Polemiche a Hollywood per gli orecchini di Zendaya: i fan e gli storici si dividono sui social media tra chi accusa l’attrice di colonialismo culturale e chi difende la scelta di mostrare al mondo l’antico artigianato artistico dell’Iran.
La campagna promozionale di un kolossal cinematografico hollywoodiano si gioca ormai tanto sui red carpet e sui photocall quanto sui trailer ufficiali. Zendaya, celebre per la sua capacità di trasformare ogni apparizione pubblica in un evento di costume grazie alla complicità del suo storico stilista Law Roach, si trova oggi al centro di una pesantissima controversia internazionale.

Durante gli eventi di lancio per The Odyssey, l’attesissimo adattamento cinematografico diretto da Christopher Nolan in cui l’attrice interpreta la dea Atena, Roach ha ideato una serie di look concettuali ispirati alle divinità dell’antichità classica. Tuttavia, la scelta di abbinare a un abito bianco firmato Jacquemus un paio di orecchini realizzati con autentici reperti archeologici ha scatenato una tempesta mediatica globale, dividendo l’opinione pubblica tra l’ammirazione estetica e l’indignazione culturale.
L’accessorio finito sotto la lente d’ingrandimento del web non è una semplice riproduzione d’alta moda, ma un pezzo d’arte unico d’immenso valore storico. Si tratta di orecchini creati dal gioielliere londinese Glenn Spiro, il quale ha incastonato con diamanti in oro giallo 18 carati due dischi d’oro originari dell’Iran nord-occidentale e risalenti al I millennio a.C.
I medaglioni appartengono al celebre Tesoro di Ziwiye, una collezione d’arte risalente al VII secolo a.C. legata al periodo medo e scoperta alla fine degli anni Quaranta. La scelta di utilizzare reperti millenari per un evento promozionale ha riacceso istantaneamente il dibattito etico sulla proprietà, la conservazione e la mercificazione dei beni culturali estratti dai loro paesi d’origine.
Tra accusa di colonialismo e conservazione: la difesa dei gioiellieri di fronte al conflitto
Il marchio di alta gioielleria Barron London, che ha acquisito il manufatto da Spiro per inserirlo nella collezione Materials of the Old World, è intervenuto pubblicamente per placare gli animi e difendere l’operazione. Attraverso una dichiarazione ufficiale, la casa d’aste ha precisato che i dischi d’oro sono stati fissati alle strutture d’oro contemporanee tramite una montatura a griffe estremamente semplice e non invasiva, studiata appositamente per non alterare o danneggiare i pezzi originali.
Inoltre, i portavoce del marchio hanno voluto inserire il gioiello all’interno dell’attuale e delicato contesto internazionale, segnato dal conflitto bellico che vede coinvolti gli Stati Uniti, Israele e l’Iran, auspicando che l’esposizione di tali manufatti possa ricordare al mondo il duraturo e straordinario patrimonio artistico e storico del popolo iraniano, oltre le lenti della cronaca contemporanea.

Le rassicurazioni dei gioiellieri non sono bastate a placare i social media, dove la platea si è letteralmente spaccata in due fazioni inconciliabili. Da un lato, una fetta di utenti e appassionati di moda sostiene che l’iniziativa di Zendaya e Law Roach permetta di preservare e valorizzare reperti che altrimenti rimarrebbero chiusi nei caveau privati, rendendoli attuali e celebrando la figura di Atena come dea della sapienza e della guerra.
Dall’altro, attivisti, storici e archeologi hanno condannato fermamente l’operazione, etichettandola come un’esibizione di colonialismo culturale. Secondo i critici, oggetti di tale importanza non dovrebbero essere trattati come accessori commerciali da passerella, ma dovrebbero essere restituiti immediatamente all’Iran o quantomeno custoditi all’interno di un museo pubblico per essere restituiti alla memoria collettiva dell’umanità.




