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L’ottava vittima di John Doe: Il dettaglio in Se7en che cambia ogni prospettiva

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Marta Zelioli

Somerset o Mills? Un dettaglio bibliografico apparentemente insignificante rivela chi fosse il vero destinatario del macabro capolavoro di David Fincher

Dopo oltre un quarto di secolo, sembra quasi un’eresia suggerire che potremmo aver interpretato il capolavoro neo-noir di David Fincher, Se7en, in modo incompleto.

L’ottava vittima di John Doe: Il dettaglio in Se7en che cambia ogni prospettiva (foto screen YouTube) – CInema.it

Eppure, tra le pieghe di una sceneggiatura che rasenta la perfezione, si nasconde un indizio che scardina la centralità del detective Mills (Brad Pitt) nel climax finale. Non si tratta della solita teoria complottista da forum, ma di una deduzione basata su un fatto concreto, un “messaggio in bottiglia” che l’assassino John Doe ha lasciato deliberatamente per il suo unico, vero interlocutore: il detective William Somerset (Morgan Freeman).

Il cinema di Fincher è noto per la sua precisione chirurgica, dove nulla è lasciato al caso, nemmeno l’elenco dei libri presi in prestito da un sospettato. È proprio qui, in una scena apparentemente di transizione, che risiede la chiave di volta. Mentre Mills scorre svogliatamente i titoli filosofici e i classici del true crime consultati da John Doe, ignora un romanzo che sembra non avere nulla a che fare con la violenza o il peccato. È un’incongruenza narrativa che, a un’analisi più attenta, rivela l’ossessione patologica del killer non per il giovane e impulsivo partner, ma per il veterano distaccato che guida l’indagine.

Riconsiderare ‘Se7en’ attraverso questa lente trasforma il film da un duello a tre in un oscuro corteggiamento intellettuale. John Doe, un genio del male modellato sulla figura del Professor Moriarty, ha bisogno di un pubblico capace di decodificare il suo linguaggio fatto di frammenti di legno e indizi invisibili. Se Mills rappresenta lo strumento per l’atto finale, Somerset è l’unico spettatore degno, l’uomo che Doe ha studiato per anni e che ha scelto come custode del suo terribile messaggio morale sul mondo.

L’enigma di W. Somerset Maugham: perché il bersaglio è sempre stato Somerset

Il dettaglio fondamentale emerge a metà film, quando Somerset accede al database segreto dei registri bibliotecari. Tra testi sacri e trattati medievali, appare il romanzo Schiavitù umana. Il titolo suona cupo, ma in realtà è una storia d’amore e ricerca artistica priva di sangue. L’elemento cruciale è l’autore: W. Somerset Maugham.

Perché John Doe, nel bel mezzo di un piano omicida basato sui sette peccati capitali, dovrebbe leggere un autore che condivide il nome con il detective che lo bracca? La risposta è inquietante: Doe stava studiando William Somerset così a fondo da consumarne persino i riferimenti letterari omonimi, mappando la psiche dell’uomo che considerava il suo unico pari.

Questa prospettiva risolve uno dei punti più discussi della trama. Il piano di John Doe è iniziato un anno prima degli eventi del film (basti pensare alla vittima dell’Accidia, immobilizzata per mesi), ma il detective Mills si è trasferito in città solo nell’ultima settimana. È logicamente impossibile che Doe avesse previsto la presenza di Mills fin dall’inizio. Il detective Somerset, al contrario, lavorava in quella “città senza nome” da decenni.

L’enigma di W. Somerset Maugham: perché il bersaglio è sempre stato Somerset (foto screen YouTube) – Cinema.it

La povera Tracy Mills non è stata colpita perché era la moglie di Mills, ma perché era l’unica persona vicina a Somerset, un uomo altrimenti privo di legami affettivi attaccabili. Mills è stato semplicemente il “sostituto” perfetto, capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato per servire da catalizzatore all’Ira.

Guardare ‘Se7en’ oggi significa comprendere che Somerset non è solo il testimone della tragedia, ma l’ottava vittima designata: colui che deve sopravvivere per portare il peso della comprensione. John Doe aveva bisogno di qualcuno che risolvesse i suoi complessi enigmi — compiti che un poliziotto qualunque avrebbe fallito — e solo un “Sherlock Holmes” come Somerset poteva riuscirci.

Mentre la scatola nel deserto segna la fine di Mills, per Somerset segna l’inizio di una condanna eterna: la consapevolezza di essere stato, per tutto il tempo, non solo l’investigatore, ma il vero destinatario di quel folle, perfetto disegno di morte.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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