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Il lato oscuro del successo: il cult spaziale incoronato miglior blockbuster di fantascienza di sempre

Published by
Marta Zelioli

Una prestigiosa classifica incorona l’opera definitiva che ha ridefinito il cinema. Dai dubbi del regista ai retroscena segreti: ecco di quale cult intramontabile si tratta

Ci sono opere cinematografiche capaci di superare i confini del proprio tempo, trasformandosi in veri e propri pilastri della cultura pop mondiale. Spesso, però, il pubblico tende a dimenticare che dietro i titoli più celebrati della storia del cinema si nascondono scommesse azzardate, budget ridotti e registi che hanno dovuto lottare duramente per difendere la propria visione artistica contro lo scetticismo dei produttori.

Il lato oscuro del successo: il cult spaziale incoronato miglior blockbuster di fantascienza di sempre (foto screen YouTube) – Cinema.it

La conferma di questa complessa dinamica è arrivata da una recente e attesissima classifica pubblicata dalla celebre testata Collider, che ha voluto incoronare il più grande blockbuster di fantascienza di tutti i tempi. La selezione ha preso in esame le pietre miliari distribuite negli ultimi cinquant’anni, mettendo a confronto colossi sacri del genere del calibro di Matrix, Mad Max: Fury Road, Terminator 2: Il giorno del giudizio e Ritorno al futuro.

A sbaragliare questa concorrenza spietata e a prendersi il gradino più alto del podio è stata una pellicola leggendaria che vanta un eccezionale indice di gradimento del 93% sulla piattaforma Rotten Tomatoes e un incasso storico di oltre 550 milioni di dollari.

Il film di fantascienza considerato il cult per eccellenza

Per trovare la chiave di volta di questo trionfo senza tempo, bisogna scavare nei retroscena di un set tutt’altro che semplice, dove la libertà creativa ha dovuto farsi strada tra mille incertezze. Stiamo parlando di Star Wars: Episodio V – L’Impero colpisce ancora, il capitolo del 1980 che ha ridefinito per sempre l’universo concepito da George Lucas.

Quando si trattò di avviare la produzione di questo secondo capitolo, Lucas decise di affidare la regia al compianto Irvin Kershner, basandosi sulla sceneggiatura firmata da Lawrence Kasdan. Inizialmente, tuttavia, Kershner rifiutò l’offerta senza esitazioni.

Il film di fantascienza considerato il cult per eccellenza (foto screen YouTube) – Cinema.it

Il regista avvertiva una pressione asfissiante e il timore di non riuscire a superare l’impatto del primo storico film del 1977. La svolta decisiva arrivò soltanto quando Lucas gli garantì la totale e assoluta autonomia sul set. Il creatore della saga scelse di rimanere in California per supervisionare gli effetti speciali, lasciando Kershner libero di dirigere le riprese principali tra i ghiacci della Norvegia e gli studi di Londra senza subire alcuna interferenza.

Il compromesso creativo e la nascita di una battuta leggendaria

Questo clima di indipendenza artistica permise a Kershner di plasmare l’atmosfera più cupa e matura che ha reso il film un capolavoro, sebbene non siano mancati momenti di aperto confronto con la produzione. L’unico vero punto di rottura tra il regista e Lucas riguardò una delle sequenze più celebri, romantiche e citate della storia del cinema: la risposta del contrabbandiere Han Solo, interpretato da Harrison Ford, alla disperata dichiarazione d’amore della Principessa Leia, il cui volto era quello di Carrie Fisher.

La sceneggiatura originale prevedeva che il personaggio rispondesse con un canonico ed emotivo “Anch’io ti amo”, una battuta che Kershner riteneva del tutto inadatta alla natura cinica e ironica del personaggio. Dopo aver effettuato diverse riprese che non soddisfacevano le aspettative, il regista decise di interrompere i tentativi formali e spronò Harrison Ford a smettere di riflettere sul copione e ad agire d’istinto.

Fu proprio in quel momento di totale libertà espressiva che l’attore improvvisò la fulminea e celebre risposta “Lo so”. Inizialmente, Lucas manifestò una forte apprensione per questa modifica drammatica, temendo che la reazione del pubblico in sala potesse scivolare nel comico, smorzando la forte tensione emotiva della scena del congelamento nella carbonite.

I dubbi vennero però spazzati via durante la primissima proiezione di prova: gli spettatori accolsero quel dialogo inaspettato con un entusiasmo travolgente, riconoscendolo come il momento più autentico e coerente con l’evoluzione psicologica dei protagonisti. Quella scelta coraggiosa, difesa da Kershner fino alla sua scomparsa avvenuta nel 2010, ha trasformato una semplice riga di testo nel manifesto definitivo di un mito cinematografico che giustifica pienamente la sua recente incoronazione come miglior blockbuster di sempre.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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