‘Ritorno al futuro’: i 40 rifiuti, le accuse della Disney e i segreti del cult anni ’80

I clamorosi segreti di Ritorno al futuro: scopriamo come il capolavoro di Robert Zemeckis ha superato 40 rifiuti e le pesanti accuse della Disney

Costruire una pietra miliare della cultura pop non è quasi mai un percorso lineare, ma spesso il risultato di un’ostinata battaglia contro lo scetticismo dell’industria.

Le due date sulla macchina del tempo
“Ritorno al futuro”, il film venne ‘maltrattato’ la notte degli Oscar (foto screen YouTube) – Cinema.it

Nella Hollywood degli anni Ottanta, dominata da formule commerciali precise e generi rigidamente codificati, presentarsi ai dirigenti delle major con un’idea fuori dagli schemi significava quasi certamente andare incontro a una sfilza di porte in faccia.

Questo fenomeno ha investito in pieno una delle pellicole più amate e celebrate di sempre, dimostrando come i più grandi successi del cinema internazionale debbano la loro stessa esistenza alla perseveranza incrollabile dei propri creatori e alla capacità di un singolo investitore illuminato di vedere del potenziale laddove l’intero sistema vedeva solo un rischioso flop finanziario.

La storia della settima arte insegna che le sceneggiature destinate a lasciare un segno indelebile nell’immaginario collettivo sono proprio quelle che spaventano i produttori per la loro natura ibrida e provocatoria.

Muoversi sul filo del rasoio tra la commedia brillante e la fantascienza, sfiorando persino tematiche audaci con una leggerezza senza pari, è un equilibrismo narrativo che prima di tramutarsi in oro al botteghino viene regolarmente frainteso. Esplorare i tormentati retroscena di questa produzione significa comprendere come il passaggio attraverso decine di bocciature e un caotico stravolgimento del piano di lavorazione abbiano finito per forgiare la formula perfetta del cult cinematografico moderno.

Il paradosso dei rifiuti da Hollywood alla Disney: nessuno voleva ‘Ritorno al futuro’

Il cammino distributivo della sceneggiatura firmata dal co-creatore Bob Gale e dal regista Robert Zemeckis fu una vera e propria via crucis, segnata da ben 40 clamorosi rifiuti da parte degli studios cinematografici. Come spiegato da Gale in un’intervista a Comicbook.com, le motivazioni del settore erano principalmente due: da un lato la radicata convinzione che i film basati sui viaggi nel tempo fossero storicamente dei disastri al botteghino; dall’altro un profondo malinteso sul tono della pellicola.

Le grandi case di produzione dell’epoca cercavano commedie molto più spinte e goliardiche sulla scia di Porky’s o Stripes, liquidando lo script come un’opera “troppo carina e dolce” per poter interessare il pubblico di quegli anni.

La Gibson durante il film Ritorno al futuro suonata da Michael J. Fox
Michael J. Fox parla del clamoroso errore in Ritorno al futuro: ancora lo perseguita (foto screen YouTube) – Cinema.it

La situazione si ribaltò paradossalmente quando il progetto venne sottoposto alla Disney, dove la reazione dei dirigenti fu di assoluto sdegno per motivi diametralmente opposti. Gale ha ricordato come un dirigente dello studio rimase letteralmente sbalordito e furioso, accusandoli di aver scritto un film che trattava implicitamente il tabù dell’incesto, a causa della celebre dinamica in cui il giovane protagonista si ritrova bloccato in auto a subire le avance della sua futura madre adolescente.

L’unico a credere ciecamente nella bontà del progetto fu Steven Spielberg, che decise di finanziare l’opera attraverso la sua casa di produzione, la Amblin Entertainment, permettendo a Ritorno al futuro’ (Back to the Future) di vedere finalmente la luce grazie alla Universal Studios.

Il licenziamento dopo sei settimane e i turni notturni massacranti di Michael J. Fox

Superato lo scoglio della produzione, il set dovette affrontare una delle crisi logistiche e artistiche più complesse della Hollywood moderna: la necessità di sostituire l’attore protagonista a riprese già inoltrate. Sebbene Michael J. Fox fosse sempre stato la primissima scelta del regista, i suoi impegni contrattuali con la sitcom Family Ties (Casa Keaton) lo rendevano inizialmente indisponibile.

La produzione ripiegò quindi su Eric Stoltz, ma dopo sei settimane di ciak Zemeckis e Spielberg compresero che l’attore, pur essendo straordinario, non possedeva il brio comico necessario per interpretare Marty McFly.

Primo piano di Michael J. Fox
Michael J. Fox e quel furto che avrebbe tanto voluto fare… sul set di Ritorno al futuro (foto Ansa) – Cinema.it

Ottenuto finalmente il via libera per ingaggiare Fox, la produzione dovette adattarsi a ritmi di lavoro disumani per consentire all’attore di portare avanti entrambi i progetti contemporaneamente. Come rivelato dal direttore della fotografia Dean Cundey al Guardian, Fox era disponibile per il set cinematografico soltanto dalle 18:00 di sera alle 02:00 del mattino, costringendo la troupe a una frenetica programmazione interamente notturna.

Nonostante la privazione del sonno e una stanchezza fisica debilitante che lo portava a crollare sulla sedia tra un ciak e l’altro, l’attore seppe infondere nel personaggio un’energia magnetica e travolgente. Questo mix irripetibile di ostacoli produttivi, caos logistico e genialità creativa non ha minimamente intaccato il risultato finale, regalando al cast — completato da Christopher Lloyd, Lea Thompson e Thomas F. Wilson — un posto d’onore nella leggenda del cinema.