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Le ali della libertà: tutto quello che non sai sulla produzione del film n. 1 su IMDb

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Marta Zelioli

Dai rifiuti di Tom Hanks e Brad Pitt ai sacrifici fisici di Morgan Freeman: tutta la verità sulla produzione di Shawshank Redemption

Considerato oggi uno dei vertici assoluti della storia del cinema, ‘Le ali della libertà’ (The Shawshank Redemption) ha avuto un percorso paradossale.

Le ali della libertà: tutto quello che non sai sulla produzione del film n. 1 su IMDb (foto screen YouTube) – Cinema.it

Uscito nelle sale nel 1994, il film diretto da Frank Darabont fu inizialmente un insuccesso commerciale, penalizzato da un titolo ritenuto poco accattivante e dalla concorrenza spietata di titoli come ‘Pulp Fiction’ e ‘Forrest Gump’. Tuttavia, grazie al passaparola, alle nomination agli Oscar e al mercato dell’home video, la pellicola ha iniziato una scalata inarrestabile verso la gloria.

Tratto dal racconto di Stephen King “Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank”, il film si distacca dalle atmosfere horror tipiche dello scrittore per concentrarsi su temi universali come la resilienza, l’amicizia e la forza della speranza. Ambientato all’interno del duro penitenziario di Shawshank, il racconto segue la detenzione di Andy Dufresne (Tim Robbins) e il suo legame con l’esperto contrabbandiere Red (Morgan Freeman), coprendo un arco temporale di circa vent’anni.

La perfezione della sceneggiatura, unita a una fotografia magistrale firmata da Roger Deakins, ha permesso al film di stabilizzarsi da oltre un decennio al primo posto della classifica IMDb Top 250, superando capolavori come ‘Il Padrino’. Per un pubblico di cinefili, analizzare i dettagli produttivi di quest’opera significa comprendere come la cura maniacale per i particolari possa trasformare un dramma carcerario in un classico intramontabile.

Retroscena e fatti reali: il making of del capolavoro di Frank Darabont

Come dicevamo il film è considerato all’unanimità uno dei capolavori assoluti della storia del cinema, ma è molto più di un semplice racconto di prigionia; è un’ode alla speranza e alla resilienza dello spirito umano. Dietro la perfezione della pellicola che oggi tutti ammiriamo, si nasconde una produzione complessa e ricca di imprevisti, dove il destino del cast e la meticolosità del regista hanno giocato un ruolo fondamentale.

Esplorando ciò che accadeva dietro la macchina da presa, emergono dettagli sorprendenti che rendono la visione del film ancora più densa di significato. La realizzazione dell’opera è infatti costellata di retroscena affascinanti che spaziano da scelte di casting inaspettate a una dedizione fisica quasi estrema da parte degli interpreti.

Retroscena e fatti reali: il making of del capolavoro di Frank Darabont (foto screen YouTube) – Cinema.it

Ad esempio per quanto riguarda la scelta degli attori, nonostante nel racconto originale di Stephen King il personaggio di Red sia un irlandese dai capelli rossi, il regista Frank Darabont scelse Morgan Freeman per la sua inconfondibile presenza scenica, mantenendo nel film un riferimento ironico alle origini letterarie del protagonista proprio attraverso una battuta sul suo soprannome.

Allo stesso modo, il ruolo di Andy Dufresne avrebbe potuto avere il volto di Tom Hanks o Kevin Costner; il primo dovette rinunciare per gli impegni con ‘Forrest Gump’, mentre il secondo preferì dedicarsi a ‘Waterworld’, una scelta che avrebbe poi ricordato come uno dei suoi più grandi rimpianti professionali. Persino la parte del giovane Tommy Williams sfiorò il talento di Brad Pitt, che però scelse di recitare in ‘Intervista col vampiro’.

Superato l’ostacolo del casting, una volta iniziate le riprese in modo effettivo, l’impegno sul set non fu privo di fatiche fisiche, come dimostra la celebre scena della prima conversazione tra i due protagonisti nel cortile del carcere. Per completare la sequenza furono necessarie ben nove ore di riprese, durante le quali Morgan Freeman continuò a lanciare una palla da baseball senza sosta, ritrovandosi il giorno seguente con il braccio in una fascia per il dolore muscolare.

Dietro le quinte de ‘Le ali della liberTà’ (foto screen YouTube) – Cinema.it

Un altro dettaglio curioso riguarda le inquadrature ravvicinate delle mani di Andy mentre carica la pistola o incide la parete della cella: in quei momenti, lo spettatore osserva in realtà le mani del regista Frank Darabont, che amava inserire questo tipo di cameo tecnico nelle sue opere.

Anche la gestione degli elementi di scena richiese un’attenzione singolare, talvolta condizionata da rigidi protocolli. Durante le riprese con il corvo di Brooks, la produzione dovette attendere il ritrovamento di un verme morto per cause naturali per poter girare la scena del pasto, poiché le normative a tutela degli animali proibivano il sacrificio di un essere vivente per fini cinematografici.

Infine, la leggendaria sequenza della fuga attraverso il tunnel di scarico mise alla prova il coraggio di Tim Robbins. Sebbene il fango fosse una miscela innocua di sciroppo di cioccolato e segatura, l’acqua del ruscello in cui l’attore emergeva era stata dichiarata biologicamente pericolosa e tossica dai tecnici locali; ciononostante, Robbins decise di immergersi ugualmente per garantire alla pellicola il massimo realismo possibile.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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