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Dove Nolan rimane fedele all’Odissea e dove si prende delle libertà

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Marta Zelioli

Il confronto definitivo tra il kolossal di Christopher Nolan e il mito di Omero: scopriamo tutte le differenze strutturali, i tagli drastici e le clamorose licenze poetiche che hanno permesso al regista di comprimere i 24 libri dell’Odissea in tre ore di cinema

Adattare per il grande schermo un pilastro della letteratura occidentale come l’Odissea di Omero rappresenta una delle imprese più rischiose e titaniche che un cineasta possa affrontare. La vastità enciclopedica del poema epico, unita alla stratificazione dei suoi ventiquattro libri, ha storicamente scoraggiato decine di sceneggiatori.

Analizziamo le differenze tra il testo di Omero e The Odyssey di Nolan – Cinema.it

Eppure, fedele alla sua poetica delle sfide impossibili, Christopher Nolan ha accettato la scommessa, scolpendo e comprimendo una materia narrativa sterminata in un lungometraggio di poco inferiore alle tre ore. Il risultato è un’opera di ingegneria cinematografica che non si limita a illustrare i cinquemila chilometri del viaggio di Ulisse (Matt Damon), ma sceglie di mettere in parallelo le peripezie marittime con gli intrighi politici e psicologici che consumano la reggia di Itaca.

Per Nolan si tratta del coronamento di un’ossessione visiva rimasta nel cassetto per oltre vent’anni, fin da quando, nel 2004, sfiorò la regia di ‘Troy’ per la Warner Bros. Alcune delle immagini più potenti di questo nuovo kolossal — inclusa la raggelante inquadratura del leggendario cavallo di legno parzialmente sommerso dalla sabbia — derivano direttamente da quel vecchio immaginario.

Per far coesistere lo spettacolo visivo con la coerenza drammatica, il regista britannico ha dovuto operare una selezione feroce, mantenendo intatti i pilastri etici del mondo greco ma concedendosi ampie e profonde libertà creative nella gestione dei personaggi e dei mostri mitologici.

Tra xenia e fedeltà storica: i pilastri omerici salvati dal regista

Nelle parti ambientate a Itaca, la sceneggiatura rimane sorprendentemente fedele alla struttura omerica, elevando a tema centrale il concetto della xenia, l’antico dovere sacro dell’ospitalità ritualizzata protetto da Zeus. Il vuoto di potere generato dal ventennale isolamento di Ulisse viene descritto come una gigantesca e insostenibile violazione dell’ordine pubblico: i 108 pretendenti guidati dal malvagio Antinoo (Robert Pattinson) distruggono le dispense del palazzo e pretendono la mano di Penelope (Anne Hathaway).

Per ritardare la scelta, la regina mette in atto il celebre stratagemma del sudario, tessendo di giorno e sfilando la tela di notte, mentre il giovane Telemaco (Tom Holland) assiste impotente al saccheggio della propria dimora.

Tra xenia e fedeltà storica: i pilastri omerici salvati dal regista (screen YouTube) – Cinema.it

Sul fronte divino, Nolan seleziona accuratamente tre sole divinità principali per non sovraccaricare la narrazione. Atena, interpretata da Zendaya, funge da mentore spirituale dell’eroe, arricchita qui da un flashback drammatico in cui la dea assume le sembianze di una giovane troiana trucidata sotto gli occhi di Ulisse.

Al contrario, figure cosmiche come Poseidone — l’implacabile dio del mare che scatena le tempeste dopo l’accecamento del figlio Polifemo — e Zeus, l’arbitro supremo che distrugge la nave greca con un fulmine dopo il sacrilegio sull’isola di Trinacia, rimangono volutamente senza volto, rappresentati esclusivamente come forze della natura primordiali e spietate.

I grandi tagli e le invenzioni narrative che cambiano il viaggio di Ulisse

Le deviazioni più evidenti rispetto al testo omerico emergono nei singoli episodi del viaggio. Nell’incontro con il Ciclope Polifemo (Bill Irwin), Nolan elimina completamente la celebre e ironica conversazione basata sull’inganno del nome “Nessuno”; la creatura non parla, se non per borbottare una disperata preghiera finale al padre Poseidone, una scelta legata alla volontà di valorizzare il design iper-espressivo del mostro ed evitare barriere linguistiche complesse.

Flessioni creative evidenti si registrano anche nell’episodio dei Lestrigoni, trasformati da giganti cannibali in inquietanti cavalieri senza volto in armatura pesante, e soprattutto nella gestione della ninfa Calipso (Charlize Theron). Nolan fonde la sua prigionia di sette anni con l’episodio dei Mangiatori di Loto: nel film è la stessa Calipso a somministrare a Ulisse la pianta dell’oblio, costringendo l’eroe a una dolorosa disintossicazione e a una serie di flashback frammentati per poter recuperare la memoria del proprio passato e della propria patria.

Perché non ci saranno influencer alla prima di ‘The Odyssey’ (foto screen YouTube) – Cinema.it

L’apporto più originale della sceneggiatura risiede però nell’introduzione di personaggi inediti e nell’approfondimento del trauma bellico. Elliot Page interpreta Sinon, un soldato greco recuperato dall’Eneide di Virgilio che qui diventa cugino di Ulisse e muore impalato sul cavallo di Troia, ritornando poi come un’ombra amareggiata nel viaggio dell’eroe agli inferi.

Al cast si uniscono il rapper Travis Scott nei panni di un bardo che narra la caduta di Troia e John Leguizamo che interpreta un Eumeo reso cieco per giustificare il mancato riconoscimento del suo padrone. Lupita Nyong’o doppia invece il duplice ruolo delle sorelle spartane Elena e Clitennestra, le cui tragiche storie familiari si intrecciano sullo sfondo della guerra.

La vera rivoluzione concettuale si compie tuttavia nel finale. Nolan sceglie di purificare Ulisse dalla sete di sangue indiscriminata che caratterizza gli ultimi libri dell’opera omerica, dove l’eroe e Telemaco sterminano brutalmente i pretendenti e le ancelle infedeli rischiando di scatenare una guerra civile a Itaca.

Nel film, l’Ulisse di Matt Damon manifesta un profondo disturbo da stress post-traumatico e un sincero rimorso per il saccheggio di Troia, ponendo la pellicola in diretto dialogo pacifista con i temi già esplorati in ‘Oppenheimer’. Modificando la brutale conclusione di Omero, Nolan preferisce un eroismo misurato e interiore, permettendo al suo protagonista di assimilare la lezione morale e il peso della colpa prima ancora che il viaggio verso casa sia concluso.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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