Una proiezione privata in solitudine a Madrid, una bibita e una preghiera spirituale. Javier Bardem rivela come si è preparato a ereditare uno dei ruoli più folli di Robert De Niro
Affrontare i classici della settima arte è da sempre uno dei compiti più complessi e rischiosi per chiunque operi nell’industria dello spettacolo, soprattutto quando quei titoli portano la firma di registi leggendari e interpreti monumentali.
La storia di Cape Fear affonda le sue radici nel romanzo The Executioners di John D. MacDonald, trasposto magistralmente sul grande schermo prima nel 1962 da J. Lee Thompson con Robert Mitchum e Gregory Peck, e successivamente nel 1991 da Martin Scorsese in un cult indiscusso che vide protagonisti Robert De Niro, Nick Nolte e Jessica Lange. Oggi quell’universo di tensione psicologica e minaccia costante si appresta a tornare in una veste inedita con la serie in dieci episodi firmata da Nick Antosca per Apple TV, il cui debutto è fissato per il prossimo 5 giugno.
Per i nuovi protagonisti di questa iterazione televisiva, la sfida non è solo attoriale, ma quasi di venerazione mitologica. A guidare il cast nel ruolo del carismatico e imprevedibile ex detenuto Max Cady è Javier Bardem, chiamato a raccogliere la pesante eredità della performance che valse a De Niro una nomination agli Oscar. Consapevole dell’impossibilità di emulare un’icona del genere, la star di ‘Non è un paese per vecchi’ ha confessato ai microfoni di Entertainment Weekly di aver vissuto una vera e propria esperienza spirituale prima di iniziare le riprese.
Bardem ha infatti organizzato una proiezione privata del film del 1991 in un cinema di Madrid, sedendosi in sala da solo con popcorn e bibita per guardare quel mostro sacro sul grande schermo e chiedere, in un ideale dialogo tra artisti, la benedizione di De Niro, promettendo di non scimmiottarlo ma di onorarne la grandezza attraverso un’interpretazione del tutto personale.
La stessa devozione nei confronti del passato anima anche i comprimari di questo dramma claustrofobico. Amy Adams, che nella serie veste i panni dell’avvocato difensore Anna Bowden, ha rivelato di aver guardato costantemente al lavoro di Jessica Lange per trovare la giusta chiave di lettura del proprio personaggio. L’attrice di ‘Arrival’ ha spiegato di essere rimasta affascinata da quella combinazione unica di forza delicata e permeabilità emotiva che la Lange seppe infondere nel film di Scorsese, un equilibrio perfetto tra vulnerabilità e determinazione che la stessa Adams ha cercato di riversare nella sua moderna e complessa professionista legale.
A completare il triangolo dei protagonisti troviamo Patrick Wilson nel ruolo di Tom Bowden, un avvocato che si ritrova a subire la vendetta di Max Cady dopo averlo perseguito in tribunale. Sebbene il suo personaggio non ricalchi perfettamente le figure delle precedenti pellicole, Wilson ha colto l’occasione per dichiarare il suo profondo amore per Nick Nolte, definendolo una delle ragioni primarie che lo hanno spinto a intraprendere la carriera di attore.
Ricordando cult come ‘48 ore’, la star di ‘The Conjuring’ si è detta da sempre affascinata dalla capacità di Nolte di nascondere demoni interiori devastanti dietro la facciata del classico uomo d’ordine, grazie a una presenza scenica imponente, tecnicamente impeccabile ma al contempo splendidamente spericolata e priva di sovrastrutture patinate.
Questo legame ideale con la Hollywood del passato si estende anche al rispetto per il capostipite del 1962 e per l’indimenticabile rigore di Gregory Peck. Wilson ha ammesso di essersi sempre sentito un attore nato nell’epoca sbagliata, cresciuto con il mito delle vecchie stelle del cinema che non apparivano mai artefatte o costruite a tavolino, ma che portavano sul set una spontaneità grezza e magnetica oggi sempre più rara nell’industria dell’intrattenimento.
La nuova serie di Apple TV di ‘Cape Fear’ si preannuncia quindi non come un semplice remake commerciale, ma come un sincero e accorato omaggio a un modo di fare cinema che ha segnato l’immaginario collettivo.
Mentre cresce l’attesa per vedere come questa complessa alchimia di colpa, vendetta e giustizia verrà rimodellata per il pubblico contemporaneo, le parole dei suoi interpreti testimoniano che l‘unico modo per camminare sulle spalle dei giganti è farlo con l’umiltà di chi sa di custodire un pezzo di storia, sperando che i vecchi maestri, ovunque si trovino, approvino il viaggio.
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