Da Pretty Woman al noir splatter: l’oscura parabola cinematografica di Elize Matsunaga su Netflix

Nel catalogo infinito delle storie di cronaca nera che finiscono per divorare l’immaginario collettivo, poche vicende possiedono una struttura drammaturgica tanto perfetta — e al tempo stesso spietata — quanto l’affare Matsunaga

Se un creatore di serie o un regista di genere avesse provato a scrivere a tavolino una sceneggiatura simile, l’industria cinematografica lo avrebbe probabilmente accusato di aver calcato troppo la mano sui cliché. Eppure, la traiettoria umana ed esistenziale di Elize Araújo sembra muoversi con la precisione di uno storyboard hollywoodiano, partendo dalle atmosfere sognanti della commedia romantica d’inizio anni novanta per sprofondare, frame dopo frame, nei territori più cupi e sanguinosi del thriller psicologico e del body horror.

Lorena Comperato in una scena di Elize
Da Pretty Woman al noir splatter: l’oscura parabola cinematografica di Elize Matsunaga (foto screen YouTube) – Cinema.it

Il copione iniziale ricalca in maniera quasi letterale il plot di ‘Pretty Woman’: una giovane donna di origini umili, segnata da un passato complesso e da un’infanzia difficile nel Paraná, cerca l’affrancamento sociale attraverso gli studi da infermiera e il lavoro da escort d’alto bordo.

È qui che avviene l’incontro con il “principe azzurro” di turno, Marcos Kitano Matsunaga, erede del colosso agroalimentare “Yoki” e uno degli uomini più ricchi del Brasile. Il corteggiamento, il divorzio dell’imprenditore dalla precedente consorte e le sfarzose nozze del 2009 sembrano suggellare il classico lieto fine da grande schermo. Tra attici milionari a San Paolo, battute di caccia condivise e la nascita di una figlia nel 2011, l’idillio sembra inossidabile, ma la stabilità crolla quando il sospetto del tradimento riaffiora, spingendo Elize ad ingaggiare un investigatore privato e a filmare le scappatelle del marito.

La regia del delitto: i fotogrammi dell’ascensore e le incongruenze della difesa

La svolta narrativa si consuma nel maggio del 2012, quando la narrazione romantica crolla definitivamente per lasciare spazio a un montaggio serrato di immagini di videosorveglianza. Le telecamere dell’ascensore di casa riprendono gli ultimi istanti di vita dell’imprenditore mentre rientra con una pizza la notte del 19 maggio, per poi immortalare, poche ore più tardi, l’uscita in solitaria della donna con tre ingombranti valigie da viaggio.

È il punto di non ritorno: il successivo ritrovamento dei resti smembrati lungo una strada periferica a Cotia cancella ogni illusione fiabesca, aprendo la strada a un complesso dramma giudiziario che ha successivamente conquistato le piattaforme di streaming globali con la docuserie Netflix Elize Matsunaga: C’era una volta un reato.

Il verdetto della medicina legale e l’ipotesi del complice

Di fronte alle accuse, la versione fornita dalla donna — basata sull’ipotesi della legittima difesa dopo un’accesa lite coniugale — ha iniziato rapidamente a mostrare crepe insanabili sotto la lente degli inquirenti. La tesi dello sparo a distanza è stata smentita dal medico legale Jorge Pereira, che ha riscontrato segni di bruciatura sul cranio della vittima compatibili solo con un colpo esploso a bruciapelo, dall’alto verso il basso.

Ad aggravare la posizione dell’imputata è arrivata poi l’ipotesi shock sulla causa del decesso: la presenza di sangue nei polmoni suggeriva che l’uomo potesse essere ancora biologicamente in vita, seppur incosciente, mentre veniva sezionato.

Lorena Comperato in una scena del film Elize
Il verdetto della medicina legale e l’ipotesi del complice (foto screen YouTube) – Cinema.it

A complicare ulteriormente la trama, quasi a suggerire la presenza di un secondo regista nell’ombra, sono state le rilevazioni sulla natura dei tagli presenti sul cadavere. Se le sezioni dell’addome e degli arti inferiori mostravano la mano precisa ed esperta di chi aveva studiato da infermiera ed era abituato a trattare le prede di caccia, le mutilazioni superiori apparivano decisamente più grossolane e maldestre.

Questo dettaglio, unito al ritrovamento di tracce di DNA maschile sconosciuto sulla scena del crimine e all’esistenza di punti ciechi nelle telecamere del condominio, ha alimentato a lungo il sospetto mai confermato di un complice. Condannata nel 2016 dopo un processo ad altissima tensione emotiva, la protagonista di questo nerissimo racconto ha chiuso il proprio capitolo pubblico consegnando alla storia una frase che sembra scritta per la battuta finale di un noir d’autore: «Ci sono segreti nella vita che ci portiamo nella tomba».

Dalla cronaca allo schermo: il nuovo thriller psicologico su Netflix

Con il nuovo film ‘Elize: Le ombre di una donna’, Netflix sceglie di cambiare registro espressivo e portare la vicenda direttamente sul piano del cinema di genere. La pellicola non punta a una ricostruzione pedissequa del delitto o delle aule giudiziarie, ma trae spunto da questi sconvolgenti eventi storici per orchestrare un thriller psicologico ad alta tensione.

Spostando il focus dai meri dati di cronaca alle pieghe più oscure della psiche, l’opera sfuma costantemente i confini tra vittima e carnefice, offrendo agli appassionati una riflessione profonda sulla fragilità umana, sulla manipolazione e sulle dinamiche distruttive delle relazioni tossiche.

Lorena Comperato
Dalla cronaca allo schermo: il nuovo thriller psicologico su Netflix (foto screen YouTube) – Cinema.it

Non è la prima volta che questa storia incrocia il catalogo della piattaforma. Già nel 2021 Netflix aveva dedicato al caso la miniserie in quattro episodi Elize Matsunaga: C’era una volta un crimine: un progetto dal taglio rigorosamente documentaristico in cui la stessa protagonista raccontava in prima persona la propria versione dei fatti, regalando agli spettatori la struttura di un true crime classico concentrato su indagini, perizie forensi e dibattimento processuale.