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C’era una volta un set bollente: il retroscena di Bruce Dern sullo scontro Tarantino-Pitt

Published by
Marta Zelioli

“Non osare mai più farlo”. Scoprite la frase shock che Tarantino ha rivolto al suo attore premio Oscar durante le riprese di C’era una volta a… Hollywood

I set cinematografici di Quentin Tarantino sono famosi per l’energia elettrica che li attraversa, un misto di febbrile genialità e assoluto rispetto per le regole non scritte del cinema. Eppure, persino i divi più navigati e intoccabili possono scivolare sul codice di condotta del regista più intransigente di Hollywood.

C’era una volta un set bollente: il retroscena di Bruce Dern sullo scontro Tarantino-Pitt (foto screen YouTube) – Cinema.it

A rivelarlo è stato il leggendario attore veterano Bruce Dern che, durante l’attuale Festival di Cannes, ha voluto ricordare un momento di altissima tensione avvenuto tra Tarantino e Brad Pitt durante la lavorazione del cult del 2019 ‘C’era una volta a… Hollywood’.

L’episodio ha avuto luogo durante le riprese di una delle sequenze più memorabili e sinistre della pellicola: la visita dello stuntman Cliff Booth (interpretato da Pitt) all’anziano e quasi cieco George Spahn (Dern) nel celebre ranch occupato dalla “famiglia” Manson. Mentre Dern si trovava a letto per girare la scena, l’atmosfera è cambiata repentinamente a causa di un’improvvisazione non programmata, che ha spinto Pitt a compiere un gesto considerato un vero e proprio sacrilegio per l’autore di Pulp Fiction.

Interrompere una ripresa senza che sia il regista a chiamare lo “stop” è una delle violazioni più gravi che un attore possa commettere sul set di un autore così viscerale. Ma è stata la motivazione dietro il blocco, unita alla reazione vulcanica del regista, a trasformare quel frammento di giornata in un aneddoto memorabile che dimostra quanto il controllo creativo sia l’unica vera legge nel cinema di Tarantino.

“Quello è il mio territorio”: la furia di Quentin Tarantino contro il suo attore feticcio

Secondo il resoconto dettagliato di Bruce Dern, Brad Pitt ha interrotto l’azione perché spiazzato dalle battute del collega, il quale aveva appena improvvisato una frase profonda e non presente nel copione originale. Convinto che qualcosa stesse andando storto, Pitt ha “staccato la telecamera” fermando la performance. La reazione di Tarantino è stata immediata e implacabile. Con un’espressione incredibilmente seria, il regista si è avvicinato alla star chiedendogli conto del gesto per poi morderlo con parole che hanno gelato i presenti: “Non osare mai più staccare la telecamera in vita tua, altrimenti sarai morto in questo ambiente. Quello è il mio territorio. Non smettere mai di recitare”.

“Quello è il mio territorio”: la furia di Quentin Tarantino contro il suo attore feticcio (foto screen YouTube) – Cinema.it

Di fronte alla severità dell’avvertimento, Pitt ha mantenuto la calma spiegando che la battuta pronunciata da Dern — “Non so chi tu sia, ma oggi mi hai toccato nel profondo” — non faceva parte della sceneggiatura. Ma per Tarantino la regola d’oro rimaneva assoluta: l’attore deve abitare il personaggio e continuare a muoversi nel flusso della scena, qualunque cosa accada, lasciando al regista il compito esclusivo di decidere quando l’obiettivo deve smettere di catturare la realtà.

Nonostante quel fulmine a ciel sereno, la collaborazione tra i due si è conclusa, come ben sappiamo, nel migliore dei modi. Il film è diventato uno dei maggiori successi commerciali e di critica della carriera di Tarantino, e Brad Pitt ha finito per conquistare l’ambitissimo premio Oscar come miglior attore non protagonista proprio grazie alla sua magnetica interpretazione di Cliff Booth. Il brivido provato quel giorno sul set è rimasto solo un lontano ricordo, la dimostrazione perfetta di come dietro la nascita di un capolavoro si celi sempre un delicato e a tratti pericoloso gioco di equilibri di potere tra grandi titani del grande schermo.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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