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Attualità

Tom Hanks e il dibattito sui premi di Hollywood: perché non serve una categoria Academy per il doppiaggio

Published by
Marta Zelioli

Tom Hanks dice la sua sugli Academy Awards: ecco perché il doppiaggio e la recitazione vocale non hanno bisogno di una categoria dedicata agli Oscar

Il dibattito attorno all’evoluzione delle categorie dei Premi Oscar riflette da sempre i mutamenti tecnologici e artistici che attraversano l’industria del cinema mondiale.

Tom Hanks e il dibattito sui premi di Hollywood: perché non serve una categoria Academy per il doppiaggio (foto Ansa) – Cinema.it

Con la costante crescita dei film d’animazione e l’impiego sempre più sofisticato di tecnologie digitali, molti addetti ai lavori hanno iniziato a chiedere a gran voce l’istituzione di riconoscimenti specifici capaci di valorizzare il lavoro di chi recita esclusivamente con la propria voce.  Questa complessa tematica spinge ciclicamente le grandi icone di Hollywood a interrogarsi sui reali confini della recitazione e sui criteri che l’Academy dovrebbe adottare per giudicare una performance memorabile.

La notte delle stelle rappresenta il traguardo più ambito per qualunque interprete, ma la struttura stessa dei premi è da anni al centro di discussioni legate alla necessità di non frammentare eccessivamente i riconoscimenti dedicati al cast.

Di fronte alla possibilità di inaugurare nuovi spazi competitivi per premiare la recitazione vocale, le opinioni si dividono tra chi desidera una tutela specifica per questo settore e chi, invece, difende l’unitarietà dell’arte drammatica. In questo scenario, le riflessioni di un veterano del cinema internazionale offrono un punto di vista autorevole e controcorrente sulla questione.

La posizione di Tom Hanks sul valore emotivo delle performance vocali

Il due volte premio Oscar Tom Hanks, una delle voci più autorevoli e rispettate del panorama cinematografico globale, si è espresso apertamente contro l’introduzione di una categoria separata agli Academy Awards per il doppiaggio e la recitazione vocale.

Durante una recente intervista promozionale, lo storico interprete ha spiegato che il numero di statuette attuali è già ampiamente sufficiente e che le performance puramente vocali dovrebbero essere tranquillamente integrate e riconosciute all’interno delle categorie di recitazione tradizionali già esistenti.

Secondo la sua visione, l’unico vero criterio di valutazione universale per i giurati dovrebbe essere la capacità di un’interpretazione di emozionare e colpire nel profondo lo spettatore, indipendentemente dal fatto che l’attore appaia fisicamente sullo schermo o si limiti a utilizzare lo strumento della parola.

La posizione di Tom Hanks sul valore emotivo delle performance vocali (foto Ansa) – Cinena.it

A sostegno della sua tesi, la star hollywoodiana ha citato l’illustre precedente di Andy Serkis, celebre per aver fornito tutto il materiale espressivo e umano per personaggi iconici realizzati in motion capture all’interno di celebri saghe fantasy e fantascientifiche.

Pur non apparendo mai con le sue reali sembianze nelle pellicole della saga de Il Signore degli Anelli o di King Kong, Serkis ha dimostrato come la recitazione fisica e vocale possa superare i limiti visivi, arrivando in passato molto vicino a una candidatura storica. Hanks ha ribadito che se i votanti dell’Academy si commuovono di fronte a un personaggio, lo fanno per il valore intrinseco dell’interpretazione di un essere umano, un requisito che rende superflua la creazione di un premio minore o separato.

Il ritorno di Woody e le novità di Toy Story 5

Queste riflessioni sul peso specifico del lavoro vocale arrivano in un momento particolarmente significativo per la carriera dell’attore, da tempo legato al mondo dell’animazione d’eccellenza. I cinefili e gli appassionati del genere sono infatti in trepidante attesa per il debutto nelle sale di Toy Story 5, il nuovissimo e atteso capitolo della celebre saga Pixar che vedrà Tom Hanks tornare a prestare la propria inconfondibile voce al cowboy Woody, un ruolo che in passato gli è già valso un prestigioso Annie Award.

La pellicola, che arriverà nei cinema il prossimo 18 giugno, promette di riunire lo storico cast originale, confermando anche il ritorno di Tim Allen nei panni dello spaziale Buzz Lightyear e di Joan Cusack in quelli della cowgirl Jessie, per quella che si preannuncia come una delle sfide cinematografiche più calde e seguite dell’intera stagione estiva.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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