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Il capolavoro “invisibile” di Paul Thomas Anderson (disponibile ancora per poco)

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Marta Zelioli

Non solo nostalgia: esploriamo il rigore filologico e le scelte di regia di Paul Thomas Anderson  tra piani sequenza e verità della grana fotografica.

Ambientato nel 1973 nella San Fernando Valley, questo film segna il ritorno di Paul Thomas Anderson ai luoghi della sua infanzia, ma con una consapevolezza tecnica che dista anni luce dalla furia barocca di ‘Magnolia’.

Il capolavoro “invisibile” di Paul Thomas Anderson (foto Ansa) – CInema.it

Il film nasce da un aneddoto reale raccontato all’autore dall’amico e produttore Gary Goetzman, che da adolescente aveva effettivamente avviato un’impresa di materassi ad acqua e accompagnato una donna più grande a un casting. Questa scintilla di realtà ha permesso a Anderson di costruire un racconto episodico, lontano dalle strutture canoniche a tre atti, privilegiando il flusso emotivo rispetto alla progressione drammatica.

Il film in questione naturalmente è ‘Licorice Pizza’ del 2021, la cui produzione ha fatto discutere fin dalle prime fasi per la scelta radicale del casting, che ha visto il debutto assoluto di Cooper Hoffman e Alana Haim. Anderson ha dichiarato in diverse interviste (tra cui quella rilasciata a Variety) di aver scritto il ruolo di Alana appositamente per la musicista delle HAIM, dopo aver diretto diversi videoclip della band e averne individuato la “presenza cinematografica naturale”.

La decisione di affiancarle il figlio del suo storico collaboratore Philip Seymour Hoffman è stata dettata dalla necessità di trovare un volto che non fosse “contaminato” dai tic della recitazione professionale, mantenendo quella goffaggine autentica necessaria al personaggio di Gary Valentine.

Dal punto di vista visivo, il film rappresenta un esperimento unico: Anderson ha co-firmato la fotografia con Michael Bauman, rinunciando a un direttore della fotografia esterno per avere il controllo totale sulla luce. Hanno utilizzato esclusivamente pellicola 35mm e lenti binoculari d’epoca appositamente modificate per ottenere un flare specifico e una saturazione dei colori che richiamasse i film dell’epoca senza però sfociare nel citazionismo estetico fine a se stesso. Questo rigore filologico ha permesso a ‘Licorice Pizza’ di posizionarsi come un’opera di “realismo magico quotidiano”, dove la grana della pellicola diventa essa stessa parte della narrazione.

L’estetica del movimento e la verità della pelle: il rigore di PTA

Il cuore pulsante di ‘Licorice Pizza’ risiede nella scelta di Anderson di filmare la “verità”. In un’intervista al podcast Director’s Cut, il regista ha spiegato come abbia insistito affinché gli attori non usassero trucco pesante, permettendo alla cinepresa di catturare imperfezioni, arrossamenti e texture cutanee.

Questa scelta non è puramente estetica, ma funzionale: in un film che parla di crescita e di collisione tra età diverse, la pelle diventa il confine visibile tra l’infanzia di Gary e la complessa giovinezza di Alana. La cinepresa indugia sui primi piani lunghi e statici, lasciando che le micro-espressioni dei non professionisti riempiano lo spazio che solitamente viene colmato dai dialoghi.

L’estetica del movimento e la verità della pelle: il rigore di PTA (foto screen YouTube trailer) – CInema.it

Un altro pilastro dell’opera è l’uso coreografico della macchina da presa. Come confermato dal montatore Andy Jurgensen, il montaggio di ‘Licorice Pizza’ è volutamente meno frenetico rispetto ai lavori precedenti di Anderson. Il regista predilige i piani sequenza in movimento, specialmente durante le numerose scene di corsa. Queste sequenze non sono esercizi di stile, ma servono a trasmettere l’energia cinetica dei due protagonisti: correre è l’unico modo che conoscono per comunicare.

Il capolavoro ignorato di Paul Thomas Anderson (foto screen YouTube trailer) – Cinema.it

La celebre scena del camion che scende in retromarcia lungo le colline di Hollywood, girata con stunt minimi e una tensione costante, è l’emblema della capacità di PTA di trasformare un inconveniente logistico in una metafora della vita dei protagonisti: una discesa libera e pericolosa, gestita con un misto di incoscienza e perizia tecnica.

Degni di essere menzionati ovviamente anche i cammei di Bradley Cooper e Sean Penn che servono a creare un contrasto violento con la naturalezza dei protagonisti. Jon Peters (interpretato da Cooper) è una figura reale della Hollywood di quegli anni e Anderson ha riportato nei dialoghi e nei modi dell’attore la paranoia tipica di quel sottobosco industriale.

Questo scontro tra il “mondo degli adulti” grottesco e violento e la “bolla” di Gary e Alana eleva il film da semplice commedia romantica a critica sociale sottile, rendendo ‘Licorice Pizza’ l’opera più stratificata e, per questo, ingiustamente considerata “minore” nella filmografia di un autore che non ha mai smesso di studiare l’essere umano.

Se volete guardare ‘Licorice Pizza’ online, sappiate che su Amazon Prime sarà disponibile ancora per dieci giorni. Approfittatene.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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