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Audrey Hepburn, il nuovo film con Lily Collins divide: l’analisi del figlio Sean Ferrer

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Marta Zelioli

«Come si rende interessante una fotografia?». Il figlio di Audrey Hepburn, Sean Ferrer, esprime le sue perplessità sul nuovo film dedicato alla diva

L’annuncio che Lily Collins vestirà i panni di Audrey Hepburn in un atteso biopic ha scosso le fondamenta della cinefilia mondiale. Non si tratta di una semplice operazione nostalgia, ma di un progetto che affonda le radici in quasi dieci anni di sviluppo e in una profonda ammirazione dell’attrice di Emily in Paris per l’icona britannica. Il film, basato sul saggio di Sam Wasson Fifth Avenue, 5 A.M.: Audrey Hepburn, Breakfast at Tiffany’s and the Dawn of the Modern Woman, mira a svelare i segreti dietro la nascita di un mito che ha cambiato per sempre l’immagine della donna moderna.

Audrey Hepburn, il nuovo film con Lily Collins divide: l’analisi del figlio Sean Ferrer (foto profilo ufficiale IG Lily Collins) – Cinema.it

In questo scenario di grande aspettativa, la voce più autorevole è quella di Sean Hepburn Ferrer, figlio primogenito della diva nato dal legame con Mel Ferrer. In un’intervista rilasciata a Woman’s World, l’umanitario sessantacinquenne ha rotto il silenzio sul progetto, offrendo una prospettiva che oscilla tra l’approvazione incondizionata per la protagonista e un pragmatico scetticismo riguardo alla struttura narrativa dell’opera. Le sue parole arrivano proprio mentre la produzione entra nel vivo, definendo i contorni di un’eredità artistica che non accetta compromessi.

Il punto di vista di Ferrer è cruciale: egli non è solo il custode della memoria materna, ma un osservatore attento dell’industria cinematografica. La sua analisi tocca tasti delicati, dalla scelta del casting originale di Truman Capote — che avrebbe preferito Marilyn Monroe — fino alla difficoltà di trasformare un’analisi saggistica su una singola fotografia in un prodotto capace di intrattenere il pubblico contemporaneo.

«Lily è fantastica, ma dov’è il dramma?»: l’analisi di Sean Ferrer

Il primo impatto con la notizia del casting è stato, per Sean Hepburn Ferrer, estremamente positivo. Parlando della scelta di Lily Collins, Ferrer ha ammesso con sincerità: «Devo essere onesto, sono molto entusiasta, perché Lily mi piace moltissimo. Ho guardato “Emily in Paris” per quanto ho potuto». Una promozione che suona come una benedizione ufficiale per la Collins, la quale ha recentemente confermato via social il suo coinvolgimento, dichiarando che interpretare la Hepburn è il coronamento di una vita intera di ammirazione.

Tuttavia, il figlio della diva non ha nascosto una punta di preoccupazione legata alla fonte letteraria scelta per la pellicola. Il cuore del film ruota attorno alla genesi di Colazione da Tiffany, ma Ferrer solleva un dubbio tecnico sulla tenuta del racconto:

«Lily è fantastica, ma dov’è il dramma?»: l’analisi di Sean Ferrer (foto screen IG ufficiale Lily Collins) – Cinema.it

 «La mia grande preoccupazione, poiché conosco bene Wasson, è la realizzazione del film, perché tutto ruota attorno a una fotografia di mia madre in piedi sulla Fifth Avenue». Ferrer si interroga apertamente sulla sfida che attende la sceneggiatrice Alena Smith: «Non sono sicuro di come si possa adattare tutto questo in un film e renderlo interessante. Non c’è molto dramma».

Un altro passaggio fondamentale dell’intervista riguarda il confronto storico con Marilyn Monroe, la candidata originale per il ruolo di Holly Golightly. Ferrer ha analizzato con lucidità quella sliding door cinematografica: «Posso capire perché Marilyn disse di no, perché probabilmente sentiva che avrebbe finito per interpretare se stessa. Non è molto interessante». È stato proprio lo scarto tra l’attrice e il personaggio a creare la leggenda: «Se prendi qualcuno come Audrey Hepburn, che è l’ultima persona che ti aspetti in quel ruolo, creerai qualcosa di completamente nuovo. E penso che abbia funzionato». Ora, la sfida per Lily Collins sarà dimostrare che quel fascino “inaspettato” può essere replicato anche a decenni di distanza.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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