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Registi

Dalla fuga dalla NYU alla gloria di Hollywood: il record di Paul Thomas Anderson agli Oscar 2026

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Marta Zelioli

La notte degli Oscar del 15 marzo 2026 resterà scolpita nella memoria di Hollywood come il momento della definitiva consacrazione di Paul Thomas Anderson. Con il trionfo del suo decimo lungometraggio, One Battle After Another, il regista californiano ha finalmente rotto un incantesimo che durava da quasi trent’anni, portando a casa tre statuette personali: Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura Non Originale e Miglior Film.

Un successo che arriva dopo una “maledizione” statistica senza precedenti: prima di ieri sera, Anderson aveva accumulato ben 11 nomination personali senza mai una vittoria, mentre i suoi film avevano collezionato complessivamente 28 candidature.

Dalla fuga dalla NYU alla gloria di Hollywood: il record di Paul Thomas Anderson agli Oscar 2026 (foto Ansa) – Cinema.it

Opere magistrali come Il petroliere, ‘Magnolia’ e ‘Il filo nascosto’ avevano consolidato il suo status di genio assoluto, ma il riconoscimento dell’Academy sembrava sempre sfuggirgli per un soffio, rendendolo il recordista di nomination “a vuoto” tra i registi viventi.

Il percorso che lo ha portato sul podio più alto del Dolby Theatre è il coronamento di una carriera costruita sull’integrità artistica e sulla collaborazione con giganti del calibro di Daniel Day-Lewis e il compianto Philip Seymour Hoffman. Ma per capire la natura profonda di questo successo, bisogna tornare indietro nel tempo, a quel momento di rottura totale con le istituzioni che ha definito per sempre il suo approccio al cinema.

Il trionfo di Paul Thomas Anderson agli Oscar 2026 segna il culmine di un percorso iniziato con una scommessa audace contro il sistema accademico. Dopo 11 nomination personali e una filmografia leggendaria, il regista ha dimostrato che la dedizione assoluta sul campo può trasformare un talento naturale in pura storia del cinema.

La fuga dalla NYU: quando due giorni di scuola valgono una carriera da Oscar

Il mito di Paul Thomas Anderson nasce ufficialmente nel 1993, quando un giovane e irrequieto PTA decide di iscriversi alla prestigiosa Film School della New York University (NYU). La sua carriera accademica, tuttavia, è tra le più brevi della storia: durò esattamente quarantotto ore. Il motivo della fuga non fu la mancanza di voglia, ma un profondo disaccordo metodologico.

Si racconta che Anderson, per testare la capacità critica dei suoi docenti, presentò un saggio scritto originariamente dal premio Pulitzer David Foster Wallace; quando il professore gli assegnò una mediocre “C”, Paul capì che non aveva senso restare a farsi insegnare il cinema da chi non ne riconosceva la genialità.

La fuga dalla NYU: quando due giorni di scuola valgono una carriera da Oscar (foto Ansa) – CInema.it

Invece di rassegnarsi, Anderson compì un gesto che sarebbe diventato leggenda tra gli aspiranti registi. Chiese e ottenne il rimborso totale della retta universitaria e utilizzò quei circa 20.000 dollari — sommati a qualche vincita al gioco d’azzardo e ai risparmi di suo padre, Ernie Anderson, celebre annunciatore televisivo della ABC e voce storica di Hollywood — per finanziare il suo primo vero progetto. Quel denaro, che avrebbe dovuto pagare libri e tasse, servì invece a girare il cortometraggio Cigarettes & Coffee.

Paul Thomas Anderson dalla fuga da scuola all’Oscar (foto Ansa) – Cinema.it

Quell’opera prima non fu solo un esercizio di stile, ma il biglietto da visita che gli permise di approdare al Sundance Festival e, poco dopo, di dirigere il suo primo lungometraggio, Hard Eight. Quella scelta radicale di abbandonare i banchi dopo soli due giorni per sporcarsi le mani sul campo è oggi il simbolo della sua poetica: un cinema viscerale, tecnico e profondamente umano che, partendo da un rimborso universitario e dalla fiducia del padre, è arrivato ieri sera a dominare la notte più importante del mondo.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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