Il+Metodo+e+il+Bardo%3A+Il+lungo+viaggio+di+Al+Pacino
cinemait
/attori/il-metodo-e-il-bardo-il-lungo-viaggio-di-al-pacino/amp/
Attori

Il Metodo e il Bardo: Il lungo viaggio di Al Pacino

Published by
Marta Zelioli

Un ritratto intimo e crudo di Al Pacino: dalla povertà estrema del Bronx all’ossessione per Shakespeare. La storia di un uomo che ha trovato nella recitazione la sua unica verità

Esistono attori che interpretano un ruolo e attori che, in quel ruolo, decidono di bruciare. Al Pacino appartiene a questa seconda, rarissima specie. Nato il 25 aprile 1940, la sua parabola sembra scritta da un drammaturgo d’altri tempi: un percorso di fiamme e ombre che parte dai marciapiedi polverosi di New York per arrivare all’Olimpo di Hollywood, senza però mai perdere quell’odore di asfalto e di verità che solo chi ha conosciuto il “basso” riesce a portarsi addosso. Ogni sua ruga, ogni inflessione della sua voce roca, racconta la storia di un uomo che ha usato la recitazione come uno scudo contro il mondo e come un ponte verso l’infinito.

Il Metodo e il Bardo: Il lungo viaggio di Al Pacino (foto Ansa) – Cinema.it

Guardare Al Pacino sullo schermo non è mai un atto passivo; è un’esperienza elettrica, un confronto diretto con un’anima che non ha paura di mostrare le proprie ferite. Spogliandolo dei panni di Michael Corleone o di Tony Montana, emerge un profilo fatto di solitudini profonde e di passioni divoranti, dove il confine tra la persona e il personaggio si fa così sottile da sparire. È la celebrazione di una natura combattiva che non ha mai accettato compromessi, rendendo omaggio a quel demone del talento che non gli ha mai dato tregua, spingendolo a cercare la verità anche dove fa male.

Oggi, guardando indietro al suo percorso, ci rendiamo conto che celebrare la sua figura significa riconoscere il valore del sacrificio artistico. Pacino non ha solo prestato il volto al cinema; ha consegnato la sua intera esistenza a un’arte che lo ha salvato, trasformando il vuoto di un’infanzia difficile in un grido che ancora oggi scuote le platee di tutto il mondo.

Il ruggito di Sonny tra i vicoli del Bronx e l’ombra di Shakespeare

Prima che il mondo imparasse il suo nome, per le strade del Bronx c’era solo “Sonny”. Un ragazzo con gli occhi troppo grandi e le tasche troppo vuote, che viveva la New York più cruda, quella dei senzatetto e dei sogni che spesso muoiono all’alba. Eppure, anche quando non aveva un tetto sopra la testa e dormiva nei teatri che lo ospitavano, Pacino possedeva una ricchezza che nessuno avrebbe potuto portargli via: una curiosità famelica. Usava i suoi ultimi spiccioli, quelli che avrebbero dovuto garantirgli un pasto, per chiudersi nel buio di una sala cinematografica a studiare i movimenti dei giganti del passato. Non cercava intrattenimento; cercava una via d’uscita.

Questa dedizione assoluta è ciò che lo ha portato, anni dopo, a rischiare la ragione sul set di Serpico. Pacino non stava recitando la parte del poliziotto onesto; lui era Frank Serpico. Con la barba incolta e il distintivo originale stretto in tasca, la fusione mentale divenne tale da trascinarlo in una realtà parallela. È rimasta leggendaria la volta in cui, accecato dalla rabbia per una manovra azzardata, cercò di arrestare realmente un tassista nel traffico di Manhattan, realizzando solo dopo lunghi minuti di non essere in servizio. Quella pericolosa vicinanza al baratro è la cifra stilistica di un artista che non sa fingere, ma solo vivere, portando il “Metodo” oltre il limite del consentito.

Il ruggito di Sonny tra i vicoli del Bronx e l’ombra di Shakespeare (foto Ansa) – Cinema.it

Ma dietro le pistole e le urla dei gangster, batte il cuore di un uomo che appartiene a un’altra epoca. Il suo vero, grande amore non è la cinepresa, ma William Shakespeare. Il teatro è il suo “centro”, il luogo dove il caos si fa ordine. Si dice che nei momenti di massima pressione, Pacino si rifugiasse negli angoli più bui a sussurrare tra sé i versi di Riccardo III, come se quelle parole fossero un talismano contro la superficialità del successo. Ha investito anima e patrimonio in progetti shakespeariani per un atto d’amore puro verso un’arte che lo ha salvato dalla solitudine di un’infanzia segnata dall’abbandono del padre.

Quella solitudine lo accompagna da sempre e ha plasmato la sua storica riluttanza verso il matrimonio. Nonostante i grandi amori, Al Pacino ha preferito restare un lupo solitario, trovando nella finzione l’unica famiglia capace di non tradirlo mai: il pubblico. Oggi, con una carriera che ha attraversato epoche e stili, la sua fame è rimasta quella del ragazzo del Bronx. Non recita per il cachet, ma per una necessità biologica. Il talento, per lui, rimane quel demone che non permette di riposare, un incendio che continua a illuminare il grande schermo mentre lui, nell’ombra, continua a cercare la prossima verità.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

Recent Posts

La Resurrezione di Cristo raddoppia: Mel Gibson spiega perché il sequel sarà diviso in due film

La Resurrezione di Cristo di Mel Gibson prende forma: ecco perché il kolossal biblico non…

4 settimane ago

Il thriller con Robert Redford così reale da ingannare il KGB

Quando la finzione ispira la realtà: come il film di Sydney Pollack con Robert Redford…

4 settimane ago

La storia del primo insuperato trionfatore agli Oscar: pericoli e segreti di un cult

'Wings' compie gli anni: retroscena, pericoli e segreti del primo e unico film muto a…

1 mese ago

Il libro che ha stregato Christopher Nolan: la lettura fondamentale che vi lascerà a bocca aperta

Quale libro porterebbe Christopher Nolan su un'isola deserta? Il nome dell'autore argentino che ha plasmato…

1 mese ago

I conti in tasca a Matt Damon: così la star di ‘The Odyssey’ ha accumulato il suo patrimonio

Il patrimonio netto di Matt Damon nel 2026: dagli inizi con Ben Affleck al fenomeno…

1 mese ago

Perché Robert De Niro e Gene Hackman rifiutarono il ruolo di Hannibal Lecter

Perché Gene Hackman e Robert De Niro dissero no a Hannibal Lecter? Tutti i retroscena…

1 mese ago