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Tra finzione e FBI: l’Incredibile legame tra Jack Nicholson e il Re della malavita di Boston

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Marta Zelioli

Oltre il remake di Infernal Affairs: la doppia vita di un informatore reale ha ispirato ‘The Departed’. Un viaggio tra i segreti dell’FBI e il cinema premio Oscar

Quando Martin Scorsese decise di dirigere ‘The Departed’, non si limitò a tradurre per il pubblico occidentale il poliziesco di Hong Kong Infernal Affairs. Il regista scelse di radicare la narrazione nel cemento e nel sangue di Boston, attingendo a piene mani da una delle cronache criminali più oscure della storia americana.

Tra finzione e FBI: l’Incredibile legame tra Jack Nicholson e il Re della malavita di Boston (foto screen YouTube) – CInema.it

Il risultato fu un’opera viscerale che non solo portò Scorsese all’Oscar per la miglior regia, ma che riuscì a fondere l’estetica del noir orientale con la cruda realtà dei doppi giochi federali, creando un mosaico di corruzione dove il confine tra legge e malavita svanisce completamente.

Al centro di questo labirinto morale brilla la figura di Frank Costello, interpretato da un Jack Nicholson in stato di grazia. Sebbene il personaggio di Colin Sullivan (Matt Damon) trovi il suo corrispettivo reale nell’agente corrotto John Connolly, è Costello a incarnare l’anima nera del film. La sua figura è modellata sul famigerato Whitey Bulger, il boss che per decenni ha tenuto Boston sotto scacco mentre operava come informatore segreto per l’FBI. Questo paradosso narrativo — un re del crimine che è anche una “spia” dello Stato — aggiunge al film un livello di cinismo che trascende la semplice finzione cinematografica.

L’ispirazione tratta dalla realtà è stata così vivida da generare conseguenze quasi surreali. La cronaca documentata riporta infatti che lo stesso Whitey Bulger, durante la sua lunga latitanza, mise a rischio la propria libertà pur di recarsi al cinema a vedere l’interpretazione di Nicholson. La reazione del boss, tuttavia, fu tutt’altro che entusiasta: la discrepanza tra il codice d’onore che Bulger professava e la verità dei fatti mostrata sullo schermo divenne un punto di rottura psicologico, trasformando la visione del film in un momento di rabbia e disgusto per il vero “re di Boston”.

L’ira del Boss: perché Whitey Bulger odiava la versione di Jack Nicholson

La verità giornalistica dietro il personaggio di Frank Costello emerge dai racconti di chi ha studiato da vicino la vita di Whitey Bulger. Casey Sherman, coautore di Hunting Whitey, ha rivelato a The Hollywood Reporter un aneddoto incredibile: Bulger fu sorpreso da un vice sceriffo mentre guardava The Departed manifestando apertamente il proprio disprezzo. Il boss scuoteva la testa con disgusto ogni volta che Nicholson appariva sullo schermo. Il motivo? Nonostante i documenti dell’FBI provassero inconfutabilmente il suo ruolo di informatore, Bulger ha passato l’intera vita a negare di aver mai tradito i suoi compagni della malavita di Boston.

L’ira del Boss: perché Whitey Bulger odiava la versione di Jack Nicholson (foto screen YouTube) – CInema.it

Vedere Costello smascherato come spia federale verso la fine della pellicola fu per Bulger un insulto personale, una violazione della sua immagine pubblica di criminale “puro”. Questa stessa ostilità si ripeté anni dopo con il biopic Black Mass, dove Bulger rifiutò categoricamente di collaborare con Johnny Depp. L’idea che il cinema rivelasse i segreti del suo patto con l’FBI e il tradimento verso amici e rivali era qualcosa che il boss non poteva accettare, nemmeno quando la sua doppia vita era ormai diventata di dominio pubblico dopo la cattura.

Il valore aggiunto dell’interpretazione di Nicholson in The Departed risiede proprio in questa ambiguità. Mentre il film di Scorsese esplora la caduta di un impero illecito basato sulla menzogna, la realtà ci consegna l’immagine di un uomo che, fino alla morte, ha cercato di proteggere il proprio status di “intoccabile”, rifiutando lo specchio che il cinema gli metteva davanti. Costello e Bulger condividono così lo stesso tragico destino: l’incapacità di essere riconosciuti per ciò che erano davvero, ovvero gli architetti di un sistema dove la lealtà era solo un’illusione utile a coprire un gioco di potere molto più sporco.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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