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Biancaneve e i sette nani su RaiUno: capolavoro del 1937, ecco la tecnica rivoluzionaria con cui l’hanno realizzato

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Fabio Scapellato

Nonostante i quasi 90 anni sulle spalle, Biancaneve e i sette nani risulta ancora oggi un film di animazione assolutamente godibile e bellissimo da vedere. Il merito di questa capacità di sopravvivere allo scorrere del tempo è l’utilizzo di un’innovativa tecnica di realizzazione che successivamente divenne uno standard.

Fino al debutto in sala di Biancaneve e i sette nani nel 1937, la Disney aveva prodotto solamente dei corti animati, tra i quali l’unico a rimanere impresso nella memoria collettiva e superare la prova del tempo è stato ‘Steambot Willie’ del 1928, la prima apparizione globale di Topolino.

Biancaneve e i sette nani su RaiUno: capolavoro del 1937, ecco la tecnica rivoluzionaria con cui l’hanno realizzato – disneyplus – cinema.it

I corti erano realizzati con grande cura e rappresentavano un’eccellenza per l’epoca, ma Walt Disney voleva portare le produzioni ad un livello più alto e sfondare nel mondo del cinema. Così ebbe l’idea di adattare dei classici delle favole e trasporli in film animati in cui fosse presente una componente musical (d’altronde il sonoro era la novità più importante degli anni ’30).

Il primo soggetto scelto per questa rivisitazione animata delle fiabe, fu proprio Biancaneve e i sette nani. Il film ebbe un grande successo al botteghino e negli anni successivi è diventato un classico senza tempo, tanto da essere riproposto in tv a cadenza annuale in varie parti del mondo, Italia compresa, dove sarà possibile ammirarlo un’altra volta in prima serata, giovedì 1 gennaio 2026.

La tecnica innovativa che garantì il successo di Biancaneve e i sette nani ma che mise a rischio l’esistenza stessa di Disney

Il progetto Biancaneve fu di vitale importanza per Walt Disney, il quale era pronto a rischiare il tutto per tutto pur di realizzare il miglior film possibile, nonché qualcosa di assolutamente innovativo e mai visto fino a quel momento. Il costo totale del progetto fu astronomico (1,5 milioni di dollari in quegli anni erano una cifra enorme per un film) e Walt fu costretto addirittura ad ipotecare casa per coprire i costi di produzione.

La tecnica innovativa che garantì il successo di Biancaneve e i sette nani ma che mise a rischio l’esistenza stessa di Disney – disneyplus – cinema.it

Al fine di ottenere un risultato strabiliante non venne lasciato nulla al caso. Per la caratterizzazione dei personaggi venne chiesto a tutti i dipendenti dell’azienda di fornire idee, battute e gag che potevano rendere memorabile il cast e il film. Le idee migliori vennero premiate non solo con l’inserimento nella sceneggiatura, ma anche con un premio in denaro.

Allo scopo di ottenere personaggi che fossero credibili nei movimenti vennero realizzate decine di bozze che permettessero di dare tridimensionalità ai volti e ai corpi, ma soprattutto naturalezza ai movimenti. Un lavoro enorme, visto che ogni singolo dettaglio veniva disegnato e dipinto a mano, che richiese 3 anni e 750 disegnatori.

Un altro elemento che serviva a dare veridicità alla storia fu l’inserimento di figure e location realmente esistenti. L’immagine della Regina Grimilde è una trasposizione della statua tedesca ‘Uta von Ballenstedt’, mentre il suo castello è quello bavarese di Neuschwanstein, poi diventato simbolo (e ancora oggi lo è) della stessa Disney in seguito al successo della pellicola.

Ma ciò che rese realmente innovativo e indimenticabile Biancaneve ed i sette nani fu l’utilizzo di una tecnica innovativa per la realizzazione dei fondali. Per dare profondità allo sfondo e permettere l’inserimento di maggiori dettagli che rendessero più realistico l’ambiente in cui si muovevano e agivano i personaggi fu utilizzata infatti la camera Multipiani.

Tecnica oggi classica, per l’epoca era un’assoluta novità: si trattava dell’unico modo possibile – prima dell’arrivo della computer grafica – per superare i fondali piatti tipici dell’animazione tradizionale e consisteva nell’utilizzo di una struttura verticale con più livelli di vetri dipinti che permetteva di sovrapporre le immagini disegnate a mano generando l’illusione della profondità.

Fabio Scapellato

Sono laureato in Lingue, percorso Scienze per la comunicazione internazionale. Appassionato di giornalismo sin dal Liceo, scrivo da anni per blog, siti e testate giornalistiche e sono da diverso tempo giornalista pubblicista. Ho una passione smodata per il calcio e per gli sport in generale con preferenza per il Basket, la MotoGp, il Tennis e la Pallavolo. Amante del cinema d’autore, consumo nel tempo libero vagonate di serie tv, film, videogame e libri. Ritengo che la forma di narrazione più completa che ci sia oggi sia quella videoludica, anche se, come ogni medium giovane, deve ancora superare il preconcetto della massa.

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