“Vengo da un assassino”: la donna che ha scoperto che Charles Manson era suo nonno

La scioccante verità su Charles Manson e il segreto di famiglia rivelato: scopriamo la storia di Sophia Maddox e di suo padre

Per decenni la cultura di massa americana e la storia del true crime hanno trasformato la figura di Charles Manson in una sorta di icona pop oscura, un simbolo di male assoluto quasi fumettistico.

Charles Manson in bianco e nero
“Vengo da un assassino”: la donna che ha scoperto che Charles Manson era suo nonno (foto Ansa) – Cinema.it

Eppure, dietro la macabra leggenda del leader della setta che nel tragico agosto del 1969 ordinò il massacro dell’attrice Sharon Tate e dei suoi ospiti nella villa di Bel Air, si nascondono vite reali spezzate e traumi familiari sommersi che riemergono a distanza di generazioni. Una realtà sconvolgente con cui una giovane regista di ventisei anni si è trovata improvvisamente a fare i conti, scoprendo che l’uomo con la svastica incisa sulla fronte e il padre che l’aveva cresciuta con tanto amore condividevano lo stesso identico codice genetico.

La rivelazione, emersa in maniera del tutto fortuita appena quattro anni fa attraverso un sito web di genealogia, ha travolto l’esistenza di Sophia Maddox e di suo padre Daniel Arguelles. Per tutta la vita, l’uomo aveva raccontato alla figlia il dolore di non aver mai conosciuto il proprio genitore biologico, ignorando che sua madre avesse taciuto fino alla morte il segreto su quell’avventura di una notte concepita alle soglie del massacro.

Di fronte a una verità tanto buia da richiedere due mesi prima di essere verbalizzata, la giovane ha scelto di fare ciò che le riusciva meglio: accendere le telecamere e trasformare la ricerca delle proprie radici in un percorso di elaborazione cinematografica intitolato My Grandfather Charles Manson, ora in onda su Disney+.

Dalle somiglianze fisiche alla rottura: il peso del trauma generazionale

Il documentario, co-diretto con Alexandra Orton, mette a nudo l’inquietante contrasto visivo e psicologico tra la follia di Manson e la vita di Arguelles. Le somiglianze fisiche tra padre e figlio sono impressionanti: gli stessi occhi castani penetranti, i medesimi lineamenti marcati, ma soprattutto una serie di tratti caratteriali complessi — traumi infantili mai risolti, fragilità psicologiche e un’imprevedibilità emotiva — che l’uomo si è trovato a dover gestire per tutta la vita.

«Sono lui, ma non sono lui», ammette con amarezza il padre nel film, sintetizzando il terrore e la rabbia di chi scopre di portare nel sangue il DNA di uno dei più spietati criminali del Novecento.

Il cartello Cielo Dr.
Dalle somiglianze fisiche alla rottura: il peso del trauma generazionale (foto Ansa) – Cinema.it

Questo processo di indagine quasi terapeutico, pensato per distinguere l’eredità del male dalla trasmissione del trauma psicologico, si è rivelato tuttavia un percorso a doppio taglio per la famiglia.

Le tensioni accumulate durante le riprese e la difficoltà di accettare una simile esposizione mediatica sono sfociate in un duro scontro davanti alla cinepresa tra la regista e suo padre, al termine del quale i due hanno smesso di parlarsi.

Nonostante il silenzio attuale, la Maddox spera che l’opera possa essere d’aiuto per umanizzare la tragedia senza mai giustificare gli orrori di Manson, offrendo al padre la chiave per comprendere che le ferite del passato possono finalmente essere interrotte.