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Eyes Wide Shut: il testamento profetico di Kubrick che anticipò il caso Epstein

Published by
Marta Zelioli

Eyes Wide Shut non era solo un film. Scopri come l’opera finale di Kubrick ha anticipato il caso Epstein e le oscure dinamiche delle élite globali

Quando nel luglio del 1999 ‘Eyes Wide Shut’ arrivò nelle sale, il mondo del cinema rimase spiazzato. Quello che doveva essere il ritorno trionfale di Stanley Kubrick dopo dodici anni di silenzio si rivelò un oggetto misterioso, un labirinto onirico che molti critici dell’epoca liquidarono come un’opera datata o eccessivamente astratta.

Eyes Wide Shut: il testamento profetico di Kubrick che anticipò il caso Epstein (foto Ansa) – Cinema.it

Al centro della vicenda, una coppia della New York bene trascinata in un vortice di gelosia e desideri repressi, culminante in una sequenza ormai leggendaria: un’orgia rituale in una villa isolata, popolata da figure mascherate appartenenti ai vertici del potere mondiale. Il pubblico di allora faticò a comprendere la portata politica e sociale della pellicola.

L’idea di una società segreta di intoccabili dedita a rituali sessuali estremi e capace di far sparire persone nel nulla sembrava una fantasia paranoica, un esercizio di stile di un regista ormai isolato dal mondo reale. Ma il tempo, come spesso accade con le opere di Kubrick, ha lavorato a favore della verità. Quella che sembrava una messa in scena surreale ha iniziato, anno dopo anno, ad assumere i contorni di una cronaca fin troppo fedele alla realtà.

Oggi, a distanza di un quarto di secolo, il film è stato oggetto di una straordinaria restaurazione che ha riportato all’attenzione dei cinefili la sua estetica disturbante. Il direttore della fotografia Larry Smith, che ha collaborato strettamente con il maestro, ha recentemente sottolineato come la percezione dell’opera sia drasticamente cambiata. Non è più solo un dramma psicologico matrimoniale, ma un atto d’accusa contro un sistema basato sull’impunità e sull’oggettivazione del corpo umano, dove il lusso estremo funge da paravento per crimini inconfessabili.

La profezia di Kubrick: da Somerton al caso Epstein

Il parallelismo tra la finzione di Eyes Wide Shut e la realtà emersa con lo scandalo di Jeffrey Epstein è quasi raggelante. Il film di Kubrick descrive un network di uomini potentissimi che utilizzano donne vulnerabili come “oggetti di scena” per i propri rituali, protetti da una cortina di silenzio e complicità istituzionale. Proprio come nel caso Epstein, dove jet privati, isole remote e residenze blindate facevano da cornice a un traffico sistematico, nel film la villa di Somerton rappresenta il nesso oscuro dove denaro, segretezza e depravazione si incontrano.

La profezia di Kubrick: da Somerton al caso Epstein (foto Ansa) – Cinema.it

Kubrick è riuscito a catturare il concetto di impunità delle élite con una precisione chirurgica. Le vittime del film sono giovani donne “usa e getta”, pedine in un gioco di potere dove chiunque provi a denunciare viene intimidito o eliminato, esattamente come accaduto nelle cronache che hanno sconvolto l’opinione pubblica negli ultimi anni. La “donna misteriosa” che avverte il personaggio di Tom Cruise del pericolo imminente è l’archetipo di chiunque tenti di squarciare il velo di una società che non permette intrusioni nei propri affari sporchi.

Il mistero della morte di Kubrick: tra realtà e complotto

Intorno a Eyes Wide Shut aleggia da sempre una delle teorie del complotto più persistenti della storia di Hollywood. Stanley Kubrick morì d’infarto solo sei giorni dopo aver mostrato il montaggio finale del film alla Warner Bros e ai protagonisti Cruise e Kidman. Questa tempistica sospetta ha spinto molti a credere che il regista sia stato “eliminato” proprio perché il film rivelava troppo sui veri rituali delle élite globali.

Secondo i sostenitori di questa tesi, il montaggio originale sarebbe stato manipolato per nascondere dettagli ancora più espliciti e compromettenti. Sebbene la versione ufficiale parli di cause naturali, il legame tra i temi trattati nel film e la morte improvvisa del suo autore continua ad alimentare un mito che vede Kubrick come un martire della verità, ucciso per aver osato guardare troppo vicino al sole del potere assoluto.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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