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Il drammatico retroscena sul calvario fisico di Tom Hanks in ‘Cast Away’

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Marta Zelioli

Non solo la perdita di peso e la barba incolta. Scoprite il pericolo reale che ha quasi stroncato la vita di Tom Hanks durante le riprese nell’Oceano Pacifico

Ci sono ruoli che richiedono ai grandi divi di Hollywood qualcosa in più della semplice memorizzazione di un copione o della gestione della propria espressività facciale. Esistono interpretazioni capaci di fagocitare l’attore, imponendogli una metamorfosi totale che confonde i confini tra la finzione cinematografica e la sofferenza reale.

Il drammatico retroscena sul calvario fisico di Tom Hanks in ‘Cast Away’ (foto screen YouTube) – Cinema.it

Quando si parla della straordinaria carriera di Tom Hanks, reduce dai trionfi drammatici e consecutivi agli Oscar per Philadelphia e Forrest Gump, il pensiero corre immediatamente a Cast Away, il cult del 2000 diretto da Robert Zemeckis. Nei panni di Chuck Noland, un metodico dipendente della FedEx che si ritrova unico superstite di un disastro aereo su un’isola deserta del Pacifico, Hanks ha firmato un classico moderno dominando la scena in totale solitudine per la quasi interezza della pellicola.

Il film, sceneggiato brillantemente dall’autore di Apollo 13 William Broyles Jr., esplora l’incubo ancestrale dell’isolamento totale, mostrando il declino cognitivo e psicologico di un uomo privato di qualunque infrastruttura sociale, fino al punto di dover umanizzare un pallone da pallavolo di nome Wilson pur di non scivolare definitivamente nella follia.

Per restituire al pubblico la cruda verità di quel declino, la produzione scelse una strada insolita e faticosa, interrompendo persino le riprese per diversi mesi in modo da permettere a Hanks di perdere drasticamente peso e farsi crescere una barba reale. Ma il vero e più spaventoso tributo pagato dall’attore alla causa del realismo non fu la fame o la disciplina estetica, bensì un microscopico e letale imprevisto avvenuto proprio durante le prime fasi delle riprese ambientate sulla spiaggia.

L’infortunio di Tom Hanks in ‘Cast Away’ che si stava per trasformare in un dramma

Mentre si muoveva tra la vegetazione incontaminata della sperduta isola per girare le sequenze in cui il protagonista esplora i confini della sua nuova e primitiva casa, Tom Hanks si procurò un profondo taglio alla gamba a causa di una ferita accidentale. Inizialmente l’attore e la troupe sottovalutarono l’incidente, catalogandolo come un banale infortunio da set da medicare in modo semplice.

La situazione tuttavia precipitò nel giro di pochissime ore quando un pericoloso agente patogeno penetrò all’interno della ferita, scatenando un’infezione fulminante che costrinse la produzione a un blocco totale e d’urgenza dei lavori per consentire il trasporto immediato dell’attore in ospedale.

Fu lo stesso Hanks, che del film era anche produttore, a rivelare anni dopo la gravità di quel momento, ammettendo che i medici gli confessarono che quel veleno entrato in circolo nel sangue era arrivato a un passo dal costargli la vita a causa di una potenziale setticemia. Fortunatamente, dopo tre giorni di ricovero blindato e intense terapie antibiotiche, il peggio venne scongiurato, permettendo al divo di tornare sul set con una consapevolezza ancora più profonda e intima del concetto stesso di vulnerabilità umana e sopravvivenza.

L’infortunio di Tom Hanks in ‘Cast Away’ che si stava per trasformare in un dramma  (foto screen YouTube) – Cinema.it

Quella spaventosa disavventura medica ha finito per infondere in ‘Cast Away’ una carica drammatica eccezionale, evidente soprattutto nei momenti in cui la sofferenza fisica del protagonista buca lo schermo. Il film valse a Hanks una meritata nomination all’Academy Award, consacrandolo definitivamente non solo come uno degli interpreti più instancabili e devoti della sua generazione, ma anche come un produttore di immenso spessore, capace successivamente di finanziare pietre miliari televisive come Band of Brothers.

A decenni di distanza da quel ciak mancato per un soffio, la pellicola di Zemeckis rimane il monumento a un cinema artigianale e coraggioso, la testimonianza di una stella che ha accettato di rischiare la propria pelle pur di dimostrare sullo schermo l’incrollabile e commovente trionfo dello spirito umano.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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