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Prima di ‘Casablanca’: il bizzarro flop fantascientifico che Humphrey Bogart voleva cancellare

Published by
Marta Zelioli

Prima del successo mondiale, Bogart fu costretto a interpretare un inquietante scienziato assetato di sangue. Ecco il retroscena del suo film più strano

Nel firmamento dorato della vecchia Hollywood, pochi nomi evocano un’immagine così definita come quello di Humphrey Bogart. L’attore è diventato, nell’immaginario collettivo, il volto simbolo del cinema noir, l’antieroe per eccellenza avvolto nel fumo di una sigaretta e protetto dal colletto alzato di un trench. La sua carriera è costellata di titoli che hanno ridefinito i canoni del genere, trasformando ogni sua smorfia e ogni sua battuta in un pezzo di storia della settima arte, ammirato ancora oggi per quella sua inimitabile combinazione di cinismo e integrità.

Prima di Casablanca: il bizzarro flop fantascientifico che Humphrey Bogart voleva cancellare (foto Ansa) – Cinema.it

Tuttavia, prima che pellicole come Il mistero del falco o Casablanca lo consacrassero a icona globale, il percorso di Bogart è stato segnato da una lunga e faticosa gavetta sotto il rigido controllo degli studios. Erano gli anni del sistema dei contratti in esclusiva, un’epoca in cui gli attori erano veri e propri “asset” di proprietà delle case di produzione, costretti ad accettare qualsiasi ruolo venisse loro proposto, pena la sospensione della paga o la fine della carriera. In questo contesto, anche un talento cristallino come quello di Bogart finì per essere coinvolto in esperimenti cinematografici decisamente bizzarri.

Esplorando i meandri meno battuti della sua vasta filmografia, ci si imbatte in pellicole che sembrano quasi appartenere a un altro universo. Tra commedie musicali maldestre e ruoli secondari dimenticabili, esiste un titolo che spicca per la sua stranezza e che l’attore stesso ricordava con un misto di imbarazzo e rabbia. Si tratta di un’incursione solitaria nel mondo del cinema di genere, un’opera che rappresenta un vero e proprio “unicum” e che ci mostra un Bogart come non lo avremmo mai più rivisto sullo schermo.

Il ritorno del Dottor X: l’incubo horror di Humphrey Bogart

Correva l’anno 1939 quando la Warner Bros. decise di gettare Bogart nel calderone della fantascienza venata di horror con ‘Il ritorno del Dottor X’. In questo film, diretto da Vincent Sherman, l’attore interpreta il misterioso Marshall Quesne, un assistente di laboratorio che si rivela essere nient’altro che il defunto Dottor Maurice Xavier, riportato in vita grazie a macabri esperimenti e costretto a nutrirsi di sangue umano per sopravvivere. Con un ciuffo di capelli bianco striato e un’aura spettrale, Bogart si ritrovò a vestire i panni dello scienziato pazzo, un ruolo che solitamente era territorio esclusivo di giganti del brivido come Bela Lugosi o Boris Karloff.

Il ritorno del Dottor X: l’incubo horror di Humphrey Bogart (foto screen YouTube) – Cinema.it

Il disappunto di Bogart verso questo progetto non era un mistero. L’attore definì apertamente la pellicola come un “film schifoso”, confessando che fu proprio questa esperienza a spingerlo a chiedere più soldi e maggiore autonomia a Jack Warner. In una celebre biografia, Bogart ironizzò sul fatto che lo studio stesse letteralmente “bevendo il suo sangue” costringendolo a recitare in sceneggiature così scadenti. La sua frustrazione nasceva dal sentirsi sprecato in un ruolo che non gli apparteneva, intrappolato in una trama che mescolava omicidi seriali ed ematologia estrema in un cocktail che oggi definiremmo un puro B-movie.

Nonostante l’odio viscerale dell’attore per il progetto, rivedere oggi Il ritorno del Dottor X offre una prospettiva affascinante. Bogart, da grande professionista, riesce a conferire al suo “non-morto” una presenza inquietante e magnetica, trasformando un personaggio potenzialmente ridicolo in una figura di sottile mistero.

Sebbene la critica dell’epoca e l’attore stesso non ne fossero entusiasti, il film rimane una testimonianza preziosa di un momento di transizione: il punto di rottura che convinse Bogart a lottare per ruoli più complessi. Solo due anni dopo, il noir avrebbe bussato alla sua porta, regalandogli l’immortalità e chiudendo per sempre l’era degli scienziati resuscitati.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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