Mancano pochissimi giorni alla 98ª edizione degli Academy Awards e nell’aria di Los Angeles si respira un’elettricità che non si sentiva da anni.
La stagione dei premi sembrava aver già scritto il suo finale mesi fa: un vincitore annunciato, una corazzata che ha fatto piazza pulita ai BAFTA e ai Critics’ Choice, pronta finalmente a consacrare uno dei registi più amati e “attesi” della storia moderna. Ma proprio mentre i membri dell’Academy iniziano a compilare le schede definitive, qualcosa è cambiato.
Il cinema, si sa, vive di colpi di scena, e quello che stiamo vedendo nelle ultime ore è un vero e proprio ribaltamento dei mercati delle previsioni. Quello che era iniziato come un monologo d’autore si è trasformato in un duello all’ultimo sangue. Un thriller psicologico d’alto rango contro un’opera di genere che ha riscritto le regole del gioco, polverizzando record che resistevano da decenni. Il dubbio ormai è uno solo: l’Academy sceglierà la prestigiosa continuità o si lascerà travolgere dalla forza d’urto del nuovo che avanza?
È qui che la sfida si fa concreta. Da una parte abbiamo “Una battaglia dopo l’altra” (One Battle After Another) di Paul Thomas Anderson. Il film è il grande favorito: ha vinto il Golden Globe (Commedia/Musical) e il BAFTA, e può contare su un consenso quasi unanime tra i critici. Eppure, secondo i dati di Polymarket e Gold Derby aggiornati al 4 marzo, il suo vantaggio, seppur netto (si parla di un 77-78% di preferenze), non è più al sicuro.
Il “terzo incomodo” che sta agitando il sonno di Anderson è “Sinners”. Il film horror di Ryan Coogler non è solo un successo di critica, è un fenomeno statistico. Con le sue 16 nomination, ha polverizzato il record di 14 candidature detenuto da pietre miliari come ‘Titanic’ ed ‘Eva contro Eva’. Ma non sono solo i numeri a spaventare i bookmaker.
Il sorpasso ai SAG: All’inizio di marzo, il cast guidato da Michael B. Jordan ha strappato il premio per la miglior interpretazione corale proprio al cast stellare di Anderson (con DiCaprio e Penn). Un segnale chiarissimo: gli attori, che costituiscono la branca più numerosa dell’Academy, votano in massa per Coogler. Sebbene Anderson abbia il curriculum più solido, gli esperti di Gold Derby stimano che le possibilità reali di ‘Sinners’ di compiere lo sgarbo siano salite al 37,5%. Una crescita verticale che riflette il consenso delle associazioni di critici di tutto il mondo, da Dublino a Boston.
Mentre titoli come ‘Hamnet’ (fermo al 2%) e ‘Sentimental Value’ (1%) sembrano ormai fuori dai giochi, la serata presentata da Conan O’Brien si preannuncia come un match a due. Il destino dell’Oscar 2026 oscilla tra la consacrazione di un maestro del cinema d’autore e il riconoscimento storico di un horror politico che ha saputo farsi specchio dei tempi. Sarà una vittoria di “testa” e curriculum per Anderson, o di “cuore” e record per Coogler?
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