosauro, un tempo onnipresente personaggio per bambini e programma televisivo degli anni ’90, fosse in realtà malvagio? Questo è già abbastanza per un film horror sulla falsariga di “Willy’s Wonderland” o “Five Nights at Freddy’s”, ma “Buddy” va molto più in profondità del trauma infantile superficiale.
Gregg Araki ha proposto invece “I Want Your Sex” che segna il primo film del provocatorio regista queer in 12 anni, e sebbene il film non sia eccessivamente esuberante in termini di nudità , la sua gestione schietta, aperta e sfacciata dei temi sessuali, in particolare delle politiche sessuali, lo rendono un must.
“Ghost in the Machine” offre invece una storia approfondita dell’intelligenza artificiale, dagli albori del termine come mero strumento di marketing fino agli sforzi odierni di dirigenti tecnologici come Sam Altman ed Elon Musk. Lungo il percorso, questa illuminante cronaca dell’intelligenza artificiale rivela i legami preoccupanti e persistenti con l’eugenetica, l’inquietante snobbamento di varie rivendicazioni culturali e sociali e il prezzo molto reale che questa tecnologia fuorviante sta già avendo sull’umanità.
The Incomer, con Domhnall Gleeson pienamente coinvolto in questa commedia indipendente nei panni di Daniel, un ragazzo mite e un po’ nerd che lavora per il governo scozzese e ha il compito di trasferire due persone che vivono su un’isola remota al largo della costa scozzese. Costretto dal suo capo ad affrontare la situazione di persona, Daniel ottiene più di quanto si aspettasse quando incontra i due residenti, Isla e Sandy (Gayle Rankin e Grant O’Rourke), un fratello e una sorella che vivono soli sull’isola da decenni e sono stati cresciuti non solo diffidando degli intrusi, ma anche respingendoli per proteggere la loro patria.
Il secondo lungometraggio del regista/attore Noah Segan , “The Only Living Pickpocket in New York”, è un sentito e tenero omaggio a un mondo dentro e fuori dai confini del film stesso. John Turturro è al suo meglio panni di Harry, un borseggiatore veterano e piccolo criminale che si ritrova accidentalmente nei guai quando, inconsapevolmente, fa del male a un erede legittimo della mafia.
A volte il modo migliore per affrontare una rottura difficile è vendicarsi del proprio ex umiliando il suo nuovo partner con un musical scolastico sull’11 settembre. Va bene, non è mai il modo migliore per affrontare qualsiasi cosa, a meno che non si tratti di creare una commedia dark e spassosa chiamata semplicemente “The Musical”.
Poiché l’immigrazione è un tema scottante sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo, il documentario “Everybody to Kenmure Street” non poteva arrivare in un momento migliore. Il regista Felipe Bustos Sierra raccoglie cronache personali e filmati di diversi cittadini scozzesi (oltre a un paio di astute ricostruzioni con personaggi del calibro di Emma Thompson) che hanno dato il via a un improvvisato atto di resistenza civile nel maggio 2021, in diretta opposizione all’ingiusta applicazione delle leggi sull’immigrazione da parte del Ministero dell’Interno del Regno Unito.
È la volta di ‘One in a Milion’ I registi Itab Azzam e Jack MacInnes si ispirano al repertorio di Michael Apted per questo incredibile documentario che copre un arco temporale di 10 anni. Segue una giovane ragazza di nome Isra’a e la sua famiglia di rifugiati mentre fuggono dalla Siria, si dirigono in Germania e si acclimatano alla vita in un nuovo paese, facendo visita al pubblico circa una volta all’anno per seguire i progressi della famiglia.
L’ultimo film che citiamo è ‘Josephine‘ con una storia incentrata su una bambina di otto anni di nome Josephine (l’esordiente Mason Reeves) che assiste a un efferato crimine sessuale nel parco locale. Channing Tatum e Gemma Chan interpretano i genitori di Josephine, entrambi in difficoltà a trovare un accordo su come gestire la paura, la confusione e il trauma derivanti dalla straziante esperienza della figlia. Ma forse l’elemento più efficace del film risiede nella visualizzazione di come Josephine sia ossessionata da ciò che ha visto.
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