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Il tesoro inesplorato di Stephen King: un incubo psicologico cerca il suo regista

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Marta Zelioli

Non è un mostro sotto il letto, è qualcosa che ti segue nel silenzio della foresta. Ecco il racconto che aspetta da trent’anni la sua consacrazione sul grande schermo

Nel vasto impero mediatico di Stephen King, dove ogni manoscritto sembra destinato a diventare un blockbuster esiste un angolo d’ombra che Hollywood non è ancora riuscita a illuminare. Se romanzi come ‘Le notti di Salem’ o ‘Carrie’ hanno goduto di molteplici vite cinematografiche, esiste un piccolo volume pubblicato nel 1999 che brilla per la sua assenza nelle sale, nonostante sia una delle opere più toccanti mai partorite dalla mente del Maestro.

Il tesoro inesplorato di Stephen King: un incubo psicologico cerca il suo regista (foto Ansa) – Cinema.it

Non è un problema di interesse. Per anni, il leggendario George A. Romero, il padre degli zombie, ha accarezzato l’idea di dirigerne la trasposizione, ma il progetto è svanito come nebbia tra gli alberi. Più recentemente, nomi come Lynne Ramsey e JT Mollner (sceneggiatore dell’acclamato La lunga marcia) sono stati accostati alla produzione. Eppure, la storia della piccola protagonista rimane bloccata in quella che nel settore chiamano “development hell”, l’inferno dello sviluppo, nonostante sia un racconto di una semplicità disarmante quanto feroce.

La bambina che amava Tom Gordon: un incubo ad occhi aperti tra gli Appalachi

Il romanzo in questione è “La bambina che amava Tom Gordon”. La trama segue la piccola Trisha McFarland, nove anni, che si perde durante un’escursione sul sentiero degli Appalachi. Mentre vaga per giorni, sempre più lontana dalla civiltà, la sua unica ancora di salvezza è una radio portatile attraverso la quale ascolta le partite dei Boston Red Sox, fantasticando che il suo idolo, il lanciatore Tom Gordon, possa apparire per salvarla. Ma la solitudine e la fame non sono gli unici pericoli: tra le ombre del bosco, qualcosa di antico e pericoloso sembra aver iniziato a darle la caccia.

Il motivo principale per cui questo adattamento terrorizza i produttori risiede nella narrazione: il 90% del libro poggia esclusivamente sulle spalle di Trisha. È un tour de force psicologico che richiede una gestione magistrale dei tempi morti e dei soliloqui. Trasporre questa storia significa trovare una giovane attrice capace di una performance monumentale, paragonabile a quella di un Henry Thomas in E.T. o di un Haley Joel Osment ne Il sesto senso. Non è un’impresa da poco: il film deve reggersi interamente sulla capacità di una bambina di trasmettere un terrore puro e una resilienza sovrumana.

Il soprannaturale nel quotidiano: il tocco magico di King

Non sarebbe un’opera di Stephen King senza quella sottile venatura di soprannaturale che si insinua nella realtà. Mentre Trisha combatte contro la disidratazione e le allucinazioni, il bosco smette di essere un semplice scenario naturale per diventare un’entità minacciosa. La forza del racconto sta proprio nel dubbio: ciò che segue la bambina è un predatore reale o il “Dio degli Sperduti” partorito dalla sua mente stremata? È questa ambiguità, unita a una profonda introspezione psicologica, a rendere il libro un’opera unica, capace di far piangere a dirotto chiunque si lasci trasportare dal viaggio della protagonista.

La bambina che amava Tom Gordon: un incubo ad occhi aperti tra gli Appalachi (foto Sperling and Kupfer) – Cinema.it

In passato, opere considerate “inadattabili” per motivi simili hanno trovato la loro strada. Un esempio eccellente è Il gioco di Gerald, trasformato in un successo da Mike Flanagan nonostante la protagonista fosse ammanettata a un letto per l’intero film. Per la storia di Trisha, la sfida è simile: trasformare il monologo interiore in azione cinematografica, mantenendo intatta quella palla di neve di angoscia che travolge il lettore. Forse JT Mollner sarà il regista giusto per spezzare l’incantesimo, offrendo finalmente un volto a questa gemma grezza che aspetta solo di essere mostrata.

La storia di Trisha è universale: è il racconto del passaggio forzato all’età adulta e della perdita dell’innocenza in un mondo selvaggio che non fa sconti. Chi avrà il coraggio di guardare tra quegli alberi e dare finalmente voce alla paura della bambina? Il cinema vive di sfide impossibili, e questa è senza dubbio la più nobile e commovente che il Re del Brivido abbia ancora da offrire al grande schermo.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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