La storia del primo insuperato trionfatore agli Oscar: pericoli e segreti di un cult

‘Wings’ compie gli anni: retroscena, pericoli e segreti del primo e unico film muto a trionfare agli Oscar, diretto dall’eroe di guerra William Wellman

Il 12 agosto 1927 il pubblico americano assisteva per la prima volta a un’opera destinata a rimanere scolpita negli annali della settima arte: ‘Wings’ (uscito in Italia come Ali).

Clara Bow in una scena di Wings
La storia del primo insuperato trionfatore agli Oscar: pericoli e segreti di un cult (foto screen YouTube) – Cinema.it

Diretto da un giovanissimo William A. Wellman e impreziosito dalla presenza della leggendaria Clara Bow, il film è passato alla storia per essere stato il primo e unico film muto ad aggiudicarsi l’Oscar come Miglior Film (all’epoca denominato “Best Production”) durante la primissima cerimonia dell’Academy. Una categoria affiancata in quella sola edizione da un secondo premio d’eccezione, “Artistic Quality of Production”, andato al capolavoro di F.W. Murnau, Aurora.

Prodotto con l’imponente budget per l’epoca di 2 milioni di dollari, Wings intercettò magistralmente l’entusiasmo collettivo per l’aviazione, esploso soltanto tre mesi prima grazie all’impresa transatlantica in solitaria di Charles Lindbergh. Per offrire un’esperienza visiva senza precedenti, nelle sale fu impiegato persino il Magnascope, un innovativo sistema di proiezione capace di ingrandire lo schermo durante i vertiginosi duelli nei cieli.

Un’opera a cavallo tra due epoche: sonoro, eroismo reale e la stella di Clara Bow

Prodotto in una fase di profonda transizione per l’industria cinematografica, Wings si posizionò esattamente sul confine tra il muto e il sonoro. Durante il primo anno di programmazione, le proiezioni venivano arricchite da macchine per gli effetti rumoristici azionate dietro lo schermo — utili a simulare il rombo dei motori e il raffiche delle mitragliatrici —, prima di passare alla registrazione del suono direttamente su pellicola tramite la nuova tecnologia della General Electric, abbandonando i vecchi dischi in cera del sistema Vitaphone.

Nato dall’esperienza reale di due reduci della Grande Guerra — lo scrittore John Monk Saunders e lo stesso regista William Wellman, ex pilota pluridecorato con la Croix de Guerre e sopravvissuto a un grave incidente d’aereo —, il film pretese e ottenne un realismo estremo.

Aereo in volo in una scena di Wings
Un’opera a cavallo tra due epoche: sonoro, eroismo reale e la stella di Clara Bow (foto screen YouTube) – Cinema.it

Grazie al supporto del governo degli Stati Uniti, che fornì centinaia di velivoli e migliaia di soldati, Wellman rifiutò i trucchi di studio: le riprese aeree vennero effettuate ad alta quota dagli stessi attori, come Charles “Buddy” Rogers, istruito a pilotare e azionare la macchina da presa montata sul motore mentre volava tra le nuvole. Un rigore che costò cari ritardi e attriti con la casa di produzione Paramount, al punto che il regista non venne persino invitato né alla prima del film né alla notte degli Oscar.

A completare la formula del successo fu la presenza di Clara Bow, simbolo indiscusso dell’era Jazz e regina incontrastata del botteghino, che con la sua travolgente energia e il suo sguardo irriverente assicurò al kolossal un richiamo mediatico irresistibile.

Nonostante il tragico destino di dispersione che ha colpito gran parte della produzione muta dell’epoca — e che Wings schivò unicamente grazie al ritrovamento e salvataggio negli anni ’50 da parte della Cinémathèque Française —, l’opera di Wellman resta ancora oggi un monumento visivo di incomparabile valore, capace di raccontare la spettacolarità e l’ingegno del cinema delle origini.