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Attori

Rocky sono io: la vera storia di come Stallone ha sconfitto la miseria

Published by
Marta Zelioli

Sylvester Stallone è probabilmente uno dei più grandi esempi di riscatto e di forza interiore della storia di Hollywood. Un uomo che è venuto al mondo con un tale concentrato di sventura e che è riuscito a risalire e a diventare grande, nonostante le moltissime avversità.

Di persone venute al mondo con una quantità così cospicua di sventure non ce ne sono molte. Stallone è comunque riuscito a non farsi travolgere dal destino avverso e lo ha girato a suo vantaggio, ottenendo non un leggero miglioramento ma entrando addirittura nell’olimpo di Hollywood.

Rocky sono io: la vera storia di come Stallone ha sconfitto la miseria (foto Ansa) – Cinema.it

Il destino sembrava aver voltato le spalle a Sylvester Stallone ancora prima che emettesse il primo vagito. A causa di una complicazione durante il parto, l’uso maldestro del forcipe gli recise un nervo facciale, condannandolo a una paralisi permanente della parte inferiore sinistra del volto.

Il risultato? Uno sguardo asimmetrico e una parlata biascicata. Cresciuto tra case famiglia e un orfanotrofio, a scuola divenne il bersaglio preferito dei bulli, che lo deridevano per quel suo aspetto “diverso”. Stallone aveva un sogno, era quello di diventare un attore e nonostante le evidenti difficoltà non si arrese.

Sylvester Stallone, il destino avverso e il sogno di diventare attore

Quando decise di diventare attore, Stallone si scontrò con un muro di pregiudizi. Ai provini le risposte erano brutali: “Non hai la faccia giusta”, “Con quella voce non andrai da nessuna parte”. Venne rifiutato migliaia di volte, ma quel ragazzo cresciuto tra le strade dure di Hell’s Kitchen non aveva intenzione di arrendersi, anche se il mondo lo considerava un “fallito”.

La povertà diventò presto miseria nera. Stallone arrivò al punto di non avere più una casa, finendo a dormire per giorni nelle stazioni degli autobus di New York. Senza soldi per il cibo e senza un posto dove andare, toccò il fondo della disperazione umana.

Il momento più straziante della sua vita fu quando fu costretto a vendere il suo unico amico, il suo cane Butkus, per soli 40 dollari davanti a un negozio di liquori. Non aveva scelta: non poteva più sfamarlo.

Il giorno della svolta fu il 24 marzo 1975, Stallone assistette a un incontro di boxe che cambiò la sua vita: lo sconosciuto Chuck Wepner riuscì a resistere per 15 riprese contro il leggendario Muhammad Ali, arrivando quasi a batterlo. Quella notte, ispirato dalla forza di chi non ha nulla da perdere, Stallone si chiuse in una stanza e scrisse la sceneggiatura di Rocky in soli tre giorni.

La sceneggiatura di Rocky l’offerta rifiutata e la scommessa

Quando presentò lo script, i produttori rimasero folgorati. Gli offrirono l’incredibile cifra di 350.000 dollari (una fortuna per l’epoca), ma a una condizione: il ruolo di Rocky doveva andare a un attore famoso come Ryan O’Neal o Burt Reynolds. Nonostante avesse solo 100 dollari in tasca e una moglie incinta, Stallone disse di no. Sapeva che se avesse venduto la sua opera senza esserne il protagonista, avrebbe venduto la sua anima.

Alla fine, uno studio più piccolo (la United Artists) accettò il rischio, ma con un budget ridottissimo. Stallone ottenne il ruolo principale per una paga minima. Girarono il film in soli 28 giorni, tra mille difficoltà. Rocky divenne un fenomeno culturale senza precedenti: costato poco più di un milione di dollari, ne incassò oltre 225 milioni in tutto il mondo.

La sceneggiatura di Rocky l’offerta rifiutata e la scommessa (foto Ansa) – Cinema.it

Il cerchio si chiuse trionfalmente alla 49ª edizione dei Premi Oscar. Il film ottenne 10 nomination e vinse 3 statuette, tra cui quella più prestigiosa per il Miglior Film. Stallone, il ragazzo che non sapeva dove mangiare, era diventato il Re di Hollywood. La prima cosa che fece fu ricomprare il suo cane con i primi soldi guadagnati, cercò l’uomo a cui lo aveva venduto e lo ricomprò per 15.000 dollari. Butkus divenne poi una star, apparendo proprio nei primi due capitoli di Rocky.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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